Si svolgerà domani nella sede del Consorzio vini doc Terra dei Forti una giornata dedicata alla verifica e ai controlli sulla produzione.

Giudici al lavoro per valutare i vini

17/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
(a.t.)

Si svol­gerà domani nel­la sede del Con­sorzio vini doc Ter­ra dei For­ti una gior­na­ta ded­i­ca­ta alla ver­i­fi­ca e ai con­trol­li sul­la pro­duzione. Alle 9.30 una apposi­ta com­mis­sione ester­na for­ma­ta da esper­ti del set­tore dovrà infat­ti degustare i rossi e i bianchi di prossi­ma imbot­tigliatu­ra per ver­i­fi­care la con­for­mità con il dis­ci­pli­nare del­la doc. «Si trat­ta del­la cosid­det­ta degus­tazione pre imbot­tiglia­men­to», spie­ga Pao­lo Castel­let­ti, pres­i­dente del con­sorzio. «In base al nos­tro rego­la­men­to i soci che pro­ducono vini con la denom­i­nazione Ter­ra dei For­ti devono sot­tomet­tere ogni anno il loro prodot­to all’anal­isi di ques­ta com­mis­sione. Sarà poi il con­sorzio, sul­la base di quan­to dichiara­to dai degus­ta­tori, che autor­izzerà l’azienda all’imbottigliamento». Suc­ces­si­va­mente la com­mis­sione si incar­icherà anche di esam­inare una venti­na di cam­pi­oni di vini, prodot­ti nel 2002 e quin­di non anco­ra «maturi» per l’imbottigliamento, e di com­para­r­lo con quel­li delle due annate prece­den­ti, cioè il 2000 e il 2001. Enan­tio, Pinot gri­gio, Chardon­ney e Sauvi­gnon i vini che ver­ran­no pre­si in esame e sui quali la com­mis­sione dovrà esprimere un giudizio. «Ovvi­a­mente si trat­terà di indi­cazioni che riguardano l’ultima anna­ta», rib­adisce Castel­let­ti. «E lo scopo è quel­lo di sta­bilire il liv­el­lo qual­i­ta­ti­vo rag­giun­to per pot­er poi capire come miglio­rare ulte­ri­or­mente il prodot­to». Alle 10.30, con­clusa la parte tec­ni­ca dei lavori, è pre­vis­to un incon­tro del­la com­mis­sione di degus­tazione con i pro­dut­tori respon­s­abili. «Ver­rà fat­ta una val­u­tazione gen­erale sull’andamento dell’ultima , sul­l’im­pat­to col mer­ca­to e sul­lo sta­to del­la denom­i­nazione di orig­ine con­trol­la­ta», con­clude Castelletti.

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