A Ronco, Angiari, Roverchiara e Terrazzo i danni più consistenti causati dalla piena

Gli argini sono alla prova del nove

Di Luca Delpozzo
Luca Fiorin

La piena pas­sa­ta domeni­ca ha las­ci­a­to nuovi, pro­fon­di, seg­ni sug­li argi­ni dell’Adige e nel­la Bas­sa si è già tor­nati a stu­di­are con pre­oc­cu­pazione le pre­vi­sioni mete­o­ro­logiche. «L’ultima onda­ta ha intac­ca­to anco­ra di più i pun­ti crit­i­ci delle argina­ture che già conosce­va­mo», spie­ga­va ieri l’Ufficiale idrauli­co del Mag­is­tra­to alle Acque Gian­ni Sam­bugaro, «anche se for­tu­nata­mente è pas­sa­ta sen­za che si cre­assero situ­azioni trop­po gravi». «Fra saba­to e domeni­ca», con­tin­ua, «è sta­to comunque nec­es­sario fare quat­tro inter­ven­ti d’urgenza per­ché si era­no ver­ifi­cate situ­azioni che avreb­bero potu­to divenire peri­colose. Due fontanazzi sono infat­ti emer­si ad Angia­ri, uno a Begos­so di Ter­raz­zo ed a Leg­na­go, nel­la zona dell’ospedale, si è ver­i­fi­ca­ta una risor­gi­va». Tutte situ­azioni dovute ad infil­trazioni delle acque alle quali van­no però aggiun­ti i casi di dete­ri­o­ra­men­to degli argi­ni già noti. Quel­li evi­den­zi­atisi con la piena di metà otto­bre e poi pro­gres­si­va­mente acuitisi a causa delle situ­azioni cli­matiche dell’ultima set­ti­mana. Era­no e restano nove, infat­ti, i trat­ti in cui gli argi­ni maestri, l’ultima e deci­si­va bar­ri­era alle acque del fiume, han­no sub­ì­to nel­la Bas­sa sfi­an­ca­men­ti ed ero­sioni. Nove pun­ti spar­si fra i comu­ni di Ron­co, Rover­chiara, Angia­ri e Ter­raz­zo che sono sta­ti ogget­to negli ulti­mi giorni di un con­trol­lo costante 24 ore su 24 nel cor­so del quale sono emer­si prob­le­mi sem­pre più con­sis­ten­ti. «A Scarde­vara di Ron­co», con­tin­ua Sam­bugaro, «si è prodot­to uno sfi­an­ca­men­to di almeno un centi­naio di metri men­tre a Rover­chiara lo stes­so prob­le­ma inter­es­sa ormai un trat­to lun­go almeno 160 metri. A Nich­eso­la di Angia­ri e Begos­so di Ter­raz­zo, poi, le aree di argine inter­es­sate da fenomeni ero­sivi sono più d’una e la loro ampiez­za va dai 100 ai 200 metri. A tut­to questo van­no inoltre aggiun­ti gli smot­ta­men­ti degli argi­ni gole­nali e le con­sis­ten­ti ero­sioni alle golene anche se per noi, ovvi­a­mente, in ques­ta fase res­ta pri­or­i­taria la ver­i­fi­ca delle con­dizioni degli argi­ni maestri». Le con­tin­ue piogge che li han­no ormai imbe­vu­ti ed i prob­le­mi creati dal­la pres­sione dell’acqua han­no insom­ma con­tribuito in questi giorni a minarne, anche se solo in parte, la solid­ità. Un dato di fat­to che fa man­tenere alta la soglia di atten­zione vis­to che le pre­vi­sioni mete­o­ro­logiche non dan­no notizie con­for­t­an­ti. Anche se l’abbassamento delle tem­per­a­ture rap­p­re­sen­ta un ele­men­to pos­i­ti­vo, al pos­to di piog­gia sui rilievi infat­ti è pre­vista neve, e si par­la di pre­cip­i­tazioni meno intense di quelle dei giorni scor­si, bisogna fare i con­ti anche con la situ­azione attuale del sis­tema idri­co. «Purtrop­po», con­fer­ma Sam­bugaro, «di fronte a piogge sostenute la situ­azione a valle diven­terebbe dif­fi­cil­mente gestibile. I baci­ni sono ormai pieni, ed anzi bisogn­erà pen­sare anche a ridurne il liv­el­lo, e l’intera rete è satu­ra. Se per­tan­to nel fine set­ti­mana è sta­to pos­si­bile portare dei cor­ret­tivi alla piena, ora non sarebbe pens­abile di trovare soluzioni alter­na­tive di qualche tipo». In caso di nuove con­sis­ten­ti masse d’acqua che arrivassero in pia­nu­ra non ci sareb­bero insom­ma forme di con­teni­men­to diverse dalle argina­ture. E pro­prio per oggi, se le con­dizioni cli­matiche pre­viste dovessero real­mente ver­i­fi­car­si e quin­di l’acqua arrivare a valle, ci sarà la ver­i­fi­ca se gli argi­ni ten­gono. Luca Fiorin