Al via la campagna ittiogenica della Provincia: partecipano 48 pescatori professionisti su Garda e Sebino. Fecondazione artificiale per 70 milioni di uova. Poi toccherà anche ai lucci

I coregoni nasceranno in provetta

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Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Un «aiuti­no» ai pesci del lago. Anzi, un «aiu­tone»: quest’anno saran­no 70 mil­ioni le uova di core­gone che si schi­ud­er­an­no gra­zie alla fecon­dazione arti­fi­ciale nelle vasche di uno sta­bil­i­men­to, al riparo dunque dal­la minac­cia dei preda­tori e dei liv­el­li «bal­leri­ni» delle acque del lago, che spes­so las­cia in sec­ca le uova deposte vici­no a riva. È una cosa che si fa da tan­tis­si­mo tem­po, ma ques­ta si annun­cia come la più vas­ta cam­pagna ittio­geni­ca mai ten­ta­ta qui. Dopo i core­go­ni toc­cherà ai luc­ci, men­tre sono in cam­po prog­et­ti di sal­vatag­gio anche per aole e car­pi­oni, le specie più a ris­chio, pri­mi pas­si di un vero e pro­prio piano di riequi­lib­rio fau­nis­ti­co per i pesci del Gar­da. Dopo anni di impeg­no ma anche di dif­fi­coltà, è entra­to a pieno regime il nuo­vo impianto ittio­geni­co di Desen­zano. E molto si può fare rispet­to al pas­sato. Ripro­duzione artif­i­cale? Fun­ziona così. Da ieri sono entrati in azione 45 pesca­tori pro­fes­sion­isti del , e 3 del lago d’Iseo, autor­iz­za­ti dall’Amministrazione provin­ciale. Han­no cala­to le loro reti per pescare core­go­ni il cui des­ti­no non è solo quel­lo di finire in padel­la: tut­ti i pesci cat­turati, che sono nel peri­o­do del­la ripro­duzione, ver­ran­no pri­ma spre­mu­ti per estrarre le uova dalle fem­mine e il seme dai maschi. Mis­chi­an­do il «bi-com­po­nente», si com­pirà il mira­co­lo del­la vita. La dif­feren­za, rispet­to a ciò che avviene in natu­ra, è che le uova fecon­date matur­eran­no nell’impianto di Desen­zano, tra vasche e ampolle di vetro. Dopo 40 giorni nascer­an­no cir­ca 60 mil­ioni di avan­not­ti (la per­centuale di schiusa è dell’80 per cen­to), che in gran parte ver­ran­no subito sem­i­nati nel lago. Altri (cir­ca 400 mila), rester­an­no un po’ più a lun­go in vas­ca: ver­ran­no liberati quan­do saran­no diven­tati pesci­oli­ni di 4 cen­timetri, sper­i­men­tan­do così la pos­si­bil­ità di dar­gli mag­giori pos­si­bil­ità di soprav­viven­za. Doman­da: per­chè tut­to questo? Non si può sem­plice­mente las­ciar fare alla natu­ra? Natu­ra ormai è un con­cet­to teori­co: le dighe a monte e a valle ren­dono insta­bili i liv­el­li dell’acqua, ci sono preda­tori che una vol­ta non c’erano, c’è l’uomo tut­to intorno con il suo inquina­men­to, che riduce le capac­ità ripro­dut­tive dei pesci. «In natu­ra — spie­ga Gae­tano Gen­tili, itti­ol­o­go con­sulente del­la Provin­cia — le uova rischi­ano molto di più: i preda­tori, la nat­u­rale mor­tal­ità, un abbas­sa­men­to dei liv­el­li del lago arrivano a far morire fino all’85 per cen­to delle uova in certe annate. Con la ripro­duzione arti­fi­ciale creiamo una sor­ta di ris­er­va strate­gi­ca». L’uomo inter­viene per lim­itare gli squilib­ri che lui stes­so ha provo­ca­to, e con­tin­ua a provo­care. Ma è con­for­t­ante sapere che il Gar­da bres­ciano si è mes­so sul­la stra­da di un riequi­lib­rio dell’ittiofauna. Non solo core­go­ni (che pure han­no molto mer­ca­to per­chè buoni da man­gia­re), ma anche altre specie autoc­tone saran­no al cen­tro di inter­ven­ti. Tra fine feb­braio e mar­zo sarà il luc­cio al cen­tro di una cam­pagna di ripro­duzione arti­fi­ciale, sem­pre con la col­lab­o­razione dei pesca­tori pro­fes­sion­isti, gui­dati dal desen­zanese Mar­co Cav­al­laro: i luc­ci ripro­dut­tori ver­ran­no cat­turati con appo­site nasse (quelle chia­mate «ver­tovel­li» o «aero­plani» dai pesca­tori del Gar­da), anche loro spre­mu­ti delle uova, e in questo caso saran­no poi liberati: l’obbiettivo è di due mil­ioni di uova. Un buon inizio.

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