L’intervento presentato ieri all’auditorium del Museo Bergomi. Il complesso lavoro ha permesso di portare alla luce 322 tombe medievali

Gli scavi del Gam in mostra a primavera

05/11/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Francesco Di Chiara

Il giorno tan­to atte­so dal Grup­po Arche­o­logi­co Mon­te­clarense è arriva­to. Saba­to mat­ti­na, pres­so l’auditorium del Bergo­mi del paese, è sta­to pre­sen­ta­to uffi­cial­mente lo splen­di­do lavoro ese­gui­to dai volon­tari del Gam in otto anni di scavi ed impeg­no gior­naliero che ha avu­to come obi­et­ti­vo l’area arche­o­log­i­ca di San Zeno, una col­li­na mon­te­clarense ai con­fi­ni con il Comune di Carpenedo­lo. Come spie­ga anche il sito infor­mati­co del Gam tra quelle colline è sta­to por­ta­to alla luce «una delle più gran­di necrop­oli altome­dio­e­vali ital­iane ottenu­ta da indagi­ni arche­o­logiche iniziate nel 1998 che han­no per­me­s­so di portare alla luce sino ad ora 322 sepol­ture ed una serie di corre­di asso­lu­ta­mente uni­ci». Ad illus­trare i det­tagli di ques­ta oper­azione era­no pre­sen­ti al Museo Bergo­mi, al tavo­lo dei rela­tori, il fun­zionario del­la Soprint­en­den­za Arche­o­log­i­ca del­la Lom­bar­dia dot­tor Andrea Bre­da, il pro­fes­sor Ange­lo Baro­nio dell’ Cat­toli­ca di Pia­cen­za ed il pres­i­dente del Gam Pao­lo Chiari­ni. Ad ascoltar­li con mol­ta atten­zione numerosi appas­sion­ati accan­to agli asses­sori comu­nali Ele­na Zanola e che con il loro sin­da­co Gianan­to­nio Rosa ed il diret­tore del Cen­tro Fiera Ezio Zorzi non han­no volu­to man­care a questo stori­co appun­ta­men­to. Il dot­tor Bre­da si è com­pli­men­ta­to con i volon­tari del Gam che «han­no ottenu­to risul­tati stra­or­di­nari che ver­ran­no presto resi pub­bli­ci nei par­ti­co­lari con una mostra che sti­amo real­iz­zan­do e che sarà pronta per la prossi­ma pri­mav­era». Anche il pro­fes­sor Baro­nio ha volu­to sot­to­lin­eare l’importanza di questi ritrova­men­ti «in una zona dove in quel tem­po esiste­va un Reg­no Lon­go­b­ar­do che poi diede il nome alla nos­tra Regione». Emozion­a­to, ma orgoglioso dei risul­tati rag­giun­ti, Pao­lo Chiari­ni, pres­i­dente del Gam, che forse più di tut­ti ha avu­to la per­se­ver­an­za e la pas­sione, nonchè una grande com­pe­ten­za e sen­si­bil­ità, per portare avan­ti un sim­i­le prog­et­to, inizia­to a causa di un ritrova­men­to for­tu­ito otto anni fa . «I nos­tri volon­tari han­no com­pi­u­to un duro lavoro dura­to otto anni in col­lab­o­razione con la Soprint­en­den­za Lom­bar­da e con il Comune di Mon­tichiari — ha det­to Chiari­ni — le sepol­ture ritrovate sono tutte di epoca lon­go­b­ar­da del 7° sec­o­lo dopo Cristo. Sono sta­ti trovati anche molti monili ed altri attrezzi uti­liz­za­ti da quelle popo­lazioni, tut­ti ogget­ti attual­mente inviati in apposi­ti lab­o­ra­tori per la puli­tu­ra e per poi essere esposti nel­la mostra in via di alles­ti­men­to. Ringrazio la Soprint­en­den­za e l’amministrazione comu­nale per aver­ci sem­pre appog­giati ed aver cre­du­to nei nos­tri prog­et­ti». Il sin­da­co Rosa ha promes­so che «i risul­tati ottenu­ti e l’impegno di tan­ti volon­tari obbligano noi ammin­is­tra­tori ad aprire anco­ra una vol­ta la bor­sa delle finanze». Una bat­tuta che garan­tisce la vic­i­nan­za del Comune alle attiv­ità del Gam, cui è sta­ta affi­da­ta una sede comu­nale in via XXV Aprile dove i volon­tari han­no aper­to un museo e dove si svol­go­no le loro riu­nioni di appro­fondi­men­to. (info@archeologiamontichiari.it.)

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