Presentato in Fiera il volume scritto dallo chef gardesano. Damonti possiede oltre 3500 varietà di distillato

Grappa, sapori da leggere

17/01/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
m.to

Tra le molte curiosità del­la quar­an­ta­trees­i­ma meri­ta sicu­ra­mente una men­zione il libro «Grap­pa, tradizione da non dimen­ti­care» scrit­to da Mari­no Damon­ti, raf­fi­na­to ris­tora­tore lonatese e grande collezion­ista di grappe. La sua can­ti­na che cus­todisce oltre 3.500 tipi di dis­til­lati viene indi­ca­ta da molti esper­ti come «la più grande collezione esistente nel mon­do». La pre­fazione del vol­ume por­ta la pres­ti­giosa fir­ma di Vin­cen­zo Buonas­sisi: il «guru» del­l’enogas­trono­mia mon­di­ale, affer­ma che «Mari­no Damon­ti, rac­coglien­do una pas­sione che affon­da le radi­ci nel­la sua famiglia, ha impara­to a dis­til­lare; non lo fa per ragioni legate alla pro­duzione, ad un mar­chio ma soltan­to per sé». Nel­la pub­bli­cazione l’ eclet­ti­co chef lonatese pre­sen­ta una map­pa com­ple­ta delle dis­til­lerie di grap­pa oggi pre­sen­ti in Italia: 121. Fino ad un sec­o­lo ne esiste­vano oltre 600. Il mes­sag­gio con­tenu­to nel libro è quel­lo di avvic­i­nar­si alla grap­pa non tan­to per bere un alcooli­co ma per ricev­erne una sen­sazione, un ricor­do, un pro­fu­mo. Provare insom­ma quelle sen­sazioni «che sus­ci­ta il pro­fu­mo di una mela cot­ta, che ripor­ta all’infanzia». «La grap­pa — scrive anco­ra Damon­ti — non è solo una bevan­da, possiede una forza sim­bol­i­ca molto forte che ci per­me­tte di gustare il pre­sente con una atten­zione par­ti­co­lare ver­so il pas­sato». Ed è noto che non si può vivere sen­za sog­ni e sper­anze, ma nep­pure sen­za radi­ci. Alla stesura di ques­ta inter­es­sante opera han­no col­lab­o­ra­to Car­lo Pego­raro, Patrizia Zan­ot­ti, Francesca Baral­di e Costan­ti­no Cipol­la. Le foto sono del­lo stes­so Damon­ti e di Antonel­lo Perin, i dis­eg­ni di Ele­na Meri­ni. Il libro rac­con­ta tut­to quel­lo che c’è da sapere sul­la grap­pa: dalle pro­ce­dure di dis­til­lazione alla clas­si­fi­cazione, alla degus­tazione e per finire ad un ricettario a base ovvi­a­mente di dis­til­lati. m.to

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