Alla ricerca delle fonti per scrivere la storia della Repubblica di Salò

Gli atti di un convegno

04/05/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
a. m.

Gli inter­ven­ti al con­veg­no svoltosi a Salò nei mesi scor­si «Le fonti per la sto­ria del­la Rsi», è diven­ta­to un libro. Lo ha pub­bli­ca­to l’editore Mar­silio di Venezia nel­la col­lana Ricerche ed è sta­to cura­to da Aldo G. Ric­ci (96 pagine, 9 euro).Ricci, sovrin­ten­dente all’Archivio Cen­trale del­lo Sta­to e autore di numerose pub­bli­cazioni sul­la sto­ria con­tem­po­ranea, scrive nel­la pre­fazione che, sino alla fine degli anni Ottan­ta, la Repub­bli­ca Sociale Ital­iana «ha rap­p­re­sen­ta­to una sor­ta di “buco nero” nel panora­ma del­la sto­ri­ografia italiana».Il vol­umet­to, introdot­to dalle pagine fir­mate dal sin­da­co di Salò, Giampiero Cipani, dal pres­i­dente del­la Provin­cia, Alber­to Cav­al­li e dal­la diri­gente ai Beni cul­tur­ali del­la , Ornel­la Foglieni, si arti­co­la nei sag­gi di: Lui­gi Ganap­i­ni (Sul­la Rsi: per­cor­si di ricer­ca par­ti­co­lar­mente acci­den­tati), Mar­co Tarchi (L’esperienza del­la Rsi nel­la memo­ri­al­is­ti­ca recente dei reduci), Simon­et­ta Bar­toli­ni (La memo­ria rimossa: voci e atmos­fere del­la Rsi), Aldo G. Ric­ci (Gov­er­no e ammin­is­trazione nel­la Rsi: fonti isti­tuzion­ali e prospet­tive di ricer­ca), Aldo Gian­nuli (Il clan­des­tion­mo fascista); le con­clu­sioni sono di Giuseppe Parlato.I con­tribu­ti ril­e­vano come si pos­sa fare sto­ria di quel peri­o­do non sola­mente attra­ver­so la doc­u­men­tazione tradizionale, anco­ra in larga parte inedi­ta, ma anche uti­liz­zan­do la memo­ri­al­is­ti­ca dei reduci o quel­la let­ter­aria che dal 1945 ha pre­so spun­to dalle vicende del­la guer­ra civile.Il prof. Par­la­to, nel­la con­clu­sione, trac­cia anche un pro­gram­ma di lavoro nell’auspicio che il Cen­tro stu­di e doc­u­men­tazione di Salò sul peri­o­do stori­co del­la Repub­bli­ca Sociale Ital­iana pro­ce­da all’analisi a tap­peto del­la memo­ri­al­is­ti­ca pre­sente nei gior­nali neo­fascisti del peri­o­do 1945–1960.«Vi si tro­vereb­bero cer­ta­mente molte cose super­ate, ma forse ne emerg­erebbe un quadro inter­es­sante non soltan­to sot­to il pro­fi­lo stori­co, ma anche sot­to quel­lo umano — scrive -. Cosa ricor­da­vano, cosa selezion­a­vano nel ricor­do i fascisti dopo la resa dei con­ti del 1945 può essere inter­es­sante per com­pren­dere a cosa mirassero nel quindi­cen­nio suc­ces­si­vo alla guer­ra, quali prospet­tive politiche ritenevano di avere e soprat­tut­to quale tipo di memo­ria stor­i­ca inten­de­vano fos­se sal­va­ta e, di con­seguen­za, quale impostazione stor­i­ca del­la Rsi e del fas­cis­mo inten­de­vano fos­se affi­da­ta alle gen­er­azioni future».

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