Lo storico edificio di proprietà della Fondazione del Vittoriale, trasformato in pubblico esercizio, è stato chiuso su ordine della Procura della Repubblica

Gardone Riviera, sigilli alla Torre del «Vate»

22/07/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

La Torre di San Mar­co di Gar­done Riv­iera, il cele­bre locale apparte­nente alla Fon­dazione del Vit­to­ri­ale ed uti­liz­za­to da Gabriele d’An­nun­zio coma darse­na, è sta­ta pos­ta sot­to seque­stro e chiusa a tem­po inde­ter­mi­na­to su dis­po­sizione del­la Procu­ra del­la Repub­bli­ca di Bres­cia. Il blitz dei è avvenu­to nei giorni scor­si, ma solo nelle ultime ore la notizia è trapela­ta ed è divenu­ta di dominio pub­bli­co. A quan­to risul­ta, tra le per­sone inda­gate ci sareb­bero anche alcu­ni ammin­is­tra­tori pub­bli­ci di Gar­done Riv­iera, in par­ti­co­lare l’ex sin­da­co Pier­car­lo Belot­ti, l’attuale Alessan­dro Baz­zani, il pres­i­dente del­la Fon­dazione del Vit­to­ri­ale, Anna­maria Andreoli e gli attuali gestori del­la Torre San Mar­co., la famiglia Toset­ti, la stes­sa che è tito­lare del ris­torante-hotel «Fiordal­iso» di Fasano. Dal­la sede comu­nale, però, ques­ta notizia non viene con­fer­ma­ta: chi ha rispos­to ieri mat­ti­na al tele­fono ha decisa­mente nega­to ques­ta cir­costan­za. Il coman­do locale del­la Polizia urbana, dal can­to suo, ha potu­to con­fer­mare la sola notizia del­la chiusura del locale. Infine, per l’intera gior­na­ta non è sta­to pos­si­bile con­tattare il sin­da­co Alessan­dro Baz­zani. A met­tere i luc­chet­ti sono sta­ti i cara­binieri del­la Com­pag­nia di Salò, su manda­to del pub­bli­co min­is­tero Pao­la Borio dopo che il giu­dice per le indagi­ni pre­lim­i­nari ave­va accolto le sue richi­este. Ma anche i cara­binieri non han­no volu­to con­fer­mare ques­ta notizia. Tut­tavia, da indis­crezioni deg­ne di fede, sareb­bero in totale almeno sei le per­sone inda­gate. «Noi siamo in pos­ses­so di un rego­lare con­trat­to di affit­to — spie­ga la sig­no­ra Toset­ti -, abbi­amo risana­to il bilan­cio che ci erava­mo trovati, soste­nen­do in questo anche l’amministrazione del Vit­to­ri­ale. Mal­gra­do questi sforzi — pros­egue la sig­no­ra — ci tro­vi­amo ora con il locale chiu­so a tem­po inde­ter­mi­na­to. E questo gra­zie a qual­cuno…». All’o­rig­ine del dras­ti­co provved­i­men­to pre­so dal­la Procu­ra ci sareb­bero pre­sunte irre­go­lar­ità riscon­trate negli ulti­mi tem­pi riguar­do alle modal­ità di ges­tione di una strut­tura pub­bli­ca e muse­ale. In par­ti­co­lare, alcu­ni pre­sun­ti imped­i­men­ti nei con­fron­ti di tur­isti che inten­de­vano vis­itare la cele­ber­ri­ma Torre di San Mar­co. Accuse, ovvi­a­mente, tutte da provare. Sareb­bero sta­ti in ogni caso accer­tati reati tali da scatenare l’in­ter­ven­to del­la Procu­ra e il seque­stro del­l’im­mo­bile. Non è cer­to nuo­vo a dis­avven­ture giudiziarie il locale del­la Torre, uno dei più fre­quen­tati del­la riv­iera garde­sana non solo per la sua incan­tev­ole posizione, ma anche per la raf­fi­natez­za ed esclu­siv­ità. I suoi guai com­in­cia­rono una deci­na d’an­ni fa sot­to la pro­pri­età di Lucil­lo Bertan­za, impren­di­tore del­la zona con inter­es­si in più set­tori, ma soprat­tut­to in quel­lo del com­mer­cio di autovet­ture. I motivi, pres­s­ap­poco quel­li odierni. Più volte chiusa, la Torre è poi sta­ta ria­per­ta ma sem­pre con un «pec­ca­to orig­i­nale» mai risolto, prob­a­bil­mente con qualche respon­s­abil­ità anche da parte delle pas­sate ammin­is­trazioni comu­nali e di altri organ­is­mi che mai han­no saputo chiarire defin­i­ti­va­mente quale dovesse essere il ruo­lo del­l’ex darse­na del «Vate», mon­u­men­to nazionale e, come tale, pos­to sot­to i rigi­di vin­coli del­la Soprint­en­den­za ai Beni Architet­toni­ci. Un altro dis­cor­so affronta­to spes­so ma anche questo mai appro­fon­di­to riguar­da l’op­por­tu­nità di cedere in affit­to una parte del­la Torre trasfor­man­dola in eser­cizio pub­bli­co da parte del­la Fon­dazione del Vit­to­ri­ale. Una scelta, sec­on­do alcu­ni, quan­tomeno dis­cutibile, che poi avrebbe provo­ca­to le dis­avven­ture giudiziarie.