Scarsità delle precipitazioni e temperature polari: i responsabili dei consorzi pronti a misure drastiche. I livelli dei tre bacini sono ai minimi storici e si annuncia un’altra estate arida

Garda, Idro e Iseo: la grande sete

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Di Luca Delpozzo
Pietro Gorlani

Le cam­pagne bres­ciane devono aspet­tar­si un’altra estate di sic­c­ità per buona parte dei loro 120mila ettari colti­vati a sem­i­na­tivi? Liv­el­li dei laghi e pre­vi­sioni mete­o­ro­logiche fan­no propen­dere per una rispos­ta affer­ma­ti­va: dopo le nevi­cate sul­la nos­tra provin­cia da 20 giorni si reg­is­tra assen­za di pre­cip­i­tazioni ril­e­van­ti des­ti­na­ta a durare anco­ra a lun­go (vedi arti­co­lo a fian­co). I liv­el­li sono in con­tin­uo calo e i baci­ni di alta mon­tagna qua­si all’asciutto, in atte­sa delle sge­late pri­maver­ili. Solo un aprile e un mag­gio estrema­mente piovosi potran­no scon­giu­rare l’ennesima tor­ri­da estate. . C’è sem­pre meno acqua nel mag­gior baci­no nat­u­rale del­la nos­tra provin­cia. L’altezza del lago è di 59 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co (che si rag­giunge quan­do dal lago non esce più una goc­cia d’acqua): cir­ca la metà del­la media stor­i­ca, che a metà gen­naio è di 90 cen­timetri. Oggi negli uffi­ci del­la Provin­cia di Man­to­va si riu­ni­ran­no i diri­gen­ti del con­sorzio del Min­cio, dell’Associazione inter­re­gionale per il Po, del par­co del Min­cio e del­la Comu­nità mon­tana del Gar­da per dis­cutere in mer­i­to alle mis­ure da adottare. «L’unica cosa da fare è ridurre ulte­ri­or­mente la por­ta­ta in usci­ta dal lago — spie­ga Mas­si­mo Gal­li, diret­tore del con­sorzio del Min­cio — facen­dola scen­dere dagli attuali 15 metri cubi al sec­on­do al min­i­mo con­sen­ti­to, ovvero a 10». Cer­to è che in assen­za di piogge pri­maver­ili abbon­dan­ti anche le cam­pagne del bas­so Gar­da potreb­bero andare incon­tro ad una estate sic­c­i­tosa come quel­la del 2003. LAGO D’ISEO. I dieci baci­ni arti­fi­ciali dell’Enel di Val­le­ca­mon­i­ca stan­no rilas­cian­do nell’Oglio il min­i­mo stori­co di 17 metri cubi al sec­on­do (il prece­dente record neg­a­ti­vo era di 22). Ieri il liv­el­lo del lago era già a ‑6 cen­timetri sot­to lo zero idro­met­ri­co, ma scende di 5 cen­timetri alla set­ti­mana: a mar­zo potrebbe rag­giun­gere il lim­ite min­i­mo con­sen­ti­to di ‑30 cen­timetri. Dal lago per ora escono 24 mc/sec d’acqua, «ma potrem­mo decidere di ridurre ulte­ri­or­mente — con­fer­ma Mas­si­mo Buiz­za, diret­tore del con­sorzio dell’Oglio — arrivan­do fino a 17. Non potremo scen­dere ulte­ri­or­mente per­chè dob­bi­amo assi­cu­rare il deflus­so min­i­mo vitale del fiume». Per­chè nel lago arri­va così poca acqua? «In inver­no la pro­duzione di ener­gia è ai min­i­mi — spie­ga Buiz­za — e le risorse idriche con­tenute nei baci­ni arti­fi­ciali (cir­ca 53 mil­ioni di metri cubi) ven­gono con­ser­vate per l’estate, quan­do aumen­ta la richi­es­ta di ener­gia elet­tri­ca». Potreb­bero risultare un fat­tore pos­i­ti­vo le basse tem­per­a­ture e le pre­vi­sioni di un mar­zo e di un feb­braio par­ti­co­lar­mente fred­di: la neve si scioglierà a tar­da pri­mav­era, assi­cu­ran­do così un afflus­so di acqua al Sebi­no poche set­ti­mane pri­ma dell’inizio del­la sta­gione irrigua. LAGO D’IDRO. Afflus­si al lago (7 metri cubi/ sec) e por­tate in usci­ta del fiume Chiese ai min­i­mi stori­ci. La neve non riesce a scioglier­si per le bassis­sime tem­per­a­ture; a monte i due baci­ni Enel di mal­ga Boaz­zo e Bissi­na con­tengono solo 10 mil­ioni di metri cubi con­tro una capac­ità mas­si­ma di 70. Così il liv­el­lo dell’Eridio ieri mis­ura­va 365,21 metri sopra il liv­el­lo del mare; quote da sic­c­ità. Ettore Fan­fani, com­mis­sario tem­po­ra­neo per la ges­tione dell’Idro, da lunedì ha deciso di abbas­sare la por­ta­ta in usci­ta del Chiese a 10 metri cubi al sec­on­do. La pri­ma con­seguen­za è che le 15 cen­tra­line per la pro­duzione idroelet­tri­ca che enti pub­bli­ci e aziende pri­vate han­no instal­la­to lun­go il cor­so del fiume sono ferme. «Le por­tate del fiume sono trop­po risi­cate — spie­ga Giuseppe Negrinel­li, diret­tore del con­sorzio del Medio Chiese — e anche le nos­tre tre cen­tra­line per la pro­duzione di ener­gia idroelet­tri­ca, quel­la di Sala­go (650kw), di Cal­ci­na­to (660kw) e di Esen­ta di Lona­to (660kw), sono ferme». La doman­da car­dine che rim­balza negli uffi­ci dei con­sorzi irrigui è sem­pre la stes­sa: che fare per pre­venire l’ennesima estate sic­c­i­tosa? Mas­si­mo Buiz­za, diret­tore del con­sorzio dell’Oglio, aus­pi­ca una tavola roton­da con l’ente Provin­cia e le asso­ci­azioni agri­cole. Le soluzioni ipo­tiz­zate negli scor­si anni era­no sostanzial­mente tre: diver­si­fi­cazione dei sem­i­na­tivi; miglio­ra­men­to delle strut­ture irrigue; uti­liz­zo delle cave dismesse di sab­bia e ghi­a­ia come baci­ni di ris­er­va idri­ca. Una soluzione, quest’ultima, avan­za­ta prin­ci­pal­mente dal­la , ma che Buiz­za ritiene qua­si imprat­i­ca­bile: «Servireb­bero cave di grande esten­sione, ma se le riem­piamo con l’acqua del lago rischi­amo di inquinare la fal­da sot­tostante. Inoltre le tur­bine di pom­pag­gio avreb­bero dei costi molto alti in ter­mi­ni di energia».

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