Gli alpini ricordano Vittorio Trento Bozzini

Parole chiave:
Di Luigi Del Pozzo

Quattro anni fa, nell’aprile del 2009, moriva Vittorio Trento Bozzini, il “professore”.

Per ricor­dare l’uo­mo “del­la paro­la e non delle parole” il grup­po di Lazise ha deciso di proi­ettare un fil­ma­to di oltre un’o­ra, real­iz­za­to da Francesco Tumi­cel­li per con­to del cir­co­lo cul­tur­ale Mario Balestri­eri del­la sezione alpi­ni di Verona, che ver­rà proi­et­ta­to saba­to 6 aprile alle 21,00 pres­so il cen­tro gio­vanile par­roc­chiale.

Il doc­u­men­tario, dal tito­lo emblem­ati­co di “Pri­gion­ieri Ital­iani” ripor­ta la scrit­ta ver­ga­ta in rosso all’en­tra­ta del cimitero dei sol­dati ital­iani in ter­ra Rus­sa. Nel­la sostan­za ripor­ta spez­zoni di fil­a­mati del­la imn­mane trage­dia del­la riti­ra­ta di Rus­sia, dal Don a Niko­la­jev­ka, il ghi­ac­cio, la neve, la morte, la pri­gio­nia degli ital­i­ni pres­so l’e­serci­to rus­so.

Vit­to­rio Tren­to Bozzi­ni, men­tre scor­rono le tremende immag­i­ni di quel­l’in­fer­no del­la dis­fat­ta rus­sa, si rac­con­ta, rac­con­ta, con la sua voce pos­sente eagget­ti­va­ta, l’odis­sea per­son­ale nei campi di lavoro sovi­eti­ci. Ripor­ta, ricom­pone, descrive le immag­i­ni crude, la vita vis­su­ta, la morte in fac­cia, le ucci­sioni, l’alien­azione fisi­ca e men­tale degli uomi­ni che con addos­so la divisa ital­iana cer­ca­vano in ogni modo ed in ogni maniera di ritoirnare alla madre Patria, ma soprat­tut­to — come ben recita Bozzi­ni- dal­la “mam­ma” e quin­di a casa.

Vittorio BozziniLa voce com­movente, chiaris­si­ma, decisa del ” Tren­to” che ver­ga ver­bal­mente quan­to ha scrit­to nel suo libro “Neve Rossa” che nar­ra in maniera limp­i­da e cru­da i sovru­mani pati­men­ti che ha subito un alpino nel cor­so di quel­la allu­ci­nante sta­gione del­la vita.

Dire che ci com­muove la sua voce, il suo pre­sentare quel­la sto­ria, a quat­tro anni dal­la morte è dire dire nul­la — spie­ga il pres­i­dente emer­i­to del grup­po alpino lacisiesne Car­lo Paroli­ni — anche se molti di questi flasch li abbi­amo sen­ti­ti rac­con­tare più volte quan­do era in vita.Il mate­ri­ale rac­colto e con­seg­na­to a Tumi­cel­li per­chè ne real­iz­zasse un video a perenne mer­mo­ria del “profe” era gelosa­mente cus­todi­to da me e dagli alpi­ni di Lazise. Ma lo abbi­amo con­seg­na­to con gran­dis­si­ma gioia per­chè potesse essere un ricor­do fulgidis­si­mo di Vit­to­rio.”

Vit­to­rio Bozzi­ni che è sta­to sin­da­co di Lazise nel dopoguer­ra, inseg­nante, pre­side, dona­tore di sangue, ma soprat­tut­to reduce di Rus­sia e uomo vero, forte, deciso, alpino a 360 gra­di — spie­ga il neo pres­i­dente Ste­fano Bergami­ni — dove­va asso­lu­ta­mente essere ricorda­to a quat­tro anni dal­la sua scom­parsa. E noi alpi­ni di lui non pos­si­amo dimen­ti­care nul­la. Nul­la in asso­lu­to. Ma anche Lazise deve essere riconoscente a questo “roc­cia” che ha saputo ritornare dal­la mam­ma ma che ha saputo lavo­rare per la comu­nità, per la nazione, per una soci­età gius­ta e paci­fi­ca. Le sue ultime parole nel fil­ma­to sono ded­i­cate ai ” galan­tuo­mi­ni” e lui sicu­ra­mente lo è sta­to. Ecco per­chè abbi­amo chiesto all’am­min­istazione comu­nale che a lui ven­ga ded­i­ca­ta una via o una piaz­za nel­la sua mata Lazise.”

Sen­tire la voce di mio padre, ved­er­lo anco­ra vivo e pieno di vita, rac­con­tare quegli immani pati­men­ti vis­su­ti sul­la sua pelle- spie­ga la figlia- mi han­no fat­to pian­gere per tut­ta la proiezione del fil­ma­to. Pos­so dire che è un lavoro egre­gio e che gli alpi­ni dimostra­no che lo han­no sem­pre ama­to e che lo amano anco­ra. Del resto lui ha vis­su­to tut­ta la sua vita per gli alpi­ni, per le isti­tuzioni, per la famiglia, per Lazise. Orgogliosa di esserne figlia.”

Ser­gio Baz­er­la

 

Parole chiave: