Giovedì 6 gennaio 2005 ore 17.30

GRAN FALODELLA BEFANA”, con cioccolata calda, vin brulè e canti

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Di Luca Delpozzo

La fes­ta del­la Befana, per­son­ag­gio con l’aspet­to da stre­ga e i modi da fata buona, ha radi­ci lon­tanis­sime nel tem­po e nei rit­u­ali a lei legati, che non han­no mai per­so la loro impor­tan­za, tut­ti ritrovano il sapore del loro passato.Le leggende sono moltissime:per le soci­età più antiche rap­p­re­sen­ta­va la fine del­l’in­ver­no e del peri­o­do delle “lunghe not­ti” ed era asso­ci­a­ta a riti propizia­tori per la nuo­va sta­gione. per alcu­ni era l’em­ble­ma del­l’an­no vec­chio che se ne va, las­cian­do doni e ammon­i­men­ti per affrontare quel­lo successivo.La “sto­ria” nar­ra che la notte tra il 5 e il 6 di gen­naio la Befana, a cav­al­cioni di una sco­pa e con un sac­co col­mo di gio­cat­toli e dol­ci nonché di cenere e car­bone, pas­sa sopra i tet­ti e calan­dosi dai cami­ni riem­pie le calze las­ci­ate appese dai bam­bi­ni. In cam­bio tro­va un piat­to con un man­dari­no o un’aran­cia e un bic­chiere di . Al mat­ti­no del 6 gen­naio, insieme ai regali, i bim­bi han­no la pro­va del pas­sag­gio del­la vecchi­na in quan­to il pas­to è sta­to con­suma­to e l’im­pronta del­la mano del­la Befana è sul­la cenere sparsa nel piatto.Nella soci­età con­tad­i­na e prein­dus­tri­ale, sal­vo in rari casi, i doni con­sis­te­vano in caramelle, dol­cetti, noci e man­dari­ni, insieme a dosi più o meno con­sis­ten­ti, a suo insin­da­ca­bile giudizio, di cenere e car­bone, come punizione delle inevitabili marachelle dell’anno.Tradizione tipi­ca­mente ital­iana, non riesce ad essere sos­ti­tui­ta dal­la figu­ra “straniera” di Bab­bo . Pas­sato un peri­o­do nel dimen­ti­ca­toio, gius­ta­mente ora sta viven­do una sec­on­da giovinez­za, dovu­ta alla riscop­er­ta e alla val­oriz­zazione del­la nos­tra iden­tità culturale.

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