Il Papa dichiara venerabile suor Mantovani. Primo passo verso la beatificazione della fondatrice delle Piccole suore della Sacra famiglia di Castelletto

Ha vissuto la santità nella vita di tutti i giorni

30/05/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Zeno Martini

Han­no suona­to a lun­go le cam­pane a fes­ta di Castel­let­to, dopo l’avvenuta pro­mul­gazione da parte di Gio­van­ni Pao­lo II del decre­to sull’eroicità delle virtù di Madre Maria, al sec­o­lo Domeni­ca Man­to­vani, cofon­da­trice con il beato Giuseppe Nascim­beni dell’Istituto del­la Pic­cole Suore del­la Sacra Famiglia, dichiara­ta ven­er­a­bile- il pri­mo sta­dio che por­ta alla beat­i­fi­cazione- per il «mira­co­lo del­la san­tità vis­su­ta nel quo­tid­i­ano», ha det­to il Papa e questo è sta­to appun­to il moti­vo del con­clud­er­si del pri­mo gradi­no del­la causa di beat­i­fi­cazione. «Siamo stupite ed ammi­rate per la grandez­za di un Padre che si chi­na sui figli più pic­coli e li avvolge di un amore immen­so»: così ha accolto la notizia Suor Gian­nan­dreina Tode­sco, madre gen­erale delle Pic­cole Suore del­la Sacra Famiglia, «l’eco delle cam­pane di quel giorno risuona den­tro i nos­tri cuori, riconoscen­ti per essere den­tro la realtà di grazia che Dio ha volu­to donare a ques­ta ter­ra. Il Pon­tefice con la sua pre­sen­za ha dato cred­i­to e con­fer­ma­to la pro­mul­gazione del decre­to che pone Madre Maria nel­la chiesa deg­na del­la nos­tra ven­er­azione e preghiera. Una causa di beat­i­fi­cazione ral­len­ta­ta solo da neces­sità con­tin­gen­ti di tem­po», pre­cisa la madre gen­erale. Che richia­man­do le parole del Pon­tefice ha così sin­te­tiz­za­to l’opera di Domeni­ca Man­to­vani, nata a Castel­let­to il 12 novem­bre 1862 e mor­ta nel 1934: «Mira­co­lo di una vita ordi­nar­ia, capace di par­lare a tut­ti, come a tut­ti par­la la Sacra Famiglia, pri­mo nucleo del­la uman­ità nuo­va, capace di relazioni e rap­por­ti costru­iti nel­la pace, nel rispet­to delle per­sone e nel­la gius­tizia». «Madre Maria, che si chia­ma­va ser­va delle serve», con­tin­ua suor Gian­nan­dreina, «procla­ma­va la san­tità del fonda­tore Giuseppe Nascim­beni, ne dif­fonde­va la fama, ne esalta­va le virtù e la vita spir­i­tuale, non avrebbe mai pen­sato di essere lei stes­sa meritev­ole dei riconosci­men­ti che la chiesa, oggi, trib­u­ta a quan­ti han­no cer­ca­to Dio con tutte le forze e han­no ripos­to nel Padre del cielo ogni loro fidu­cia e con­fi­den­za». E cer­to una suo­ra scol­pi­ta nell’umiltà da Nascim­beni, non si sarebbe cer­to aspet­ta­ta una sor­pre­sa sim­i­le. Il beato vol­e­va una maes­tra diplo­ma­ta per le sue suore, ma com­p­rese conoscen­do Domeni­ca Man­to­vani che le per­sone inseg­nano non con quel­lo che san­no, ma con quel­lo che fan­no. Madre Maria è sta­ta esem­pio per le sue figlie, come le ama­va chia­mare: «Vivrò come una bam­bi­na abban­do­na­ta nelle mani del Sig­nore; lascerò a lui la cura del­la mia san­tifi­cazione e dell’intero isti­tu­to», ave­va scrit­to nel suo diario. Il Sig­nore ha esau­di­to tale richi­es­ta. Ma che tipo di suore madre Man­to­vani vol­e­va fos­sero san­tifi­cate? «Suore musone e scansafatiche non fan­no per noi», dice­va, «il par­adiso ce lo dob­bi­amo guadagnare sudan­do e quan­do occorre sof­fren­do». «Caris­sime figlie», ammoni­va anco­ra, «se volete con­ser­varvi buone e sante, è nec­es­sario che vivi­ate un sac­ri­fi­cio con­tin­u­a­to, per­ché in par­adiso si va lavo­ran­do e sof­fren­do». «La via del­la croce è sem­pre la più rap­i­da e sicu­ra per la san­tità», ricor­da­va men­tre era madre supe­ri­o­ra dell’istituto. «Il deside­rio più ardente del padre fonda­tore è che siamo ani­me impas­tate di preghiera e imbe­vute di pietà», esor­ta­va così le sue suore. Con­sorelle che trat­ta­va come figlie: «Date­mi la gioia di ved­ervi crescere sane, buone, sante, anzi san­tis­sime», ricor­da­va spes­so. Una vol­ta ad una suo­ra che nel giorno del­la pro­pria pro­fes­sione non ave­va accan­to a sé la mam­ma, suor Maria Man­to­vani disse: «Anco’ son mi to mama. E qua ghe xe un scar­toso de con­feti». Un giorno la madre supe­ri­o­ra mandò un telegram­ma ad una suo­ra che oper­a­va in una casa affil­i­a­ta, con scrit­to: «Vieni subito a Castel­let­to». La suo­ra si pre­cip­itò e chiese alla supe­ri­o­ra cosa fos­se suc­ces­so. «L’è un mese che no te me scrivi e gavea pias­er de ved­erte», rispose suor Maria. «E per questo mi ha manda­to un telegram­ma?», chiese scon­cer­ta­ta la suo­ra. «Sicuro e se non te me scrivi, te ne man­derò altri anco­ra?», fu la rispos­ta sec­ca di Domenica.