I rabdomanti sono fanfaroni o sono effettivamente dotati di poteri pa-ranormali? Riescono davvero a scoprire falde acquifere sotterranee con una bacchetta di legno o di metallo o vendono fumo?

Geologi contro rabdomanti

03/02/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Stafano Ischia

I rab­do­man­ti sono fan­fa­roni o sono effet­ti­va­mente dotati di poteri pa-ranor­mali? Riescono davvero a sco­prire falde acquifere sot­ter­ra­nee con una bac­chet­ta di leg­no o di met­al­lo o ven­dono fumo? Il caso è sal­i­to all’onore delle cronache una deci­na di giorni fa su “L’Adi­ge” quan­do in una per­lus­trazione di mas­si­ma nel­la piana di Nago, per cer­care del­l’ac­qua per i con­ta­di­ni, la dit­ta di triv­el­lazione, con­sul­ta­ta dal locale Con­sorzio di miglio­ra­men­to fon­di­ario, si è avval­sa del­l’ausilio di Rino Pel­le­gri­ni, 75 anni ben por­tati, rab­do­mante di Palù di Giovo.Interviene sul­l’ar­go­men­to, a tito­lo per­son­ale e con una arti­co­la­ta con­sid­er­azione, il geol­o­go Pier­gior­gio Pizzedaz, che, tra l’al­tro, è vicepres­i­dente e seg­re­tario del­l’Or­dine dei geolo­gi del Trenti­no-Alto Adige.«Agli inizi dell’800 è sta­to coni­a­to il ter­mine “rab­do­mante”, inte­so come colui che è dota­to di “elet­trome­tria ani­male”, e cioè di una impre­cisa­ta sen­si­bil­ità all’ac­qua, ai min­er­ali e ad ogget­ti diver­si, anche se dis­tan­ti, sen­si­bil­ità che sarebbe ril­e­va­ta da bac­chette for­cute, pen­doli­ni, chi­avi ed altri ogget­ti di fan­ta­sia. Cre­do che il fenom­e­no del­la rab­do­manzia — spie­ga Pizzedaz — non sia da negare ma riten­go anche che ques­ta sen­si­bil­ità, per chi la possiede vera­mente, sia un qual­cosa di gener­i­co e non for­nisca comunque indi­cazioni pre­cise. L’es­pe­rien­za e prove speci­fiche han­no, infat­ti, tes­ti­mo­ni­a­to come, nel­la stes­sa area, rab­do­man­ti diver­si “sen­tano” nor­mal­mente cose diverse. La con­seguen­za prat­i­ca è che i risul­tati neg­a­tivi sono più di quel­li pos­i­tivi. Mi spiego: dove l’ac­qua esiste dif­fusa­mente nel sot­to­suo­lo, come nel­la mag­gior parte dei fon­di­valle, qual­si­asi per­sona può dire di sen­tir­la e il rab­do­mante sbaglia tut­t’al più negli uni­ci dati impor­tan­ti, che sono la pro­fon­dità e la quan­tità. Nelle zone povere d’ac­qua gli insuc­ces­si non sono affat­to rari e super­a­no di gran lun­ga i successi.Sarebbe inter­es­sante — con­tin­ua — avere qualche sta­tis­ti­ca in tal sen­so, ma i risul­tati neg­a­tivi sono tenu­ti ben nascosti per­ché anche il cliente è por­ta­to (umana­mente) a non divul­gar­li, a non far sapere che ha but­ta­to denaro al ven­to. Ancor più non divul­gher­an­no l’in­suc­ces­so quelle per­sone o enti che ricevono con­tribu­ti pub­bli­ci per per­forare pozzi a scopo di ricer­ca in pun­ti indi­vid­uati con la prat­i­ca div­ina­to­ria del­la rabdomanzia.Nella nos­tra pro­fes­sione di geolo­gi siamo rius­ci­ti a carpire con le pinze qualche indis­crezione e così pos­so citare insuc­ces­si di rab­do­man­ti “di gri­do” a Cave­dine, Lasi­no, Lago­lo, Calavi­no, Ter­la­go, Arco, Drena, Anda­lo, Vervò, Vil­laz­zano, Povo e così via. È innega­bile che nel cam­po delle ricerche d’ac­qua la fama dei rab­do­man­ti superi quel­la dei geolo­gi, per­ché i rari suc­ces­si dei pri­mi ven­gono strom­baz­za­ti ai quat­tro ven­ti, men­tre i geolo­gi eserci­tano la loro pro­fes­sione con seri­età e riservatezza».Nessun rab­do­mante, poi, accetta di far­si cari­co del non indif­fer­ente cos­to del poz­zo se non si otte­nesse l’e­si­to “sen­ti­to”. Si las­cia l’onere del poz­zo al cliente, sen­za alcu­na garanzia se non la sua fama. «E — aggiunge Pizzedaz — il rab­do­mante non _ accetta nem­meno offerte di guadag­ni molto più sostanziosi a pat­to che riesca a portare alla luce l’ac­qua a pro­prie spese. Per­sonal­mente sono a conoscen­za solo di un paio di casi (Lasi­no, Cave­dine) in cui è sta­to accetta­to questo tipo di accor­do, entram­bi con esi­to neg­a­ti­vo e con con­seguen­ze pesan­ti per le ditte di per­forazione che era­no state coin­volte nell’ “affare”».Pizzedaz tor­na sul caso di Nago: «Devo per­tan­to smen­tire l’af­fer­mazione del­la dit­ta di triv­el­lazione di Ala (L’Adi­ge del 23 gen­naio) dove i geolo­gi ammet­tereb­bero la valid­ità del­la rab­do­manzia. Noi sap­pi­amo che l’ac­qua c’è in qual­si­asi sot­to­suo­lo; bas­ta per­forare sen­za lim­i­ti di spe­sa. Pri­ma o poi si tro­va. Ma se nei fon­di­valle bas­tano l’es­pe­rien­za popo­lare o poche notizie per risalire alla pro­fon­dità e poten­zial­ità del­la fal­da, sui ver­san­ti delle nos­tre val­li il prob­le­ma diven­ta più com­p­lesso e qui ricor­ri­amo alle tec­niche del­l’idro­ge­olo­gia che var­i­ano da zona e comune.Per quan­to riguar­da i suc­ces­si dei rab­do­man­ti dove i geolo­gi davano respon­si neg­a­tivi, si trat­ta di even­ti raris­si­mi. In altre parole, c’è il geol­o­go che cer­ca l’ac­qua con scien­za e coscien­za e c’è chi “ci indov­ina”» come riconosce anche il tito­lare del­la dit­ta di triv­el­lazione nel­l’in­ter­vista ripor­ta­ta nel­l’ar­ti­co­lo de L’Adi­ge. «Per quan­to riguar­da l’af­fer­mazione che tutte le ditte di triv­el­lazioni si affidi­no ai rab­do­man­ti, va con­sid­er­a­to che queste sono pagate per per­forare il sot­to­suo­lo, indipen­den­te­mente dal fat­to che l’ac­qua ci sia o no. E logi­co che loro seguano chi procu­ra occa­sioni di lavoro e non deve quin­di mer­av­igliare se c’è anche chi va a brac­cet­to con il rab­do­mante tut­ti i giorni.

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