Gienne Ottobre 2016

gienne-ottobre-2016Questo numero vor­rei aprir­lo por­tan­do l’attenzione sul­la salute, attuale e soprat­tut­to futu­ra, del nos­tro lago.
Alcu­ni giorni pri­ma del­la chiusura di GN a Vil­la Mirabel­la di Gar­done Riv­iera, sede del­la , invi­tati dal pres­i­dente del­la Comu­nità on. Maria Stel­la Gelmi­ni e da Gio­van­ni Peretti pres­i­dente dell’ (Azien­da ter­ri­to­ri­ale di scopo), si sono incon­trati cir­ca 31 rap­p­re­sen­tan­ti, fra sin­daci e del­e­gati, di altret­tante local­ità che si affac­ciano, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, sulle rive del lago di Garda.
Il tema anco­ra una vol­ta era lega­to all’attenzione nec­es­saria ver­so la salute e la con­ser­vazione delle acque del più grande baci­no inter­no nazionale.
Pun­to di forza, e di restrizione, sono i cir­ca 220 mil­ioni di euro nec­es­sari per la real­iz­zazione del nuo­vo depu­ra­tore, che dovrebbe andare a servire la spon­da bres­ciana (da Gargnano a Visano 82 chilometri), ma anche pae­si interni, attual­mente indi­vid­u­a­to dalle par­ti di Visano.
Per la spon­da vene­ta (da Mal­ce­sine a Tor­ri e Peschiera cir­ca 100 chilometri di con­dot­ta ter­restre), anche se riten­go il Gar­da un entità uni­ca, dovrebbe pros­eguire la sua attiv­ità l’attuale e stori­co depu­ra­tore di Peschiera.
Il tema e prob­le­ma dom­i­nate rimane la con­dut­tura sub lacuale “Mader­no-Tor­ri” (cir­ca 7 chilometri la sua lunghez­za) che des­ta serie pre­oc­cu­pazioni per la sua tenu­ta vista la vetustità del col­let­tore stes­so oper­ante da cir­ca quarant’anni e minac­cioso di river­sare a lago i suoi dev­as­tan­ti contenuti.
Ora comunque i respon­s­abili si con­cen­tra­no sui finanzi­a­men­ti e una del­egazione, gui­da­ta dal­la stes­sa Gelmi­ni con il pres­i­dente del , il comi­ta­to di ges­tione dell’Ats e una del­egazione di sin­daci garde­sani, si è incon­tra­ta con il min­istro dell’Ambiente per pre­sentare sia il prog­et­to che per chiedere finanziamenti.
Cer­to sarà un cam­mi­no tor­tu­oso, ma i rischi che il lago di Gar­da sta cor­ren­do, anche immi­nen­ti, sono da trage­dia, spe­cial­mente se con­sid­e­ri­amo che siamo una zona alta­mente sismica.
Forse vale la pen­na di inter­venire pri­ma che i guai siano incal­co­la­bili. Meglio pre­venire che curare.

Gien­ne-Otto­bre-2016


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