Colleziona preziose biciclette da anni e ha allestito all'Hotel Virgilio un piccolo museo aperto a tutti. «Sono la nostra storia. Che bello se il comune s'interessasse»

Gigi Farè, la passione ha due ruote

21/02/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Ne conosce l’an­no di nasci­ta, le chia­ma per nome, le accarez­za con affet­to. Bas­ta guardar­lo Pier­lui­gi Faré (nel­la foto), cuo­co rivano di 41 anni, men­tre si muove all’in­ter­no del­la sala espos­i­ti­va che ha allesti­to all’Ho­tel Vir­gilio per capire quan­to grande sia la pas­sione per le sue “bici­clette”. O meglio, per quel­la cinquan­ti­na di “crea­ture a due ruote” (il ter­mine “bici­clet­ta” è ridut­ti­vo) dal­l’af­fasci­nante pas­sato, che da anni “Gigi” rac­coglie, restau­ra e stu­dia con un amore che con­ta­gia chi lo sta ad ascoltare men­tre ne illus­tra i det­tagli tec­ni­ci o rac­con­ta il peri­o­do stori­co in cui per­cor­re­vano le strade anco­ra bianche di tut­ta Europa. C’è una Michau­dine del 1865 (il pri­mo mod­el­lo a cui furono appli­cati i ped­ali), c’è un bici­clo del 1880, un bici­clet­to (sì, maschile) “a croce” del 1885, c’è una bici­clet­ta Peu­geot del 1905 tut­ta di leg­no, c’è quel­la uti­liz­za­ta a Caporet­to dai Bersaglieri, quel­la su cui, durante il sec­on­do con­flit­to mon­di­ale, sfrec­cia­vano le truppe tedesche e tante, tante altre. Tutte oli­ate, lucide e cro­mate come se fos­sero state appog­giate lì qualche min­u­to pri­ma dal pro­prio passeg­gero. «Ho inizia­to con man­i­festi e auto­grafi — spie­ga Gigi — poi, per caso, mi è cap­i­ta­ta tra le mani una bici ed è sta­ta pas­sione». Una “feb­bre” che non si limi­ta alla ricer­ca e alla cura del­l’ogget­to. «Oltre agli aspet­ti tec­ni­ci — con­tin­ua il collezion­ista — ma mi affasci­na conoscere il con­testo stori­co e sociale in cui il sin­go­lo pez­zo è sta­to fab­bri­ca­to e uti­liz­za­to». Così, in alcune vetrinette, fan­no bel­la mostra medaglie (tante del­la glo­riosa Polisporti­va Bena­cense), spille, “bol­li” (una vol­ta si paga­va la tas­sa), foto, cam­pan­el­li e, in ango­lo, anche l’ab­biglia­men­to com­ple­to di un ciclista d’e­poca. Tut­to frut­to del­la paziente rac­col­ta nei mer­ca­ti­ni di tut­ta Italia. «Oltre che del­l’aiu­to di ami­ci, di famigliari — sot­to­lin­ea Farè — e in par­ti­co­lar modo del­l’as­sis­ten­za tec­ni­ca di quel­l’ec­cezionale mec­ca­ni­co che è Liv­io Leoni (noto tito­lare di un negozio di bici ndr)». La mostra può essere vis­i­ta­ta da chi­unque, bas­ta tele­fonare allo 0464/521051 per met­ter­si d’ac­cor­do sul­l’o­rario. Qualche sog­no? «Sarebbe bel­lo che le isti­tuzioni s’ac­corgessero di ques­ta mostra. So da ami­ci collezion­isti che in giro per l’I­talia i musei fan­no a gara per ospitare le bici…io sono disponi­bile».