Un comunicato stampa dell'Associazione Amici di Bensheim rende edotto il popolo rivano sui punti salienti dell'ultima spedizione nella città gemellata

Gemellaggio saturo di pathos e rivani saturi di bizantinismi

28/10/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Molinari

Un comu­ni­ca­to stam­pa del­l’As­so­ci­azione Ami­ci di Ben­sheim rende edot­to il popo­lo rivano sui pun­ti salien­ti del­l’ul­ti­ma spedi­zione nel­la cit­tà gemel­la­ta. Un viag­gio di alcu­ni giorni, cap­i­tana­to dal pres­i­dente Fran­co Gam­ba, isti­tuzional­mente arric­chi­to dal vicesin­da­co Pietro Mat­teot­ti e dal­l’asses­sore Lui­gi Mari­no, cul­tural­mente seg­na­to dal­la pre­sen­za del «criti­co nazionale, ospite d’onore dot­tor pro­fes­sor» Pier Lui­gi Mena­pace, oper­a­ti­va­mente ded­i­ca­to all’alles­ti­men­to a Ben­sheim di una «stra­or­di­nar­ia man­i­fes­tazione». Ovvero la mostra dei «più sig­ni­fica­tivi artisti di Riva»: Arol­do Pig­nat­tari, Lui­gi Mere­gal­li, Ger­mano Alber­ti, Mario Mat­teot­ti e Sil­vana Groff (gli ulti­mi tre pre­sen­ti di per­sona a Ben­sheim: anche loro, come il resto del­la del­egazione, «accom­pa­g­nati dalle gen­tili con­sor­ti»). Appren­di­amo così, sem­pre leggen­do il comu­ni­ca­to, del rice­vi­men­to «con tut­ti gli onori» al Grand Hotel Bac­chus, con «son­tu­osa cena»; del­la suc­ces­si­va «colazione di lavoro» al Zur Post; del­la pomerid­i­ana «degus­tazione delle spe­cial­ità locali» nel ris­torante del castel­lo di Auer­bach che ha pre­ce­du­to la ver­nice del­la mostra.Veniamo quin­di trasportati alle ore 18, sem­pre di ven­erdì 20 otto­bre. Il sin­da­co di Ben­sheim porge «un caloroso ben­venu­to non dis­giun­to dal­l’am­mi­razione sua e di tut­to il cons­es­so comu­nale», men­tre il pro­fes­sor Mena­pace «ora­tore uffi­ciale del­la ser­a­ta, com­mosso ed ono­ra­to del manda­to» pre­sen­ta gli artisti. Alla fine è lo stes­so Burgmeis­ter che, «com­piaci­u­to, fa ogget­to l’o­ra­tore di un omag­gio, accom­pa­g­na­to dal­l’el­o­gio per aver affas­ci­na­to tut­ti con la sua cultura».Ma non è fini­ta. Nel­l’at­mos­fera del­la ser­a­ta, «già satu­ra di pathos col­let­ti­vo», pro­rompe (e ora siamo al Pak­the­ater) il cor­po di bal­lo di Maria Grazia Tor­bol (evi­den­te­mente fa parte del­la trasfer­ta), che con «un sag­gio di alta scuo­la» con­quista «l’ap­prez­za­men­to di tut­ti» e il delirio oniri­co di qual­cun altro, che «man­i­fes­ta l’aus­pi­cio di rivedere un giorno l’artista sub­lime nel­la com­pag­nia di Mau­rice Bejart». Sbriga­ti­vo il reso­con­to di viag­gio dei «dì seguen­ti»: visi­ta all’, alla fortez­za di Hei­del­berg e alla cit­tà di Rothenburg.Fin qui il diario per la stam­pa degli Ami­ci di Ben­sheim. Da qui in poi il bre­vis­si­mo com­men­to di chi scrive su questo gior­nale, che per­al­tro ha avu­to altre occa­sioni di man­i­festare le sue per­p­lessità sui gemel­lag­gi e sulle «trom­bon­ate». (A propos­i­to. Com­pli­men­ti a Nago-Tor­bole e a tut­ti i suoi ammin­is­tra­tori del Dopoguer­ra, che — uni­ci nel­la Busa — non si sono mai fat­ti affascinare dal­l’idea: e non ci sono seg­nali che nel paese del­l’òra siano meno «europeisti» che altrove!).Il com­men­to è una sem­plice doman­da a nome di quei rivani che (forse per insen­si­bil­ità cron­i­ca) non si fan­no pren­dere dalle «atmos­fere di pathos col­let­ti­vo dei gemel­lag­gi»: se l’ esportazione del­la cit­tà e del­l’am­i­cizia è anco­ra così palese­mente a liv­el­lo bizan­ti­no, vale la pena che il Comune vi inves­ta energie e denaro (di tut­ti) nel­l’an­no di grazia Duemila?

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