Le elezioni a Gardone Riviera sembrano lontane anche se i giochi delle liste sono ormai compiuti.

«Gardone: sfruttiamo i fasti mitteleuropei»

14/05/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Le elezioni a Gar­done Riv­iera sem­bra­no lon­tane anche se i giochi delle liste sono ormai com­piu­ti. Quel­la di cen­tro destra ha come can­dida­to sin­da­co Ste­fano Vis­con­ti, medico sti­ma­to, spe­cial­iz­za­to in fisi­a­tria. Defini­ta è pure la lista del­l’at­tuale sin­da­co Alessan­dro Baz­zani che ha deciso di rican­di­dar­si con la com­pagine (rin­no­va­ta) che lo ha sor­ret­to. Una terza lista è «Gar­done Riv­iera futu­ra» che ha come aspi­rante al gov­er­no locale Car­li­no Zan­ot­ti, ispet­tore di polizia munic­i­pale a Bres­cia. Quan­to ai pro­gram­mi la lista Vis­con­ti pare forte­mente inter­es­sa­ta al rilan­cio eco­nom­i­co di Gar­done attra­ver­so strut­ture tur­is­tiche in gra­do di svilup­pare le poten­zial­ità sia sul fronte cura­ti­vo sia su quel­lo cul­tur­ale in sen­so lato; in sostan­za la riscop­er­ta delle radi­ci mit­teleu­ropee di fine Otto­cen­to. L’im­mag­ine euro­pea cos­ti­tu­isce anco­ra una grande oppor­tu­nità e un grande pat­ri­mo­nio. La local­ità fu tra le prime in Italia ad essere con­sid­er­a­ta cit­tà d’Eu­ropa: Arco e Riva era­no alla fine del­l’Ot­to­cen­to aus­tri­ache; il con­fine era poco oltre Limone. Un pat­ri­mo­nio, quin­di, che non può essere costan­te­mente igno­ra­to ma che va riscop­er­to e val­oriz­za­to, anche con la ripro­pos­ta dei gran­di per­son­ag­gi mit­teleu­ropei che fecero di Gar­done il loro «paese del­l’an­i­ma», pri­mo fra tut­ti lo scrit­tore Paul Heyse, il quale vi ebbe dimo­ra per un decen­nio, sino al 1910, anno in cui fu insigni­to del Pre­mio Nobel per la let­ter­atu­ra. Il grande scrit­tore rac­con­tò, nelle Nov­el­le del Gar­da, la vita del­la stazione cli­mat­i­ca, ambi­en­tan­do alcu­ni rac­con­ti al Grand Hotel Gar­done, alber­go europeo per eccel­len­za. L’im­mag­ine di Gar­done mit­teleu­ro­pea è sta­ta local­mente annul­la­ta dal­la pre­sen­za di Gabriele d’An­nun­zio all’inizio degli anni Ven­ti. Il vate fece edi­fi­care dal­l’ar­chitet­to Gian Car­lo Maroni la pro­pria dimo­ra, il Vit­to­ri­ale, anch’es­so da val­oriz­zare nelle sue poten­zial­ità inter­nazion­ali. Non va tut­tavia dimen­ti­ca­to che se d’An­nun­zio costruì il pro­prio mon­u­men­to cel­e­bra­ti­vo, i per­son­ag­gi del­la Mit­teleu­ropa edi­fi­carono la stes­sa Gar­done trasfor­man­do un insieme di borghi con­ta­di­ni e di pesca­tori in una Stazione cli­mat­i­ca inver­nale inter­nazionale. I due volti di Gar­done, quel­lo mit­teeu­ropeo e quel­lo dan­nun­ziano, pos­sono sicu­ra­mente con­vi­vere e rap­p­re­sen­tano ambedue gran­di ric­chezze e gran­di oppor­tu­nità eco­nomiche. Ma sarebbe nec­es­sario, per lo stes­so Vit­to­ri­ale, una mag­giore aper­tu­ra alle vere istanze tur­is­tiche (e la Torre San Mar­co è a questo propos­i­to un ban­co di pro­va), con un prog­et­to di svilup­po sci­en­tifi­co inter­nazionale che coin­vol­ga i gran­di cen­tri uni­ver­si­tari europei in pro­gram­mi di ricer­ca. Per cui la Fon­dazione andrebbe ristrut­tura­ta negli organ­is­mi, con un soprint­en­dente respon­s­abile dei pro­gram­mi, un rego­la­men­to per l’u­so dei vari spazi, a com­in­cia­re dal­la foreste­ria ? l’ex Alber­go Wash­ing­ton ? recen­te­mente ristrut­tura­ta. L’asses­sore regionale Alber­toni, a questo propos­i­to ave­va, tem­po fa, promes­so che sarebbe sta­to defini­to il nuo­vo asset­to del Con­siglio di ammin­is­trazione con il pas­sag­gio del­la ges­tione all’ di Bres­cia o, in alter­na­ti­va, a una nuo­va Fon­dazione per così dire pri­va­ta. Ma i giorni trascor­rono e con essi le set­ti­mane. Viene da chieder­si se occor­reran­no anco­ra mesi pri­ma che il Vit­to­ri­ale abbia un nuo­vo “gov­er­no”. Tut­to questo indi­ca come le elezioni ammin­is­tra­tive ormai prossime cos­ti­tu­is­cano un momen­to cru­ciale per il futuro di Gar­done Riv­iera: o gli ammin­is­tra­tori avran­no il cor­ag­gio di varare un piano per la rinasci­ta eco­nom­i­ca fon­da­ta sul tur­is­mo, oppure la local­ità sarà des­ti­na­ta a diventare una sor­ta di res­i­den­za di lus­so e di sec­onde case con pochi servizi e con vetrine sem­pre più spente.