Le due olive di Slow all’olio di Consolini

Guida agli extravergini

07/07/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Il miglior olio del Vene­to? È sul Gar­da, a Tor­ri. Ma mica in un oleifi­cio: è in un alber­go. Paro­la di Slow Food. Il numero esti­vo di Slow , la riv­ista del movi­men­to inter­nazionale che ha per sim­bo­lo la chioc­ci­o­la, ded­i­ca un ampio servizio all’uscita dell’edizione 2003 del­la Gui­da agli extravergi­ni . A Diego Sorac­co, cura­tore del vol­ume, è sta­to affida­to il com­pi­to di scegliere un’azienda per regione, in modo da real­iz­zare una sor­ta di «per­cor­so nel mon­do ital­iano dell’extravergine», ma anche di «stuzzi­care il deside­rio di ricer­ca e con­fron­to». Per il Vene­to la scelta è cadu­ta sull’extravergine di Rober­to Con­soli­ni, alber­ga­tore di Tor­ri del Bena­co. «Non è che starete esageran­do?», chiede lui, sor­pre­so, a chi lo elo­gia. «È un riconosci­men­to impor­tante per lui ma anche per tut­to il nos­tro ter­ri­to­rio», com­men­ta invece sod­dis­fat­to il sin­da­co Alber­to Vedovel­li. Con­soli­ni, 45 anni, fa l’olivicoltore per pas­sione. Il mestiere uffi­ciale è quel­lo di gestore di una pic­co­la locan­da, la Sper­an­za. È qui, e solo qui, che si può acquistare il suo olio, cui ha dato il nome di «Crér», la local­ità da dove proviene la famiglia. «Lo ven­do ai miei cli­en­ti», rac­con­ta Con­soli­ni, «e se ne avan­zo, lo uso per cucinare in alber­go»: for­tu­nati tur­isti. Le prime bot­tiglie di extravergine Rober­to Con­soli­ni le ha pro­poste nell’autunno del 2001. Pochissime, ma eccel­len­ti, tan­to da entrare imme­di­ata­mente nel­la gui­da di Slow Food. Un ingres­so qua­si for­tu­ito: Diego Sorac­co era a Tor­ri per la fes­ta dell’olio di fine gen­naio e lui, l’albergatore-olivicoltore, ha por­ta­to un paio di cam­pi­oni in degus­tazione, così, gius­to per avere un’idea di come potessero essere val­u­tati. Con la rac­col­ta 2002 Con­soli­ni si è super­a­to, tan­to da mer­itare le «due olive», un tra­guar­do altissi­mo se si pen­sa che il mas­si­mo pun­teg­gio, quel­lo delle «tre olive», è sta­to attribuito soltan­to a 16 oli in tutt’Italia su un totale di 473 prodot­ti pre­sen­ti in gui­da. Gli olivi sono nel­la con­tra­da di Crér, fra Tor­ri e Pai. I Con­soli­ni ven­gono da lì. Il bor­go ha senz’altra tradizione olearia anti­ca: in mez­zo alle case c’è un antichissi­mo fran­toio semi­se­polto. C’è chi spera che presto quel­la «màchi­na da l’òio» pos­sa diventare una specie di sezione stac­ca­ta del del castel­lo scaligero tor­re­sano. Al prog­et­to in Comune ci stan­no lavo­ran­do da tem­po. Intan­to, Rober­to Con­soli­ni rin­no­va la tradizione. Il van­tag­gio di fare l’albergatore è che in tar­do autun­no e d’inverno ha tem­po per curare l’oliveto. «Per me è un hob­by», ripete lui, ma poi si cor­regge: «Forse non rius­cirei a rin­un­cia­re a colti­var­li, quegli olivi». Ha 270 piante, non moltissime, ma nep­pure poche. La mag­gior parte sono di casalì­va, la cul­ti­var più dif­fusa sul Gar­da: la chia­mano anche drisàr. «La cosa strana», rac­con­ta anco­ra Con­soli­ni, «è che l’hanno innes­ta­ta alta su cep­pi di ràsa, forse per­ché era ques­ta la tipolo­gia più resistente». Poi, nell’oliveto dietro la chieset­ta di San Siro (tra l’altro, la fece costru­ire pro­prio un Con­soli­ni, qua­si 300 anni fa), ci sono anche vari­età ormai qua­si estinte: il fòrt e la tré­pa. Una vero cam­po del­la memoria.

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