Presentati a Cassone i risultati dell’esperimento riuscito per la prima volta ai tecnici dell’Istituto di San Michele.
Buone prospettive di sopravvivenza per il pesce a rischio di estinzione

I carpioni si sono riprodotti in allevamento

18/11/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Fer­nan­do Lunel­li, tec­ni­co, e Francesca Ciut­ti biolo­ga, sono rius­ci­ti a far ripro­durre il in cat­tiv­ità. Non era mai accadu­to pri­ma e la scop­er­ta apre uno spi­raglio di sper­an­za sul­la soprav­viven­za del salmonide, endemi­co al lago di Gar­da, sostanzial­mente scom­par­so dalle reti dei pesca­tori da una venti­na d’anni tan­to da far­lo inserire nel­la lista delle specie in via d’estinzione. La biolo­ga ha stu­di­a­to la specie «salmo car­pio», che vive in branchi a grande pro­fon­dità, arrivan­do ad esclud­ere attra­ver­so l’analisi del dna d’un fram­men­to di pin­na, una par­entela con la lacus­tre e prospet­tan­do invece un incro­cio fra la mar­mora­ta ed il cep­po adri­ati­co del­la fario. Nes­suna certez­za sul­la ripro­duzione che alcu­ni riten­gono avven­ga in due dif­fer­en­ti peri­o­di dell’anno ma che potrebbe invece occu­pare un uni­co lun­go peri­o­do fra autun­no e pri­mav­era inoltra­ta, e nem­meno sui luoghi di fre­ga, che i vec­chi pesca­tori riten­gono avvenire sui fon­dali lun­go strisce di cos­ta rip­ulite dai deposi­ti algali dalle frane inabis­sate­si dal­la mon­tagna. In pas­sato nell’incubatoio di Bar­dolino si ottenevano, mungen­do esem­plari pescati, avan­not­ti da reim­met­tere nel lago in super­fi­cie, con risul­tati quan­tomeno dis­cutibili. Quan­do è sta­to deciso di avviare, con San Michele, un esper­i­men­to nell’alto lago, Riva ha dato ampia col­lab­o­razione: in par­ti­co­lare il vet­eri­nario Fran­co Gat­ti ha accer­ta­to che l’acqua dell’Albola pre­sen­ta­va carat­ter­is­tiche di purez­za com­pat­i­bili, l’assessore Mat­teot­ti ha accetta­to di stanziare un finanzi­a­men­to, il pro­pri­etario ha mes­so a dis­po­sizione il ter­reno in fian­co all’Albola dove sono state sis­te­m­ate tre vasche in cui gli avan­not­ti sono cresciu­ti decisa­mente bene durante l’estate 2007. Nel novem­bre i maschi cresciu­ti in cat­tiv­ità sono andati in fre­ga, ma non le fem­mine. La svol­ta è arriva­ta nell’agosto suc­ces­si­vo quan­do anche le fem­mine (lo sfasa­men­to è nat­u­rale anche nelle trote) si sono dimostrate pronte per la ripro­duzione, subito segui­te, per una sec­on­da vol­ta, dai maschi. Solo un quin­to delle 25.000 uova fecon­date ha dato segui­to ad esem­plari bel­li e sani: delle altre ‑dato l’altissimo rap­por­to di con­san­guineità- una parte sono morte, le altre han­no prodot­to esem­plari defor­mi. Il che, ha spie­ga­to Lunel­li, pone un prob­le­ma che solo i pesca­tori sono in gra­do di risol­vere: sic­come non è più pos­si­bile con­tin­uare ad incro­cia­re gli esem­plari in cat­tiv­ità data la con­san­guinetà, ser­vono esem­plari maschi da mun­gere per avere la pos­si­bil­ità di fecon­dare le uova con dna nuo­vo. La col­lab­o­razione è sta­ta assi­cu­ra­ta: bas­ta una tele­fona­ta dopo la cat­tura d’un mas­chio col lat­te. Ma i prob­le­mi da risol­vere sono anco­ra molti: per esem­pio, anzichè avan­not­ti in super­fi­cie, sarebbe forse meglio immet­tere uova embri­on­ate nelle aree di fre­ga. Nell’incontro avvenu­to nel vec­chio incu­ba­toio di Cas­sone che, con la con­sulen­za dell’architetto Lucio Dona­ti­ni, il comune ha trasfor­ma­to in museo del­la pesca, sono state get­tate le basi per una col­lab­o­razione che a sosteg­no dell’ittiologo Ivano Con­for­ti­ni e dell’Istituto di San Michele dovrebbe venire dalle tre province del Gar­da.

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