Portano in giro per le strade d’Italia l’immagine della rinascita dopo un trapianto: un momento difficile ma inevitabile non tanto per restare in vita quanto per tornare realmente a vivere.

Giro del veneto per trapiantati

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Por­tano in giro per le strade d’Italia l’immagine del­la rinasci­ta dopo un trapianto: un momen­to dif­fi­cile ma inevitabile non tan­to per restare in vita quan­to per tornare real­mente a vivere. Sono gli spe­cialis­si­mi atleti del Grup­po Ciclis­ti­co Trapi­antati, che nei giorni scor­si si sono fer­mati a Peschiera per la terza tap­pa del Giro del Vene­to che toc­ca quest’anno anche Lom­bar­dia e Friuli Venezia Giu­lia. I sedi­ci ciclisti e i loro accom­pa­g­na­tori sono sta­ti accolti con un rin­fres­co dai volon­tari del­la locale sezione Aido, del grup­po car­dio­trapi­antati e del grup­po . «Dopo tan­ti anni di dial­isi ave­vo dimen­ti­ca­to cosa sig­nifi­ca essere sani e con­durre una vita nor­male», rac­con­ta Gui­do Bonazzi di Par­ma. «Noi siamo tor­nati a vivere e cer­to sì, anche con fat­i­ca, soprat­tut­to quan­do ped­aliamo in sali­ta». «In effet­ti la gente spes­so non si rende con­to di cosa voglia dire il trapianto», gli fa eco il tre­vi­giano Enzo Franceschin. «Io sono sta­to trapi­anta­to diciot­to anni fa: ricor­do che a 25 anni non rius­ci­vo a salire due rampe di scale: oggi cor­ro il Giro del Vene­to pro­prio per far capire alle per­sone che quan­to pred­i­cano volon­tari e medici con­duce ad un risul­ta­to ben pre­ciso: quel risul­ta­to siamo noi». I sedi­ci ciclisti, che per parte­ci­pare alla man­i­fes­tazione uti­liz­zano rego­lari ferie di lavoro, han­no un’età media che va dai 40 ai 50 anni; tra di loro vi sono trapi­antati di rene, fega­to e cuore. «Una delle cose più belle di ques­ta inizia­ti­va è che intorno a noi non si muovono solo le asso­ci­azioni di volon­tari­a­to già vicine alla don­azione; lun­go tut­to il nos­tro per­cor­so, infat­ti, siamo accom­pa­g­nati anche da altri sportivi, grup­pi di ciclisti dilet­tan­ti come noi, che ci stan­no vici­no». «In questo modo cre­di­amo davvero di rius­cire a sen­si­bi­liz­zare l’opinione pub­bli­ca» con­tin­ua Franceschin «e in un modo diver­so da come viene fat­to di soli­to; spe­ri­amo così di rius­cire a vin­cere quelle inter­minabili liste d’attesa che sep­a­ra­no una vita fini­ta dal­la sua rinasci­ta». Oggi il grup­po farà sos­ta a Leg­na­go nel pomerig­gio , dove sarà accolto dai diri­gen­ti dell’ULss in via Zanel­la. Giu­dit­ta Bolognesi

Parole chiave: