Il progetto gardesano di introduzione alla vela per i non vedenti fa proseliti. Un successo la presenza alle Paraolimpiadi in Grecia

Homerus, scuola di vita

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Le per­sone abili e diver­sa­mente abili devono pot­er vivere sul­lo stes­so piano, anche nel­lo sport. E’ questo il mes­sag­gio che Home­rus, l’associazione garde­sana atti­va da tem­po nel cam­po del­la pro­mozione del­la vela tra i non veden­ti, ripro­pone con azioni con­crete. E le recen­ti Paraolimpia­di di Atene han­no for­ni­to un nuo­vo spun­to per affer­mare questo prin­ci­pio, basato sull’uguaglianza tra gli atleti pur nel­la dif­feren­za che la natu­ra ha sta­bil­i­to. E così, dopo la con­clu­sione dei giochi in Gre­cia sul (l’associazione è nata qui) tira­no le somme di un’esperienza che ha vis­to la pre­sen­za ad Atene di una del­egazione di Home­rus com­pos­ta da cinque velisti ciechi: Francesco Alborghet­ti, Lui­gi Bertan­za, Gio­van­ni Bosio, Diego Chi­a­pel­lo ed Enri­co Sosio. A dare sosteg­no alla squadra c’erano il pres­i­dente-fonda­tore del sodal­izio, Alessan­dro Gaoso (ex cam­pi­one di vela), il vicepres­i­dente Giulio Com­boni e il volon­tario Clau­dio Valle. Gaoso ha ricorda­to che «gli equipag­gi di Home­rus era par­ti­ti per la Gre­cia per offrire una dimostrazione delle capac­ità veliche rag­giunte dagli atleti non veden­ti. Si vol­e­vano anche coin­vol­gere velisti nonve­den­ti di quel Paese e di altre nazion­al­ità, insieme ai mem­bri del comi­ta­to orga­niz­za­tore delle Paraolimpia­di, con un obi­et­ti­vo pre­ciso: vor­rem­mo che la dis­ci­plina che abbi­amo inven­ta­to ven­ga inseri­ta nel cal­en­dario delle Paraolimpia­di del 2008, a Pechi­no». Per i garde­sani, quel­lo ate­niese è sta­to un aut­en­ti­co suc­ces­so di immag­ine, con­siderati i numerosi incon­tri con le autorità e con gli sportivi gre­ci: con­cer­ti, cene, incon­tri con la stam­pa, ma soprat­tut­to allena­men­ti e un con­fron­to con Ioan­nis Pon­tikis, pres­i­dente del­la Fed­er­azione nazionale gre­ca dei ciechi. E Gaoso ha volu­to ricor­dare alcu­ni pas­sag­gi dell’intervento di Pon­tikis; affer­mazioni nel­la direzione di quan­to il cam­pi­one garde­sano sostiene da tem­po, cioè che le Olimpia­di devono fornire le medes­i­ma oppor­tu­nità a tut­ti, dis­abili com­pre­si, stu­dian­do oppor­tune regole da appli­care. «L’evento del­la Paraolimpiade con la sua for­ma odier­na non ono­ra la soci­età e non por­ta avan­ti la battaglia per la nos­tra inte­grazione sociale — ha det­to Pon­tikis — poiché i dis­abili non apparten­gono a un altro mon­do. Ten­ti­amo, com­bat­ten­do con­tro tante dif­fi­coltà, di com­petere nel­lo sport in una comune orga­niz­zazione dove questo è pos­si­bile, cel­e­bran­do lo sfor­zo e la parte­ci­pazione. Perfi­no il ter­mine Paraolimpiade sem­bra qual­cosa di diver­so: mostra un cer­to razz­is­mo, con­dannabile. Oggi, intan­to, dimos­tri­amo che con le nuove tec­nolo­gie i non veden­ti riescono a ori­en­tar­si sul mare e a nav­i­gare da soli; a essere autono­mi in questo dif­fi­cile, ma bel­lis­si­mo sport».

Parole chiave: