La costruzione da parte di Filippo delle Vacche iniziò nel 1453. Ci vollero quasi cinquant’anni per completare il grande edificio. Salò celebra i fasti del primato religioso che conseguì insieme a quello politico

I 500 anni del Duomo della Magnifica Patria

05/09/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Salò

I fasti del­la pic­co­la cap­i­tale rinasci­men­tale del Gar­da, Salò, si rin­no­vano in questi giorni nell’ambito delle inizia­tive per i 500 anni del Duo­mo, la par­roc­chia di San­ta Maria Annun­zi­a­ta. Il Duo­mo è il cuore del­la cit­tà, il sim­bo­lo dell’autorità reli­giosa a due pas­si da quel­lo del potere ammin­is­tra­ti­vo, il Palaz­zo del­la Mag­nifi­ca Patria, oggi sede munic­i­pale. È la chiesa madre in cui le vicende reli­giose degli ulti­mi cinque sec­oli si fon­dono con quelle storiche, cul­tur­ali e artis­tiche. Con il Duo­mo, costru­ito da Fil­ip­po delle Vac­che a par­tire dal 1453 e con­sacra­to nell’ottobre del 1502, Salò espresse la con­sapev­olez­za del pro­prio pri­ma­to politi­co quale cap­i­tale del­la Mag­nifi­ca Patria e l’aspirazione a rive­stire lo stes­so ruo­lo anche in cam­po reli­gioso. Oggi, come allo­ra, Salò si ripro­pone come per­no di una comune apparte­nen­za a un’unica realtà, quel­la garde­sana, che non è solo geografi­ca, ma anche e soprat­tut­to cul­tur­ale. In questo sta il sig­ni­fi­ca­to del­la con­cel­e­brazione con i Vescovi di Bres­cia, Verona e Tren­to, in pro­gram­ma saba­to 7 set­tem­bre, il momen­to spir­i­tuale che di fat­to apre il per­cor­so autun­nale delle inizia­tive reli­giose e cul­tur­ali pre­dis­poste per cel­e­brare deg­na­mente l’anniversario. I pre­suli delle Dio­ce­si garde­sane cele­br­eran­no una Mes­sa solenne alle 11.30. Saran­no pre­sen­ti autorità provin­ciali e garde­sane. Per l’accompagnamento can­ta­to giunger­an­no corali da tut­to il Gar­da. Sem­pre saba­to, l’inaugurazione di un grande even­to cul­tur­ale ded­i­ca­to alla pro­duzione pit­tor­i­ca a Salò tra Quat­tro e Cinque­cen­to: la mostra «Tav­o­lette lignee a Salò — per­cor­si nel­la pit­tura, 1475 — 1513» (7–29 set­tem­bre, salone del­la Domus). La rasseg­na, pro­mossa da Par­roc­chia e Comune in col­lab­o­razione con i Civi­ci Musei di Arte e Sto­ria di Bres­cia, pre­sen­ta per la pri­ma vol­ta al pub­bli­co i risul­tati di una ricer­ca che ave­va pre­so il via con il recu­pero delle tav­o­lette lignee del­la Sala dei Provved­i­tori, nel palaz­zo munic­i­pale, pro­mosso dal Sorop­ti­mist club Gar­da Sud pre­siedu­to dal­la prof.ssa Afra Vez­zoli di Giovine. La mostra, cura­ta da Mon­i­ca Ibsen, focal­iz­za l’attenzione sul­lo splen­di­do sof­fit­to, anco­ra inte­gro, del salone d’onore del­la canon­i­ca del Duo­mo, ogget­to di uno stu­dio da parte del­la stes­sa Ibsen e di Pao­la Bon­fa­di­ni, esper­ta di sto­ria del­la miniatu­ra e delle arti appli­cate a Bres­cia. L’estensione del­la ricer­ca dal sof­fit­to del­la Sala dei provved­i­tori a quel­lo del­la canon­i­ca ha riv­e­la­to un quadro del­la pro­duzione pit­tor­i­ca a Salò tra Quat­tro e Cinque­cen­to assai più com­p­lesso di quan­to non apparisse fino­ra. «Le tav­o­lette dei due sof­fit­ti — spie­gano gli orga­niz­za­tori del­la mostra -, da un lato rap­p­re­sen­tano attes­tazioni sig­ni­fica­tive di una tipolo­gia dec­o­ra­ti­va dif­fusa nell’Italia set­ten­tri­onale ma poco o nul­la doc­u­men­ta­ta nel­la Riv­iera garde­sana, e dall’altro cadono in una fase del­la vicen­da artis­ti­ca salo­di­ana fino­ra des­o­lata­mente pri­va di opere pit­toriche: per questo nel­la mostra ven­gono pro­posti un excur­sus nel­la pro­duzione bres­ciana di tav­o­lette lignee ed un per­cor­so nel­la cul­tura artis­ti­ca di Salò tra 1475 e 1513». Dall’accostamento tra i due cicli pit­tori­ci emerge chiara­mente l’autografia uni­taria, anche se tra la dec­o­razione del­la Sala dei Provved­i­tori e il sof­fit­to del­la Canon­i­ca trascorse prob­a­bil­mente un trenten­nio. Alle tav­o­lette, inoltre, si sal­da un vas­to cor­pus di affres­chi spar­si per la Valte­n­e­si, la Valsab­bia e Salò, spes­so di ele­va­ta qual­ità e ricon­ducibili allo stes­so mae­stro, figu­ra anco­ra osti­nata­mente anon­i­ma. La mostra viene affi­an­ca­ta dal­la pub­bli­cazione di un vol­ume degli stes­si cura­tori. Un ulte­ri­ore tas­sel­lo del­la grande opera di scop­er­ta e di inter­pre­tazione del grande pat­ri­mo­nio artis­ti­co rinasci­men­tale dell’antica cap­i­tale del Gar­da bresciano.

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