A Desenzano è ritornato in auge il «dubilù» un antico gioco di carte dal nome misterioso

Giochi popolari bresciani di carte

Di Luca Delpozzo
v.r.

Sul Trisac­co non ci piove: la nobile arte che Salò vuole «cod­i­fi­care» è una tradizione sacra pure a Desen­zano, dove i cul­tori del «pok­er dei poveri» sono otti­mi e abbon­dan­ti anche fra i gio­vani. Ma i per i com­pae­sani di Sant’Angela c’è pure un altro antichissi­mo gio­co di carte, il «Dubilù», che da un paio d’anni è tor­na­to in auge, sal­va­to dall’oblio gra­zie a un colpo di coda del­la memo­ria stor­i­ca pae­sana. La riscop­er­ta è mer­i­to di alcu­ni gio­ca­tori di trisac­co che un bel giorno, per vari­are, si sono ricor­dati di quest’altro vec­chio gio­co, meno impeg­na­ti­vo, più veloce, più «soft»: assomiglia un po’ alla sco­pa. Agli albori del ter­zo mil­len­nio, il dubilù ha ripreso piede, tan­to che in qualche bar (al «Com­bat­ten­ti», per esem­pio), si è ricom­in­ci­a­to perfi­no a orga­niz­zare dei tornei non uffi­ciali. «Dubilù». Sarebbe a dire? È un’impresa trovare qual­cuno che sap­pia spie­gare con pre­ci­sione l’origine del nome (si accettano con­tribu­ti: chi sa, par­li). Meno dif­fi­cile è imbat­ter­si, se si fre­quen­tano le osterie giuste, in qualche drap­pel­lo di accan­i­ti gio­ca­tori. «Anch’io sono un appas­sion­a­to di “dubilù” — con­fes­sa diver­ti­to Cino Anel­li, che di Desen­zano è sta­to il penul­ti­mo sin­da­co — e sono sta­to con­tento quan­do, qualche anno fa, si è ricom­in­ci­a­to a prati­car­lo». «È un vec­chio gio­co bres­ciano, e in par­ti­co­lare desen­zanese, che assomiglia un po’ alla sco­pa d’assi e un po’alla “Cicera” bres­ciana. Si gio­ca con 52 carte da trisac­co — spie­ga l’ex sin­da­co -, ma rispet­to al trisac­co è un pas­satem­po meno teori­co, più rilas­sante. A dubilù non si può più di tan­to bluf­fare, non ci sono le sot­tigliezze e i tat­ti­cis­mi del pok­er: è un gio­co così alla buona. Ma anche questo è tradizione, e io mi ci diverto».