Le magagne della struttura (consegnata un anno fa) rischiano di far saltare l'attrazione clou del Carnevale Nel capannone di S.Giorgio impossibile lavorare in sicurezza

I costruttori di carri dicono «Basta!»

09/11/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

I costrut­tori dei car­ri di sono stu­fi di sospendere il lavoro quan­do piove: il capan­none a S.Giorgio dove oper­a­no, ulti­ma­to un anno fa, con­tin­ua a fare acqua. Lo sono a tal pun­to che han­no deciso di bloc­care l’at­tiv­ità fino a quan­do non ver­rà ripara­to il tet­to «colabro­do». Non scherzano: pros­eguiran­no nel­la protes­ta anche se ciò sig­ni­ficherà far saltare la sfi­la­ta clou del­la man­i­fes­tazione allegorica.Mario Mat­teot­ti, pres­i­dente del comi­ta­to car­ri, è cat­e­gori­co: «Non pos­si­amo resistere per ore in questo ambi­ente umi­do con le pareti intrise di piog­gia. Ne va del­la nos­tra salute. Ma l’aspet­to più pre­oc­cu­pante è la sicurez­za. Sulle apparec­chia­ture elet­triche cade in con­tin­u­azione l’ac­qua pio­vana. Spe­ri­amo che inter­rut­tori e prese siano a tenu­ta stagna, ma c’è ugual­mente pau­ra del­la «scos­sa» per via del capan­none real­iz­za­to com­ple­ta­mente in las­tre metal­liche. Come si fa a usare il tra­pano elet­tri­co, la sal­da­trice o la mola a dis­co con i pie­di nel­l’ac­qua? Sarebbe non osser­vare le più ele­men­tari norme di pre­ven­zione e le cronache ripor­tano fre­quente­mente a quali con­seguen­ze potrem­mo andare incon­tro. Vi è poi il prob­le­ma del­la con­ser­vazione dei car­ri real­iz­za­ti in gran parte con la car­tapes­ta, che sicu­ra­mente si dete­ri­or­eran­no rima­nen­do per tan­to tem­po in un luo­go umi­do. Se il Gran Carnevale subirà un flop — sen­ten­zia Mario Mat­teot­ti — la col­pa ricadrà sul Comune, pro­pri­etario del capan­none. E’ da mar­zo, da quan­do si sono ver­ifi­cate le prime infil­trazioni, che ho seg­nala­to il prob­le­ma all’asses­sore com­pe­tente ed all’Uf­fi­cio tec­ni­co. Da allo­ra ho rice­vu­to solo promesse ed il risul­ta­to lo si ha nei giorni di mal­tem­po. La scor­sa set­ti­mana, dopo l’en­nes­i­mo mio sol­lecito, il respon­s­abile del­l’uf­fi­cio tec­ni­co comu­nale ha invi­a­to una let­tera di dif­fi­da alla dit­ta rovere­tana costrut­trice del capan­none ed al diret­tore dei lavori, un pro­fes­sion­ista arcense, con la quale sol­lecita un inter­ven­to riso­lu­ti­vo per il tet­to e per le altre mag­a­gne riscon­trate. Nel frat­tem­po è piovu­to anco­ra e l’ac­qua è pen­e­tra­ta nuo­va­mente tra i car­ri in preparazione. Bas­ta, noi ci fer­mi­amo finché. la situ­azione sarà nor­male». «Vor­rei riv­ol­gere delle domande agli ammin­is­tra­tori e ai tec­ni­ci comu­nali — con­cluce Mat­teot­ti -. Come è pos­si­bile che un capan­none ulti­ma­to nel novem­bre 2002 e costa­to cir­ca 600 mil­ioni di vec­chie lire, dopo poco tem­po richie­da delle riparazioni al tet­to? È sta­to col­lauda­to e con quale esi­to? Gen­eral­mente vale un lun­go peri­o­do di garanzia per le nuove costruzioni. Vale anche per questa?».

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