Un caprinese a Palazzo Carlotti. Dalle macchinine alle Lenci da collezione

Giocattoli e bambole. Una mostra d’epoca

13/12/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

La sua pas­sione sono i gio­cat­toli e le bam­bole, ma l’infanzia è ormai un ricor­do abbas­tan­za lon­tano. Quel­lo che gli bru­cia den­tro, ormai da 25 anni, è il sacro fuo­co del collezion­is­mo. E così gira i mer­ca­ti­ni dell’antiquariato e le aste di pezzi stori­ci alla ricer­ca di pezzi che arric­chis­cano la sua rac­col­ta, fat­ta appun­to di rare bam­bole e di vec­chi trastul­li da bim­bo, come auto­mo­bi­line, scat­ole di lat­ta, aero­plani­ni e via dis­cor­ren­do. Ora Mario Zeni, capri­nese d’origine, ma milanese di res­i­den­za, ha accetta­to l’invito di Gar­da Arte ad esporre una pic­co­la parte del­la sua collezione a palaz­zo Pom­pei Car­lot­ti per il tra gli olivi. E così, pro­tette nelle vetrine, ecco alcune splen­dide bam­bole Lenci accan­to ad altri preziosi gio­cat­toli. In tut­to una quar­an­ti­na di pezzi, in mostra tut­ti i giorni dalle 15.30 alle 18.30. «Ho com­in­ci­a­to coi gio­cat­toli di lat­ta», rac­con­ta Zeni. «Da prin­ci­pio le bam­bole non mi inter­es­sa­vano per­ché ritene­vo fos­sero adat­te solo a un pub­bli­co fem­minile. Poi ho acquis­ta­to la pri­ma, una dami­na veneziana, e ho con­tin­u­a­to la rac­col­ta. Mi han­no col­pi­to per i col­ori. Quan­do ne com­pro una finis­co per pen­sare subito a quel­la suc­ces­si­va. Adesso la mia collezione è cos­ti­tui­ta per cir­ca il cinquan­tuno per cen­to pro­prio dalle bam­bole, tutte rig­orosa­mente del­la Lenci». E quelle del­la Lenci sono prob­a­bil­mente le più famose bam­bole che siano state poste sul mer­ca­to. Sono ves­tite di un pan­no con­fezion­a­to con fibre di lana di scarsa qual­ità pres­sate for­tis­si­ma­mente insieme: un mate­ri­ale adat­to pro­prio alla fab­bri­cazione di gio­cat­toli. Il nome dell’azienda è una sigla, che prende le let­tere iniziali di una frase lati­na: «Ludus est nobis con­stan­ter indus­tria». Sig­nifi­ca «Il gio­co è per noi un lavoro costante» e si riferisce al fat­to che la fab­bri­ca è nata nel 1919 a Tori­no pro­prio per la pro­duzione di gio­cat­toli. Oggi le bam­bole Lenci sono ogget­ti da collezione. Alcune han­no prezzi con­sid­erevoli: ci sono pezzi che costano tran­quil­la­mente una deci­na di mil­ioni e più. In mostra a Gar­da ce ne sono una quindic­i­na: risal­go­no ad esem­pio agli anni ’20 un maschi­et­to vesti­to di rosa e una bim­ba in sopra­bito, men­tre è degli anni ’30 una cop­pia di bim­bi in cos­tume tirolese e una ragaz­za del­la Val­gar­de­na con tan­to di ger­la di vimi­ni. Oltre alle bam­bole, Zeni rac­coglie gio­cat­toli di lat­ta. «Qua­si tut­ti i pezzi che ho acquis­ta­to», dice il collezion­ista, «han­no un mec­ca­n­is­mo, una mol­la. Sono tut­ti rig­orosa­mente fun­zio­nan­ti». Poi aggiunge: «Ad attrar­mi sono soprat­tut­to i col­ori, in par­ti­co­lare quel­li dai toni pastel­lo, e la sem­plic­ità». Mostra con orgoglio la più vec­chia delle mac­chi­nine esposte a Gar­da: è una Hes­s­mo­bil del ’18 o del ’20 e ha la clas­si­ca car­i­ca a manovel­la che carat­ter­iz­za­va le auto­mo­bili di quei tem­pi. Altri pezzi sono del­la Ingap, l’Industria nazionale gio­cat­toli auto­mati­ci Pado­va: del­la dit­ta padovana ci sono per esem­pio una mac­chin­i­na, un aereo e un car­ro arma­to anni ’30. Il pez­zo più recente fra quel­li del­la pic­co­la mostra allesti­ta a palaz­zo Car­lot­ti è prob­a­bil­mente un car­ton­ci­no con gli stampi­ni per gio­care con la sab­bia, al mare: sono degli anni ’50. Adesso così non li fan­no più: oggi a dom­inare incon­trasta­ta è la plas­ti­ca. E il fas­ci­no se n’è andato.

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