«Nessuno capisce davvero quanto sia grave il problema»

Gentilini è schierato con i limonesi

18/03/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Sui cartel­li gial­li che, posizionati in tut­to il bas­so Sar­ca, invi­tano gli auto­mo­bilisti diret­ti ver­so Limone a fare il giro del lago è ormai battaglia. Men­tre sul­la spon­da bres­ciana, gli oper­a­tori tur­is­ti­ci ed eco­nomi­ci han­no già tenu­to il pri­mo “con­siglio di guer­ra”, anche sul­la riva trenti­na del Bena­co c’è chi si schiera al loro fian­co: è il con­sigliere comu­nale Ivo Gen­tili­ni. «Una scelta sbagli­a­ta — sbot­ta — per la loro econo­mia, ma anche per la nos­tra. Vedrete, i risul­tati neg­a­tivi arriver­an­no già a Pasqua».«I cartel­li — spie­ga — avreb­bero dovu­to infor­mare sul­l’e­sisten­za del servizio di traghet­to, spie­gare i tem­pi d’at­te­sa e dare ai tur­isti pos­si­bil­ità di scegliere. Mi chiedo, invece, se quelle tabelle siano giuridica­mente accetta­bili. Questo modo di fare non solo dan­neg­gia il tur­is­mo sul­la spon­da bres­ciana, ma, di rif­lesso, colpirà pesan­te­mente anche Riva stes­sa. Le pos­si­bili soluzioni? Innanzi tut­to, riaprire a tut­ti i costi la , mag­a­ri due-tre volte al giorno, per un’o­ra e mez­za e con la Polizia. Creare delle “finestre”, insom­ma, che per­me­t­tano di smaltire parte del traf­fi­co. Poi, occorre razion­al­iz­zare gli imbarchi, ren­dere costante la pre­sen­za di un vig­ile all’at­trac­co di Riva. Si potrebbe cer­care di atti­vare in fret­ta l’im­bar­cadero del Retelli­no, in local­ità Tem­pes­ta. Di lì potreb­bero par­tire solo i mezzi pesan­ti, ad esem­pio: arrivereb­bero a Limone in soli 10–15 minu­ti sen­za ingor­gare Riva. E invece, le isti­tuzioni affrontano ques­ta sto­ria in modo ver­gog­noso: pos­si­bile che nes­suno voglia ren­der­si con­to dei ter­ri­bili dan­ni che ne con­seguiran­no per l’in­tera econo­mia? Com­mer­cianti, arti­giani, alber­ga­tori, grossisti: nes­suna cat­e­go­ria si salverà. E i lavo­ra­tori sta­gion­ali? Quan­ti di loro dovran­no restare a casa? Mi chiedo dove sono in questo momen­to le orga­niz­zazioni sin­da­cali. Sem­pre pronte a bat­ter­si anche per due lavo­ra­tori, per­ché ora non fan­no sen­tire la loro voce di fronte a centi­na­ia di posti a rischio?»

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