La casa di riposo monsignor Giacomelli sarà assorbita entro pochi mesi dall’Istituto Villa Spada. Ma a Pesina i parenti cercano sponsor per evitare la chiusura

Giorni contati per l’Oasi

11/04/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

La casa di riposo Mon­sign­or Gia­comel­li Oasi (Opere di assis­ten­za e servizi inte­grati) di Pesina, che ha sede in un immo­bile di pro­pri­età del­la par­roc­chia dei San­tis­si­mi Apos­toli di Verona, deve chi­ud­ere. Entro l’anno i suoi ospi­ti saran­no trasfer­i­ti a Vil­la Spa­da, l’Istituto di pub­bli­ca assis­ten­za e benef­i­cen­za da cui dipende. La comu­ni­cazione uffi­ciale è sta­ta data dal pres­i­dente di Vil­la Spa­da, Rober­to Rodoz. «Appe­na nom­i­na­to ho volu­to incon­trare gli ospi­ti e i par­en­ti per infor­mar­li che si stan­no strin­gen­do i tem­pi per il trasfer­i­men­to, in modo che pos­sano decidere se con­tin­uare ad essere nos­tri ospi­ti a Vil­la Spa­da o adottare scelte diverse», fa sapere. «Entro l’estate sarà infat­ti qui com­ple­ta­to il ter­zo piano, dove si ren­der­an­no disponi­bili 25 posti let­to, da riten­er­si sos­ti­tu­tivi dei posti esisten­ti alla casa di riposo Mon­sign­or Giacomelli».Questa frase, è, sec­on­do Rodoz, la chi­ave per capire l’obbligatorietà del trasfer­i­men­to: «L’ampliamento è sta­to infat­ti pos­si­bile sul­la base di un prog­et­to del­la prece­dente ammin­is­trazione, che con­ta su un finanzi­a­men­to regionale di 500mila euro, che la Regione tut­tavia darà solo in sos­ti­tuzione dei posti di Pesina».Rodoz aggior­na sul­la situ­azione, ren­den­do noto che dopo la riu­nione del 24 feb­braio qual­cuno ha cer­ca­to di trovare soluzioni alter­na­tive. «Non ho anco­ra rice­vu­to comu­ni­cazioni uffi­ciali», dice, «ma so che alcu­ni par­en­ti stan­no cer­can­do di sen­si­bi­liz­zare i sin­daci del com­pren­so­rio ad inve­stire su questo sta­bile, affinché resti casa di riposo dato che la nor­ma­ti­va richiede adegua­men­ti strut­turali molto cos­tosi». Quin­di rac­con­ta: «Nel 2000 l’Istituto Gia­comel­li è sta­to pre­so in ges­tione da Vil­la Spa­da, che paga un affit­to alla par­roc­chia dei San­tis­si­mi Apos­toli. Sin dal 2001 s’era man­i­fes­ta­ta la neces­sità di met­tere a nor­ma la strut­tura; la prece­dente ammin­is­trazione ave­va pro­pos­to un prog­et­to al pro­pri­etario, che però non risul­ta abbia dato rispos­ta. In segui­to l’amministrazione chiede­va che fos­se lo stes­so pro­pri­etario a pro­cedere, ma questi offri­va l’acquisto del bene per duemil­ioni e 500 mila euro cir­ca, cifra che Vil­la Spa­da, anche tenen­do con­to delle ristrut­turazioni da attuare, non si sen­tì di spendere. L’amministrazione cer­cò anche di coin­vol­gere il Comune pro­po­nen­do di parte­ci­pare ai due terzi del­la spe­sa, sen­za esi­to». Fu così che nacque l’ipotesi di ristrut­turare il ter­zo piano di Vil­la Spa­da, che avrebbe anche dato modo di riu­nire tut­ti gli ospi­ti a Capri­no. Ed è su quel prog­et­to, da un mil­ione di euro, che la Regione ha garan­ti­to un finanzi­a­men­to di 500mila euro.«Anche se quan­to sta per accadere non dipende da una deci­sione pre­sa da me, il trasfer­i­men­to sarebbe comunque nec­es­sario», dice Rodoz. «E lo sarebbe anche se l’Istituto Gia­comel­li restasse casa di riposo, poiché la ristrut­turazione va fat­ta per legge». Viene da chieder­si come mai pri­ma e per alcu­ni anni non si sia pro­ce­du­to, e cosa non vada a Pesina, vis­to che l’ambiente si pre­sen­ta bene: «Le regole nel tem­po sono mutate, ora la nor­ma­ti­va richiede soprat­tut­to pre­cise vol­ume­trie nelle stanze». La dis­po­sizione logis­ti­ca finale a Vil­la Spa­da è anco­ra da val­utare, ma sarà fat­ta tenen­do con­to che ci sono 40 posti let­to al pri­mo piano, 67 al sec­on­do e ce ne saran­no appun­to 25 al ter­zo, una vol­ta a regime. «A Pesina gli ospi­ti sono ora 34 e qual­cuno teme che a Vil­la Spa­da si per­da ques­ta dimen­sione famil­iare cre­atasi nel tem­po», spie­ga Rodoz. «Io cre­do che non sarà così, soprat­tut­to sul­la scor­ta di una nuo­va delib­era regionale che prevede l’organizzazione degli ospi­ti in mod­uli di cir­ca 30 per­sone. La log­i­ca mi sem­bra quel­la di creare cioè, pur nell’ambito di una grande strut­tura, grup­pi ridot­ti con le medes­ime esi­gen­ze o affinità, comunque più affi­atati. In ogni caso i nos­tri rap­por­ti con la par­roc­chia sono buoni e con­tin­uer­e­mo a col­lab­o­rare».