A Bardolino il battesimo di una nuova confraternita, a Torri una tradizione ormai consolidata a livello nazionale

Gli amici del Custoza brindano con il Novello

17/11/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

La fes­ta del è sta­ta occa­sione per tenere a bat­tes­i­mo la neo con­fra­ter­ni­ta del Bian­co di Cus­toza. Si trat­ta dell quar­ta con­fra­ter­ni­ta in cam­po vitivini­co­lo nel­la nos­tra provin­cia, dopo quel­la del , del­lo Snodar (il Sovra­no nobilis­si­mo ordine del­lo ) del­la Valpo­li­cel­la e dell’imperiale Castel­la­nia del Soave. Il gran cus­tode del­la nuo­va con­fra­ter­ni­ta è il gior­nal­ista Morel­lo Pec­chi­oli. «Cus­tode», pre­cisa Pec­chi­oli, «in quan­to il richi­amo è a Cus­to­dia il nome prim­i­ti­vo di Cus­toza, vil­lag­gio sor­to con ogni prob­a­bil­ità intorno a una vedet­ta costru­i­ta nel lun­go peri­o­do del­la guer­ra tra man­to­vani e verone­si ver­so la pri­ma metà del sec­o­lo XIII». «Cus­tode» per­tan­to, assieme agli altri otto con­fratel­li tut­ti pro­dut­tori di vino, del­la tradizione e del buon nome del prodot­to delle terre del Cus­toza. «Un con­fra­ter­ni­ta bene accol­ta nell’ordine delle con­fra­ter­nite», dice Gae­tano Zeni gran mae­stro di quel­la del Bar­dolino, «se l’obiettivo, oltre a dare immag­ine ai prodot­ti di casa nos­tra, è quel­la del­la pro­mozione dei vini verone­si». Da qui la pro­pos­ta di dare vita, in sin­to­nia con la Cam­era di com­mer­cio, a una man­i­fes­tazione col­le­giale con pre­sen­za delle quat­tro con­fra­ter­nite alla fiera del tur­is­mo di Berli­no uno dei più sig­ni­fica­tivi appun­ta­men­ti a liv­el­lo inter­nazionale in cam­po tur­is­ti­co. «Sti­amo viven­do una con­cor­ren­za spi­eta­ta nel mer­ca­to vini­co­lo», mette in risalto il gran mae­stro dell’ordine del Bar­dolino, «tra due mon­di con­trap­posti: quel­lo dei pro­dut­tori del “vec­chio mon­do” rap­p­re­sen­ta­to nel set­tore da Fran­cia, Italia, Spagna, Por­to­gal­lo, Gre­cia, Unghe­ria più qualche altro paese e quel­lo del “nuo­vo mon­do” con prin­ci­pali attori l’Australia, Sta­ti Uni­ti, Sudafrica, Argenti­na, Cile e Nuo­va Zelan­da in con­tin­ua asce­sa in fat­to di esportazione di vini». Due mon­di dalle con­cezioni di pro­duzione total­mente diver­sifi­cate: con regole ben cod­ifi­cate e severe nel pri­mo, dove con­vivono vit­ig­ni legati a ogni zona, pre­sen­ti da sec­oli e quin­di con delle tradizioni cul­tur­ali ben rad­i­cate. «Tut­to all’opposto nel “nuo­vo mon­do”», pre­cisa Zeni, «dove la pro­duzione non è sogget­ta ad alcu­na nor­ma speci­fi­ca e vin­co­lo, sia per quan­to riguar­da la quan­tità pro­dut­ti­va per ettaro e di lavo­razione di vini, e alcu­na tradizione alle spalle di sal­va­guardia in quan­to molto recente la vocazione vitivini­co­la acquisi­ta. Se poi aggiun­giamo la notev­ole dis­par­ità esistente in fat­to di esten­sioni di super­fi­cie vitate, min­i­ma­mente parag­o­nabili a quelle par­cel­liz­zate del “vec­chio mon­do” nell’esportazione». Il sug­ger­i­men­to che viene dal pro­dut­tore Zeni per cer­care di con­trastare l’invadenza del prodot­to del nuo­vo mon­do vitivini­co­lo è quel­lo di «aggiornare la pro­duzione, che pur aggan­ci­a­ta alla tradizione ten­ga pre­sente il muta­men­to del gus­to del con­suma­tore». Inoltre che si deb­ba mag­gior­mente puntare a cor­re­lare il prodot­to vino con la tradizione, la cul­tura di cui sono ric­che le nos­tre zone a vocazione vitivini­co­la, in modo che il con­suma­tore al prodot­to abbi­ni una chiara visione del ter­ri­to­rio di pro­duzione. «E un impor­tante ruo­lo in quest’ottica», pre­cisa Gae­tano Zeni, «potreb­bero assumer­lo le con­fra­ter­nite diven­tan­do mes­sag­gere del prodot­to di nic­chia e moti­vazione al tur­is­mo come vacan­za a con­tat­to con la natu­ra, l’enogastronomia e le pro­poste che arrivano dal mon­do dell’arte».

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