I progetti dell’associazione Shalom Un volontario di Tremosine racconta

Garda solidale l’India ringrazia

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

È tor­na­to dal­la sua «avven­tu­ra in India» e adesso l’ha rac­con­ta­ta agli ami­ci, in modo da allargare un’es­pe­rien­za che ha las­ci­a­to il seg­no. Fritz Meil­haus, che da moltissi­mi anni abi­ta con la sua famiglia a Tremo­sine, è rien­tra­to dal Paese asi­ati­co, dove ha ver­i­fi­ca­to i prog­et­ti, in mez­zo a mille dif­fi­coltà, a par­tire dal cal­do, «mai sot­to i 40 gra­di», ma in mez­zo a una grande ospi­tal­ità e «a una comu­nità ci ha fat­to dimen­ti­care gli stra­pazzi». Il per­ché del viag­gio è presto spie­ga­to: è con­sue­tu­dine che qualche com­po­nente del­l’As­so­ci­azione Shalom Sol­i­da­ri­età Inter­nazionale (ASSI), che opera a Riva e nel­la parte a nord del­la spon­da bres­ciana del lago, vis­i­ti le popo­lazione che la stes­sa Asso­ci­azione aiu­ta. Quest’an­no toc­ca­va a Meil­haus e a Vig­ilio Vival­di, in com­pag­nia di altri due laici e di Padre Shatiya, reli­gioso ver­bi­ta di orig­i­ni indi­ane. Dal 1992 l’As­so­ci­azione Shalom finanzia prog­et­ti di svilup­po in varie local­ità del­l’In­dia. Gli inter­ven­ti con­sistono in pozzi d’ac­qua, dis­pen­sari con med­i­c­i­nali e attrez­za­ture diag­nos­tiche, scuole pri­marie e pro­fes­sion­ali, intro­duzione di diverse colti­vazioni, all­e­va­men­to di ani­mali da cor­tile e da pas­co­lo. Tutte le offerte affi­date all’associazione arrivano al 100 % al des­ti­natario. Le spese di viag­gio ven­gono pagate pri­vata­mente. Arrivati a Bom­bay dal­l’Eu­ropa, Meil­haus e gli altri com­po­nen­ti del grup­po han­no, poi, fat­to rot­ta su Madras, cit­tà di 6,5 mil­ioni di abi­tan­ti, che vive asse­di­a­ta da un traf­fi­co caoti­co, per trovare ospi­tal­ità in un con­ven­to. Poi la visi­ta al quartiere dove inter­ven­gono i volon­tari garde­sani: «La comu­nità di Riva opera qui tut­to l’an­no con quat­tro infer­miere che, in col­lab­o­razione con un medico volon­tario, lavo­ra­no sul­la pre­ven­zione e l’educazione». Quin­di, la visi­ta ad un isti­tu­to per ciechi e sor­di e «la parte­ci­pazione alla lezione con osser­vazione dei più gran­di durante il loro lavoro. Esistono varie for­mazioni. In modo par­ti­co­lare il cuci­to, il taglio e il lavoro fat­to a mano. Alcu­ni sta­vano pro­ducen­do pic­coli trasfor­ma­tori per un’azien­da. Si esegue un lavoro per­fet­to». Poi, un’es­pe­rien­za scioc­cante: «Mamme magris­sime con bam­bi­ni rachiti­ci, tuguri di leg­no e foglie di pal­ma piantate sul bor­do di fogne a cielo aper­to: con pochi nos­tri euro pos­si­amo accen­dere una luce di sper­an­za». Dopo Madras, la comi­ti­va garde­sana si spos­ta a Sud, ver­so Tichy, cit­tà con più di 1 mil­ione di abi­tan­ti. Anche qui incon­tri con la gente, ma anche con il vesco­vo, che li riceve e li accom­pa­gna in visi­ta a un ospedale per ammalati di leb­bra e a una scuo­la per sor­do­mu­ti. Tra una visi­ta e un incon­tro, lunghi trasfer­i­men­ti, sem­pre peri­colosi per­ché «gli autisti han­no il vizio di sor­pas­sare quan­do c’è traf­fi­co sul­la cor­sia oppos­ta e nelle curve non vis­i­bili. Alcune volte abbi­amo evi­ta­to il peg­gio con delle urla. Oltre ai nor­mali veicoli, che si trovano sul­la stra­da, ci sono muc­che, capre e cani che cir­colano in lib­ertà». Per Meil­haus, non è man­ca­to il con­sue­to attac­co di feb­bre, abbas­tan­za comune per gli europei: «Ave­vo bevu­to trop­po poco. Con questo cal­do, un europeo dovrebbe bere quat­tro litri di acqua al giorno». Poi pros­egue l’osser­vazione del­la zona di Phul­bani, dove vivono mil­ioni di per­sone sen­za dirit­ti umani e pos­sono solo eseguire lavori da schi­avi. Da queste par­ti è sta­ta istal­la­ta una pom­pa per l’ac­qua, dona­ta dal grup­po di sol­i­da­ri­età di Riva. Essa por­ta il liq­ui­do in super­fi­cie da una pro­fon­dità di 110 metri. Un quan­ti­ta­ti­vo suf­fi­ciente alla gente e all’a­gri­coltura. C’è la scuo­la ele­mentare, men­tre la scuo­la media è in costruzione: quan­do sarà fini­ta potrà essere riconosci­u­ta dal­lo Sta­to. Quin­di, per Fritz Meil­haus, l’in­con­tro forse più com­movente, con la pic­co­la Agnes: «Sua madre si era sui­ci­da­ta tre set­ti­mane dopo il par­to e dopo due set­ti­mane anche il padre! Sedette sulle mie ginoc­chia ed acco­v­ac­cia­ta a me non volle andare con nes­sun altro».