Jona, la moglie islandese del tenore Johannsson, racconta della malattia e del ritorno ad una vita serena

«Ho pregato a Maguzzano, sono guarita»

18/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Ennio Moruzzi

Jona ha un sor­riso dolce, che si riflette negli occhi dei suoi tre bam­bi­ni e in quel­li del mar­i­to, il tenore Crist­jan Johanns­son. Un sor­riso che non man­ca di illu­minare il bel volto ovale, incor­ni­ci­a­to da capel­li bion­di che sve­lano la sua orig­ine nordi­ca, islandese per l’esattezza. Jona ha ritrova­to il sor­riso che negli ulti­mi due anni ave­va com­ple­ta­mente smar­ri­to. Ha riscop­er­to la voglia di vivere, di gio­care con i tre figli­o­let­ti, di cucinare e fare le cose di tut­ti i giorni. Lei, 40 anni, di fede protes­tante luter­ana, ram­pol­la di una famiglia in vista se si con­sid­era che la madre è sta­ta Min­istro degli affari sociali nel suo Paese, è la pro­tag­o­nista di una sto­ria davvero sin­go­lare e mis­te­riosa. Una vicen­da stret­ta­mente per­son­ale e pri­va­ta nata da una malat­tia che con­dizion­a­va «pesan­te­mente» la sua vita e quel­la dei suoi cari, svilup­patasi attra­ver­so una richi­es­ta di gua­ri­gione e con­clusa con esi­to pos­i­ti­vo. Un mira­co­lo? Chissà. Noi rac­con­ti­amo i fat­ti come sono sta­ti rac­con­tati dal car­di­nal Edmund Cas­sidy anche al Papa che ha rice­vu­to in udien­za la famiglia Johanns­son pro­prio nei giorni scor­si. Cer­to è che Jona da sei mesi ha ritrova­to la vita, la gioia di vivere. «Ho com­in­ci­a­to ad avere prob­le­mi nel­la sec­on­da metà del ’99 — rac­con­ta nel salot­to dell’abitazione di Emilio Cupo­lo, con­dut­tore di un pro­gram­ma per un’emittente tele­vi­si­va-. Premet­to di essere protes­tante luter­ana e di credere in Dio. Fre­quen­to la chiesa cat­toli­ca dell’, dove tro­vo un’atmosfera che aiu­ta a pre­gare. Ebbene la mia vita è cam­bi­a­ta quan­do il mio respiro si è fat­to greve, pesante. Mi han­no diag­nos­ti­ca­to una malat­tia di ter­zo gra­do ai pol­moni: un’“alveolite aller­gi­ca estringea”. I pol­moni non con­sentono un adegua­to scam­bio di ossigeno col sangue che si era ridot­to al 39%. La diag­nosi è sta­ta con­fer­ma­ta a Par­ma ma anche dai medici del­la famosa clin­i­ca Mayo di Rochester negli Usa, quel­la per inten­der­ci dei pres­i­den­ti. La Tac e 5 test non han­no las­ci­a­to dub­bi. Non è una malat­tia fre­quente. Sono sta­ta trat­ta­ta con prodot­ti a base di cor­ti­sone che atten­ua gli effet­ti ma non cura il male. E così in pochi mesi la vita è cam­bi­a­ta, io ero sem­pre stan­ca, mio mar­i­to, il tenore Johanns­son, ave­va per­so la voglia di cantare, i miei figli non sor­ride­vano più, la pre­oc­cu­pazione di mia madre era sali­ta alle stelle. Per questo, su con­siglio del mio medico di base, ho pro­gram­ma­to un ricovero in ospedale a Bres­cia, per rifare tut­ti gli accer­ta­men­ti. Per far­lo ho dovu­to grad­ual­mente ridurre i trat­ta­men­ti far­ma­co­logi­ci fino a elim­i­narli. Ma la svol­ta è arriva­ta il 18 set­tem­bre, pochi giorni pri­ma di andare in ospedale — rac­con­ta Jona-. Con i tre bam­bi­ni e mio mar­i­to abbi­amo parte­ci­pa­to, quel pomerig­gio al funerale di un par­ente a Maguz­zano. E nel­la chiesa, ho pre­ga­to Dio. Ero piena di dolore per la mia situ­azione. Ho chiesto di toglier­mi quel male, ho chiesto a Dio di far­mi guarire. Si ho pre­ga­to per me stes­sa, per un mira­co­lo. E, subito, mi sono sen­ti­ta soll­e­va­ta, lib­era, ser­e­na, in pace. Mi sen­ti­vo bene. Mio mar­i­to, men­tre i giorni pas­sa­vano, mi tele­fon­a­va e io lo ras­si­cu­ra­vo dicen­dogli che sta­vo bene, che res­pi­ra­vo nor­mal­mente, che non ave­vo più affan­no nonos­tante aves­si inter­rot­to le cure. Le con­ferme di quel­la che viene defini­ta gua­ri­gione sono arrivate poche set­ti­mane più tar­di, con i riscon­tri delle anal­isi del ricovero in ospedale a Bres­cia. I medici mi han­no det­to che non ave­vo nul­la ai pol­moni se non qualche pic­co­la cica­trice, tes­ti­mone del­la pre­sen­za in pas­sato del­la malat­tia. I test sono risul­tati tut­ti neg­a­tivi. Da allo­ra sono trascor­si 5 mesi, sto bene, respiro nor­mal­mente, non ho più pre­so un far­ma­co. Ave­vo fat­to una promes­sa a Dio quel 18 set­tem­bre in chiesa a Maguz­zano, cioè di tes­ti­mo­ni­are quan­to sarebbe accadu­to. Per questo ho rac­con­ta­to la mia vicen­da al Car­di­nal Cas­sidy che l’ha riferi­ta al San­to Padre. Per questo nei giorni scor­si siamo andati tut­ti a Roma e siamo sta­ti rice­vu­ti dal Pon­tefice assieme ad una venti­na di per­sone». Fin qui il rac­con­to di Jona, pun­teggia­to da qualche atti­mo di com­mozione. La sig­no­ra Johanns­son che vive con la famiglia a Desen­zano, sor­ride e se ne va. È l’ora di pran­zo e cuci­na, for­nel­li e famiglia la recla­mano. Per lei la vita è ricominciata.

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