Al via oggi la mostra d’arte, abbinata domani al «Mercantico»

Grandi pittori in vetrina

20/09/2003 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
r.d.

Da oggi al 5 otto­bre la Sala del Celesti del Palaz­zo munic­i­pale di Lona­to ospi­ta una pres­ti­giosa mostra di pit­tura con «Opere scelte» di Gia­co­mo Bergo­mi, Tan­cre­di Muchet­ti, Enzo Riva­dos­si e Anto­nio Stag­no­li. Ad orga­niz­zarla l’assessorato al Tur­is­mo del Comune con il sup­por­to di Davide Cenedel­la, Gior­dano Poden­zani, Ser­gio Cav­agni­ni. All’inaugurazione, pre­vista oggi alle ore 18, sarà pre­sente il pro­fes­sor Luciano Anel­li, un’autorità tra i crit­i­ci d’arte e pro­fon­do conosc­i­tore dei per­cor­si del­la pit­tura bres­ciana. La mostra sarà vis­itabile nei giorni feri­ali dalle 15 alle 18 e nei fes­tivi anche al mat­ti­no dalle 10 alle 12. Inutile sot­to­lin­eare come per l’Amministrazione comu­nale lonatese sia ormai diven­ta­to un appun­ta­men­to fis­so, quel­lo con l’arte e la pit­tura. Una scelta che ben si abbina a man­i­fes­tazioni come il «», che andrà in sce­na pro­prio domani nelle vie del cen­tro stori­co (con le con­suete ban­car­elle e l’assaggio del­la mor­tadel­la). Nel­la recente bien­nale cin­e­matografi­ca di Venezia è sta­to pre­sen­ta­to un film dal tito­lo «Fan­tas­mi di voce» ded­i­ca­to pro­prio alla vita del pit­tore bres­ciano Anto­nio Stag­no­li, nato a Bagoli­no nel 1922. Un film com­mis­sion­a­to dal­la Comu­nità mon­tana di Valle Sab­bia su prog­et­to di Aral­do Ceri­bel­li. Di Anto­nio Stag­no­li ricor­diamo la sua stra­or­di­nar­ia poet­i­ca espres­si­va, carat­ter­iz­za­ta da un seg­no dolorosa­mente inciso, cari­co di dram­matic­ità e sof­feren­za. Gia­co­mo Bergo­mi cos­ti­tu­isce invece il pun­to di incon­tro con l’essenziale. Un viag­gio inte­ri­ore fat­to di rap­p­re­sen­tazioni di vita vis­su­ta, di per­son­ag­gi sem­pli­ci, di cascine des­o­late ma impreg­nate di vita. Tan­cre­di Muchet­ti, nato ad Adro nel 1932, impara l’arte del­la pit­tura dal padre Giuseppe, e dal­lo zio Ange­lo, anch’egli pit­tore. Dal suo pen­nel­lo pren­dono vita come d’incanto per­son­ag­gi inten­ti a svol­gere antichi mestieri. Infine Ren­zo Riva­dos­si, che vive ed opera a Nave. Attra­ver­so la pit­tura, la sua vocazione di vita, tro­va la for­ma per comu­ni­care il suo mon­do inte­ri­ore, mal­in­con­i­co e ten­ero che nell’atto cre­ati­vo si trasfor­ma sul­la tela in fig­u­razione cariche di dram­matic­ità. Riva­dos­si ci par­la di un mon­do che ha per­du­to la sua purez­za e il roman­ti­cis­mo; le sue fig­ure sof­ferte, i suoi pae­sag­gi infuo­cati, le sue nature morte, carat­ter­iz­zate da una forte imme­di­atez­za riman­dano alle con­dizioni di sof­feren­za che purtrop­po sem­pre più si van­no affer­man­do nel­la soci­età civile.

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