Anche le grandi testate giornalistiche raccontano balle

Gardone sulla sponda Veronese…

Di Redazione
Pino Mongiello

Con­tin­uerò a restare abbon­a­to al Cor­riere del­la Sera nonos­tante le fake news che con mol­ta dis­in­voltura mi ha for­ni­to qualche set­ti­mana fa, a meno che la lin­ea politi­co-cul­tur­ale del quo­tid­i­ano non muti rad­i­cal­mente. Inten­di­amo­ci, quel­lo che è suc­ces­so non è par­ti­co­lar­mente grave, con­sid­er­a­to che l’ambito di rifer­i­men­to non è vitale, ma questo non gius­ti­fi­ca che si deb­bano dis­sem­inare di bugie gli arti­coli, anche i più inno­cen­ti e di eva­sione.

Il 18 giug­no scor­so (pag. 33, Cronache-Itin­er­ari) la gior­nal­ista Rober­ta Scor­ranese illus­tra ai let­tori le linee di un viag­gio con­siglia­to, che si real­izzerà, è scrit­to, «nelle terre del Pal­la­dio, tra Verona e le ville vicen­tine, con stori­ci, architet­ti e musicisti», quin­di con la gui­da di emi­nen­ti uomi­ni di cul­tura, com­pre­so Gior­dano Bruno Guer­ri, attuale pres­i­dente del Vit­to­ri­ale di Gar­done Riv­iera. Mi chiedo cosa ci stia a fare nel­la rosa delle “elette guide” il dot­tor Guer­ri, intel­let­tuale “iron­i­co e anti­con­formista” che sicu­ra­mente non stonerebbe affat­to in un sim­i­le rag­grup­pa­men­to. Me lo chiedo solo per capire se il rifer­i­men­to a Gar­done e al Vit­to­ri­ale, inser­i­ti nelle terre del Pal­la­dio, sia una mia svista. Non è così.

Nell’articolo, infat­ti, è scrit­to con bril­lante sci­oltez­za che una delle tappe è «Gar­done, spon­da veronese del lago che sem­bra un mare, una col­li­na e su, su, la cit­tadel­la che Gabriele d’Annunzio volle edi­fi­care quale tem­pio pri­va­to. Il Vit­to­ri­ale degli Ital­iani, dove ogni cosa si è fer­ma­ta ed è rimas­ta immo­bile dal giorno del­la morte del Vate».

Addirit­tura due bugie in un colpo solo. La pri­ma è di carat­tere geografi­co: a tut­ti con­s­ta, infat­ti, che Gar­done sia in Lom­bar­dia (provin­cia di Bres­cia). Ques­ta sud­di­vi­sione per ambiti ter­ri­to­ri­ali-ammin­is­tra­tivi ci è sta­ta inseg­na­ta fin dalle ele­men­tari e, fino ad oggi, non pare che sia muta­ta. La sec­on­da riguar­da l’assetto degli spazi e degli arre­di che ave­vano carat­ter­iz­za­to la res­i­den­za del Vate fino alla sua morte. Da allo­ra, non solo non è vero che «ogni cosa si è fer­ma­ta ed è rimas­ta immo­bile …», ma c’è sta­to un vero e pro­prio ter­re­mo­to, con sposta­men­to di ogget­ti nelle diverse sale e con aggiun­ta (da talu­ni crit­i­ca­ta) di nuove “pre­sen­ze”, niente affat­to volute da d’Annunzio, in nes­suna delle sue indi­cazioni tes­ta­men­tarie. Non entro nel mer­i­to se quan­to è accadu­to sot­to la direzione dei Pres­i­den­ti che si sono suc­ce­du­ti nei decen­ni dopo la morte del poeta sia da criti­care, da applaudire o da toller­are. Sem­plice­mente dico che nul­la è rimas­to immo­bile, come invece vuole far credere la gior­nal­ista del Cor­riere.

Qualche anno fa ebbi a pub­bli­care un vol­umet­to dal tito­lo D’Annunzio il Pri­ore in pec­ca­to di gola, 2013, nel quale (pag. 26) entra­vo nel mer­i­to degli sposta­men­ti di ogget­ti attuati nel Vit­to­ri­ale. Face­vo anche rifer­i­men­to a una fotografia del 1938, con­ser­va­ta nel­la dimo­ra dan­nun­ziana, che mostra­va con sin­go­lare evi­den­za la diver­sa col­lo­cazione, oggi, di alcu­ni pezzi pre­sen­ti nel­la sala del­la che­li, rispet­to a ieri, cioè all’anno del­la morte del poeta. Tale dif­for­mità, sostene­vo, veni­va a mutare la sim­bolo­gia che il Vate ave­va volu­to attribuire ad essi nel momen­to in cui ave­va asseg­na­to loro quel pos­to.  Mi riferi­vo, in par­ti­co­lare, alla stat­ua di Bardet­ti raf­fig­u­rante uno scim­mione nell’atto di costru­ire un ogget­to: la stat­ua in orig­ine non ostru­i­va, come oggi, la nic­chia con­te­nente le opere dei clas­si­ci ma le sta­va rispet­tosa­mente a lato. Risul­ta evi­dente che, in questo modo, le cose cam­biano di sig­ni­fi­ca­to.

Infat­ti, ostru­ire la vista dei lib­ri sig­nifi­ca non riconoscere ad essi l’importanza del sapere; invece, por­la in dis­parte per con­sen­tirne la vista e l’approccio per la con­sul­tazione, sig­nifi­ca che persi­no uno scim­mione ha ver­so i lib­ri il rispet­to dovu­to. Ma per seg­nalare alcune novità di assai più vas­ta por­ta­ta, sug­gerisco di salire al mau­soleo dei legionari sepolti accan­to al Coman­dante, da qualche tem­po ormai cir­con­dati da sim­u­lacri di cani acco­v­ac­ciati, inten­ti a con­tem­plare il lago, can­di­di, silen­ti e immo­bili. Ma in ogni dove, den­tro i gia­r­di­ni, o pres­so la limon­a­ia, o sul­la som­mità del teatro fan­no mostra di sé numerose scul­ture di autori con­tem­po­ranei che, prob­a­bil­mente, alla morte di d’Annunzio non era­no anco­ra nati. Se una qualche curiosità mi era venu­ta nell’ intrapren­dere il viag­gio cul­tur­ale nelle terre del Pal­la­dio, sono costret­to ad abban­donare l’idea. Quel­la che mi è sta­ta pro­pos­ta non mi ha affat­to con­vin­to.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 15 July 2018 @ 15:10