Gonfalone d’argento a Lino Gobbi classe 1921

06/02/2016 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

Classe 1921, appe­na ven­tenne è sul fronte rus­so del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale; sopravvis­su­to alla trag­i­ca riti­ra­ta, riesce a rien­trare in Italia e dopo un breve con­ge­do è sul fronte jugosla­vo; dopo l’armistizio dell’8 set­tem­bre è cat­tura­to e depor­ta­to in Ger­ma­nia, pri­ma in un cam­po di con­cen­tra­men­to e poi in carcere. Lib­er­a­to nel 1945, riesce a tornare a casa e a ripren­dere una vita di nor­mal­ità, dis­tinguen­dosi per il costante impeg­no in favore del­la comu­nità, nel volon­tari­a­to e nel­la coop­er­azione. A Lino Gob­bi l’Am­min­is­trazione comu­nale attribuisce l’Onori­f­i­cen­za al mer­i­to del­la cit­tà di Arco, «per aver tes­ti­mo­ni­a­to con la sua espe­rien­za val­ori di sol­i­da­ri­età e di pace».

La cer­i­mo­nia di con­seg­na del­l’Onori­f­i­cen­za – cos­ti­tui­ta da un tro­feo con il gon­falone d’argento e la ded­i­ca incisa – si tiene mart­edì 9 feb­braio (giorno del suo 95° com­plean­no) a Palaz­zo dei Pan­ni, con inizio alle ore 18.

L’inizia­ti­va vuole esprimere «la grat­i­tu­dine del­la cit­tà di Arco per l’attività di volon­tari­a­to svol­ta con asso­ci­azioni e coop­er­a­tive del ter­ri­to­rio, e per la tes­ti­mo­ni­an­za costrut­ti­va ed educa­ti­va svol­ta a favore dei gio­vani e delle scuole, forte di una espe­rien­za trag­i­ca e dolorosa come quel­la del­la guer­ra, che lui ha super­a­to con tena­cia e man­te­nen­do sal­di i val­ori di sol­i­da­ri­età e di pace».

Lino Gob­bi nasce ad Arco il 9 feb­braio 1921, da una numerosa famiglia con­tad­i­na che riesce a trasmet­ter­gli soli­di val­ori e uno stile di vita inte­gro, rispet­toso del­la ter­ra, delle per­sone e dei val­ori sociali di con­viven­za paci­fi­ca e di umana sol­i­da­ri­età. Come tan­ti suoi coetanei, appe­na ven­tenne è chiam­a­to alle armi per i fron­ti del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale. Viene asseg­na­to al Cor­po degli , briga­ta Julia e quin­di manda­to a com­bat­tere sul fronte rus­so. Soprav­vive all’incubo del­la riti­ra­ta di Rus­sia, rius­cen­do, con pochi com­pag­ni, a rien­trare in Italia, fisi­ca­mente e psi­co­logi­ca­mente prova­to. Rien­tra­to in Italia, dopo un breve con­ge­do è des­ti­na­to al fronte jugosla­vo. Dopo l’armistizio dell’8 set­tem­bre viene cat­tura­to e depor­ta­to in Ger­ma­nia, pri­ma in un cam­po di con­cen­tra­men­to per mil­i­tari, poi nel carcere di Butzbach, accusato di aver sot­trat­to degli ali­men­ti dalle mac­erie di una casa bom­bar­da­ta, per pot­er far fronte alla fame pati­ta da lui e dai suoi com­pag­ni. Lib­er­a­to nel 1945, alla fine del­la guer­ra, riesce a tornare a casa e a ripren­dere una vita di nor­mal­ità.

Il suo impeg­no per la comu­nità e per quei val­ori che non lo han­no mai abban­do­na­to lo por­ta a dare il suo con­trib­u­to nel volon­tari­a­to e nel­la coop­er­azione: a favore del­la locale coop­er­a­ti­va di con­ta­di­ni e per la Cas­sa Rurale cit­tad­i­na, ma anche – impeg­no che pros­egue anche oggi – nell’Associazione Nazionale Alpi­ni, Grup­po di Arco. Con il suo Grup­po Alpi­ni, spe­cial­mente negli ulti­mi ven­ti anni, ha por­ta­to la sua tes­ti­mo­ni­an­za di reduce e di sosten­i­tore del­la pace pres­so innu­merevoli scuole, con un grande sfor­zo educa­ti­vo a favore dei gio­vani.

La moti­vazione

L’eccezionalità dell’esperienza di Lino Gob­bi non è solo nel suo sta­to di reduce di uno degli episo­di più tragi­ci ed infe­li­ci del con­flit­to, né, essen­zial­mente, nelle pri­vazioni e nelle sof­feren­ze patite durante la pri­gio­nia come inter­na­to mil­itare e come pri­gion­iero in carcere; il val­ore del suo esem­pio sta piut­tosto nel modo in cui ha saputo rea­gire alla guer­ra e alla sua bru­tal­ità, man­te­nen­do sal­di i val­ori che gli era­no sta­ti trasmes­si dal­la famiglia e dal­la comu­nità con­tad­i­na di cui face­va parte.

Il dis­prez­zo del­la guer­ra come stru­men­to di con­tro­ver­sia, la sol­i­da­ri­età e la disponi­bil­ità per il prossi­mo, la pietà nei con­fron­ti delle sof­feren­ze altrui: sono tut­ti ele­men­ti che ren­dono ric­ca la sua tes­ti­mo­ni­an­za e la ren­dono diver­sa da ogni retor­i­ca, estrema­mente istrut­ti­va per le gio­vani gen­er­azioni.

A questo si aggiunge il deside­rio, man­i­fes­ta­to negli anni suc­ces­sivi alla guer­ra, di ricostru­ire la comu­nità e il tes­su­to sociale cit­tadi­no, impronta­doli a val­ori di coop­er­azione e sol­i­da­ri­età; il suo impeg­no nelle mag­giori asso­ci­azioni e coop­er­a­tive del ter­ri­to­rio, che tan­to han­no dato a questo ter­ri­to­rio, aiu­tan­do­lo a super­are le dif­fi­coltà post bel­liche e a rinascere a nuo­vo benessere, è tes­ti­mo­ni­an­za diret­ta di questo suo pen­siero e del­la sua pro­fon­da con­vinzione che sia nec­es­sario agire insieme per costru­ire un futuro migliore.

Ques­ta volon­tà di aiutare a ricostru­ire dopo i momen­ti di dif­fi­coltà, di met­tere a dis­po­sizione degli altri le pro­prie forze per super­are crisi e tragiche fatal­ità, lo ha accom­pa­g­na­to anche nei molti anni di volon­tari­a­to con il Grup­po di Arco dell’Associazione Nazionale Alpi­ni, sem­pre pron­to a portare soc­cor­so e a dare una mano per sia nei momen­ti di crisi che nei momen­ti di fes­ta, con un atteggia­men­to di dis­in­ter­es­sa­ta disponi­bil­ità che ha sem­pre fat­to la dif­feren­za.

Da ulti­mo, ma cer­to non meno impor­tante, bisogna men­zionare l’impegno che Lino Gob­bi ha dimostra­to per le scuole e per i ragazzi. Sono innu­merevoli infat­ti le occa­sioni in cui ha por­ta­to la sua tes­ti­mo­ni­an­za di reduce e di inter­na­to, rac­con­tan­do la sua espe­rien­za ter­ri­bile e allo stes­so tem­po rius­cen­do a cos­ti­tuire, per le nuove gen­er­azioni, un esem­pio di integrità morale e di rispet­to per i val­ori di gius­tizia e di sol­i­da­ri­età. In queste occa­sioni egli ha dimostra­to di essere per­sona di stra­or­di­nar­ia uman­ità e ha tes­ti­mo­ni­a­to l’impegno per il man­ten­i­men­to del­la pace e del­la con­viven­za civile, dan­do con­cre­to val­ore a prin­cipi che sono fon­da­men­tali per la cresci­ta ed il futuro del­la nos­tra soci­età.

Egli incar­na, in effet­ti, i val­ori del­la Cos­ti­tuzione del­la nos­tra Repub­bli­ca, che, pro­prio subito dopo la guer­ra, fu scrit­ta dall’Assemblea cos­tituente per evitare che si dovessero ripetere le espe­rien­ze ter­ri­bili e le sof­feren­ze del­la pri­ma metà del Nove­cen­to: il ripu­dio del­la guer­ra, la sol­i­da­ri­età, il lavoro, la con­viven­za sociale sen­za pregiudizi e sen­za dis­crim­i­nazioni.

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