Dalla Svizzera accuse ai produttori del celebre formaggio. Il Consorzio: «E’ concorrenza sleale»

Grana sotto accusa

16/09/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Milla Prandelli

Il Grana padano viene prodot­to col lat­te di muc­che mal­trat­tate, e chi lo con­suma favorisce indi­ret­ta­mente la sof­feren­za dei bovi­ni. Una tesi sostenu­ta dall’associazione svizzera per la pro­tezione degli ani­mali, la «Psa», e una par­la­mentare elveti­ca, che nei giorni scor­si han­no lan­ci­a­to pesan­ti accuse nei con­fron­ti dei pro­dut­tori lom­bar­di (e quin­di anche bres­ciani), impu­tati di costrin­gere le vac­che da lat­te in con­dizioni san­i­tarie, e non solo, inac­cetta­bili. Se ne è par­la­to nei giorni scor­si durante un incon­tro con la stam­pa a Berna. In quel­la occa­sione, Han­sueli Uberdel­la del­la «Psa» ha mostra­to un fil­ma­to gira­to in quat­tro all­e­va­men­ti che mostra ani­mali sporchi, incate­nati e all­e­vati con mangi­mi liq­ui­di, in sin­te­si «con modal­ità con­trarie alle norme elvetiche». Ad aggravare il tono delle accuse, poi, sono arrivate le dichiarazioni di Simon­et­ta Som­maru­ga, par­la­mentare e pres­i­dente del­la Fon­dazione per la pro­tezione dei con­suma­tori, sec­on­do la quale l’uso di mangi­mi non fres­chi richiederebbe l’introduzione nel for­mag­gio del «lisoz­i­ma», un con­ser­vante che potrebbe provo­care allergie nei con­suma­tori intoller­an­ti alle uova (è estrat­to dalle stesse). Imme­di­a­ta la repli­ca del Con­sorzio di tutela del Grana padano, che ha sede a Desen­zano. «Il lat­te bres­ciano e delle province di pro­duzione del Grana è il migliore del mon­do: lo con­fer­mano i dati e le anal­isi cui è sot­to­pos­to da noi, dal Csqa, ovvero l’organismo incar­i­ca­to dal min­is­tero, dal­la Repres­sione fro­di e dal Nucleo anti­sofisti­cazione dei . Non solo — spie­ga il diret­tore del Con­sorzio Ste­fano Berni -: gra­zie all’altissima qual­ità, il nos­tro ente ha scel­to di non usufruire del­la dero­ga san­i­taria con­sen­ti­ta dall’Unione euro­pea per il lat­te des­ti­na­to a for­mag­gi con sta­gion­atu­ra supe­ri­ore ai 60 giorni». «Stori­ca­mente — pros­egue Berni — il lat­te prodot­to nei 6200 all­e­va­men­ti del­la Pia­nu­ra Padana che col­lab­o­ra­no con noi è il più paga­to e il più sano. Solo vac­che all­e­vate con cura pos­sono offrire un prodot­to con questi stan­dard. Nei nos­tri all­e­va­men­ti si usano razioni ali­men­ta­ri com­poste da for­ag­gi e farine veg­e­tali con­cen­trate. Le norme igeniche, poi, sono rispet­tate. Cer­ta­mente qualche vec­chia stal­la mar­ginale esiste, ed è in via di fisi­o­log­i­ca chiusura, ma la quan­tità del lat­te prodot­to in queste sedi è asso­lu­ta­mente insignif­i­cante». «Si trat­ta di un attac­co diret­to, di tipo com­mer­ciale ? con­clude il diret­tore del Con­sorzio ?: il ten­ta­ti­vo di met­tere in cat­ti­va luce il Grana padano è chiaro. Il nos­tro è il for­mag­gio più con­suma­to nel­la Con­fed­er­azione elveti­ca, e mi sem­bra evi­dente che stiano provan­do a scred­itar­ci, forse a favore di qualche prodot­to locale. Quan­do faran­no del buon for­mag­gio lo vender­an­no, e potran­no smet­tere di usare questi mezzi, che mi sen­to di inquadrare nel cam­po del­la con­cor­ren­za sleale».

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