Tra pochi giorni entrerà in funzione a Castiglione l’impianto per il compost. A Padenghe non si farà l’impianto di selezione

Garda Uno investe nei rifiuti

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Il 17 giug­no ver­rà inau­gu­ra­to il nuo­vo impianto di com­post a Cas­tiglione delle Stiviere. Lo ha annun­ci­a­to il pres­i­dente del Con­sorzio spe­ciale , Gui­do Maru­el­li, in una con­feren­za stam­pa tenu­ta nel­la sede di Portese, assieme ai con­siglieri Wal­ter Romag­no­li e , in occa­sione del­la pre­sen­tazione del notiziario. «In un capan­none di seim­i­la metri quadri sarà pos­si­bile lavo­rare 17mila ton­nel­late di rifiu­ti umi­di — spie­ga Maru­el­li-. Un sis­tema di fil­tri con­sente di aspi­rare le esalazioni, così da non far uscire nes­sun odore. Cre­do che di impianti del genere in Italia ne esis­tano pochi. Il prodot­to ottenu­to ver­rà uti­liz­za­to come concime per le serre, i floro­vi­vaisti, l’a­gri­coltura. Noi abbi­amo il 25% delle quote del­la soci­età cos­ti­tui­ta con la Inde­cast di Cas­tiglione e l’A­tra, la munic­i­pal­iz­za­ta di Man­to­va. La ci ha con­ces­so il finanzi­a­men­to nec­es­sario». Altro argo­men­to: la «ten­sione» con Padenghe, cul­mi­na­ta in una vivace assem­blea pub­bli­ca e in un rim­pas­to di giun­ta. «Una sto­ria inizia­ta quan­do abbi­amo com­in­ci­a­to a pen­sare a una sede più grande, rispet­to all’at­tuale di Portese — dice il pres­i­dente -. Il munici­pio di Padenghe ha pro­pos­to l’ac­qui­sizione del­l’ed­i­fi­cio del­la Bcc, la ban­ca di cred­i­to coop­er­a­ti­vo, e di un’area alla per­ife­ria, da uti­liz­zare per costru­ire un pic­co­lo impianto di selezione dei rifiu­ti sec­chi. La trat­ta­ti­va è anda­ta a buon fine per il fab­bri­ca­to, in questo peri­o­do le imp­rese edili stan­no effet­tuan­do i lavori di ristrut­turazione, e a set­tem­bre con­ti­amo di trasferir­ci lì defin­i­ti­va­mente, las­cian­do Portese, ma per la sec­on­da oper­azione è scop­pi­a­to il caos, a causa di una macro­scop­i­ca defor­mazione del­la realtà». I cit­ta­di­ni, dopo la vicen­da di Lona­to, han­no driz­za­to le orec­chie, prote­s­tando e chieden­do spie­gazioni al sin­da­co, dichiaratosi subito estra­neo. «Sul­la riv­iera bres­ciana del Gar­da abbi­amo toc­ca­to la quo­ta del 27% nel­la — pros­egue Maru­el­li -. Entro la fine del 2003 bisogna rag­giun­gere il 35%. Indis­pens­abile, a tale propos­i­to, effet­tuare un servizio più razionale. In con­cre­to, ogni casa ver­rà dota­ta di un con­teni­tore per l’u­mi­do (scar­ti di cuci­na) e il sec­co (car­ta, strac­ci, lat­tine, bot­tiglie). A Padenghe vol­e­va­mo sem­plice­mente costru­ire un capan­none per dividere i mate­ri­ali, sep­a­ran­do quel 10–20% che, per dimen­sioni e carat­ter­is­tiche, non può essere rici­cla­to, e viene con­sid­er­a­to Cdr, cioè Com­bustibile deriva­to da rifiu­ti, da spedire agli impianti autor­iz­za­ti del­l’Asm. Nes­suno ave­va pen­sato di real­iz­zare dis­cariche e/o incener­i­tori». «Ci han­no accusato di essere degli inquina­tori, e di vol­er rov­inare il ter­ri­to­rio. Niente di più fal­so — inter­viene Romag­no­li che, tra l’al­tro, è pres­i­dente del , il Fon­do per la pro­tezione del­l’am­bi­ente-. Per sgomber­are il cam­po dagli equiv­o­ci, abbi­amo abban­do­na­to l’idea del capan­none». Oltre a con­vogliare i liqua­mi del­la spon­da occi­den­tale nel depu­ra­tore sit­u­a­to in local­ità… Par­adiso, a Peschiera, il Gar­da Uno rac­coglie i rifiu­ti di 16 local­ità: cir­ca 58mila ton­nel­late all’an­no, di cui 16mila, il 27,66%, gra­zie ai cas­sonet­ti e alle isole eco­logiche (le restanti 42mila ven­gono des­ti­nate allo smal­ti­men­to). L’impianto di Padenghe avrebbe con­sen­ti­to di selezionare il mate­ri­ale, des­ti­nan­do 6.500 ton­nel­late a Conai per il rici­clo e 800 il cosidet­to Cdr, da ind­i­riz­zare ai ter­mo­gen­er­a­tori. «In questo modo avrem­mo por­ta­to al 38% la rac­col­ta dif­feren­zi­a­ta, superan­do la soglia del 35% impos­ta dal decre­to Ronchi», sot­to­lin­ea il pres­i­dente, che aggiunge: «Il Con­sorzio, che entro la fine del­l’an­no dovrà trasfor­mar­si in spa, non ha alcu­na inten­zione di alzare le tar­iffe e con­seguire utili. Vuole solo offrire servizi di pub­bli­ca util­ità. Il suo futuro è nelle mani dei 20 comu­ni asso­ciati. C’è anche l’Am­min­is­trazione provin­ciale, con una quo­ta del 10%. Dispi­ace che qual­cuno (il caso di Sirmione) stia imboc­can­do una stra­da diver­sa, inten­zion­a­to a gestire in pro­prio rac­col­ta dei rifiu­ti, fog­na­ture, acque­dot­to, spaz­za­men­to, pulizia delle spi­agge e quan­t’al­tro. La è sta­ta ottenu­ta gra­zie al con­trib­u­to di tut­ti. Il dis­in­quina­men­to del lago è pas­sato attra­ver­so un’azien­da con­giun­ta». Maru­el­li con­clude ricor­dan­do che «in un incon­tro coi respon­s­abili del­l’Asl e del­l’Arpa, l’A­gen­zia regionale per l’am­bi­ente, si è deciso di unire le forze. I risul­tati delle anal­isi effet­tuate sulle acque (chim­i­co, bat­te­ri­o­logi­co, delle alghe), per i quali ven­gono spe­si 500mila euro all’an­no, un mil­iar­do di vec­chie lire, saran­no esam­i­nati congiuntamente».