Gardone, Riva, Malcesine: itinerario fra pittura e scultura

Di Luca Delpozzo
Mauro Corradini

Par­ti­ta durante l’estate, coor­di­na­ta da Cave­naghi Arte e da Pao­la Jori, la rasseg­na Even­ti diacroni­ci si è svol­ta sul Gar­da, coin­vol­gen­do sia le sponde tren­tine (palaz­zo Mar­ti­ni e Hotel du Lac a Riva del Gar­da, e Forte di Nago), sia quelle verone­si (Castel­lo di Mal­ce­sine), sia quelle bres­ciane (Vit­to­ri­ale a Gar­done). L’ultima tap­pa di ques­ta vicen­da espos­i­ti­va (inizia­ta il 21 luglio) coin­volge Bres­cia, sia per­chè a Riva espone un riconosci­u­to artista di casa, Albano Moran­di (a palaz­zo Maf­fei fino al 20 otto­bre), sia per­chè al Vit­to­ri­ale (fino al 1 novem­bre) espone . La vicen­da di quest’ultimo artista si sno­da all’interno del rap­por­to seg­no-col­ore: immag­i­ni sen­si­bili e raf­fi­nate por­tano in pri­mo piano la mate­ria pit­tor­i­ca, che deri­va dall’incontro tra seg­no e col­ore, come espe­rien­za percetti­va, per cui la pit­tura si fa oper­azione raf­fi­na­ta. La per­son­ale di Moran­di, tito­la­ta Gesti quo­tid­i­ani, por­ta avan­ti una ricer­ca che da alcu­ni anni inter­es­sa il pit­tore: fram­men­ti di realtà, pic­coli ogget­ti recu­perati nel con­testo del­la vita ordi­nar­ia ven­gono assun­ti nell’opera e inser­i­ti in una dimen­sione estet­i­ca. Se la parten­za è sen­za dub­bio Duchamp e il suo dial­o­go con le cose, il ter­mi­nale dell’opera moran­di­ana è rap­p­re­sen­ta­to dal rig­ore raf­fi­na­to, dal­la razion­al­ità emo­ti­va che gui­da la pic­co­la serie di inter­ven­ti pit­tori­ci, a viv­i­fi­care l’oggetto. Il per­cor­so espos­i­ti­vo offre anco­ra la pos­si­bil­ità (fino a stasera) di cogliere le materie plas­tiche di Alber­to Ghin­zani, nel Forte di Nago, nelle quali le cromie dialogano con i mate­ri­ali com­pos­i­tivi (e con quel­li del­lo spazio ospi­tante) e le pit­ture astrat­te di Valenti­no Vago (nel Castel­lo di Mal­ce­sine), alla ricer­ca del seg­no che esalti l’interna spir­i­tu­al­ità delle sue luci pit­toriche; l’opera si trasfor­ma in ten­sione emo­ti­va. Chi volesse com­pletare l’intero itin­er­ario espos­i­ti­vo (che noi pro­poni­amo) in ques­ta fine set­tem­bre così car­i­ca di atmos­fere inqui­ete, non scor­di la tap­pa all’Hotel du Lac a Riva: fino al 20 otto­bre sono vis­i­bili le scul­ture di Dona­ta Laz­zari­ni, veronese, che usa il fer­ro e il per­pex per le sue forme min­i­mali. Forme geo­met­riche, rig­orose e solen­ni, le scul­ture ten­dono alla bidi­men­sion­al­ità e la negano attra­ver­so la dimen­sione allu­si­va delle sovrap­po­sizioni di forme e mate­ri­ali e accen­ti espres­sivi. Per ques­ta via, la ri-con­quista del­lo spazio si fa pos­ses­so di un luo­go, da vivere più che da vedere.