Nel 2004 l’amministrazione ha stipulato il contratto con un istituto di credito, risparmiando nel passaggio tra tasso fisso e tasso variabile.
Sottoscritti per un anno su un mutuo, poi i margini del vantaggio si sono ridotti e il Comune ha deciso di ve

I «derivati»? A Lonato rendono bene

14/11/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
William Geroldi

Se lo conosci non lo evi­ti. Ma lo maneg­gi con cura, e allo­ra non è det­to che non si finis­ca con il ricavarne dei risul­tati pos­i­tivi per le finanze pub­bliche. Eccoli, i famosi e tan­to bis­trat­tati «derivati», croce (tan­ta) e delizia (poca) per quei Comu­ni che han­no pen­sato di farvi ricor­so per «ridurre» il cos­to dei deb­iti contratti.Il Comune di Lona­to l’ha scop­er­to nel 2004 sot­to­scriven­do il deriva­to con un isti­tu­to ban­car­io scel­to attra­ver­so una gara d’appalto. L’antefatto è l’esistenza di alcu­ni mutui acce­si alla metà degli anni ’90 con la Cas­sa deposi­ti e presti­ti per un val­ore tradot­to in euro di cir­ca 6 mil­ioni, al tas­so fis­so del 6 per cen­to. Con il pas­sare degli anni i tas­si scen­dono, ma il Comune con­tin­ua ad ammor­tiz­zare il deb­ito al 6 per cento.LA RINEGOZIAZIONE dei mutui non por­ta alcu­ni ben­efi­ci, nel frat­tem­po lo Sta­to «legit­ti­ma» la finan­za cre­ati­va fino a san­cire in modo defin­i­ti­vo con la Legge finanziaria 2002 la pos­si­bil­ità di uti­liz­zare stru­men­ti derivati da parte degli enti locali. A Lona­to le banche bus­sano alla por­ta del Comune per pro­porre l’adozione del deriva­to sul mutuo in vita con la Cas­sa deposi­ti e presti­ti. Atten­zione: gli isti­tu­ti di cred­i­to gio­cano un ruo­lo deci­si­vo in questo sis­tema per­chè sono il per­no che fa girare i derivati. L’ufficio trib­u­ti guida­to da Davide Boglioni istru­isce la prat­i­ca, la giun­ta delib­era e l’argomento appro­da anche in Con­siglio comu­nale per la mag­gior con­di­vi­sione pos­si­bile del­la scelta. Lo stru­men­to pro­pos­to è estrema­mente sofisti­ca­to, com­pren­der­lo nelle pieghe e inserire clau­sole in gra­do di met­tere al riparo il Comune da spi­acevoli sor­p­rese richiede tem­po. Il deriva­to, in buona sostan­za, si fa cari­co di estinguere il mutuo al 6 per cen­to del Comune men­tre quest’ultimo resti­tu­isce all’istituto di cred­i­to una rata a tas­so vari­abile pari al 3,75 per cen­to all’inizio. La com­mis­sione è già sta­ta deter­mi­na­ta in prece­den­za nell’ambito del­la gara per il deriva­to. E il van­tag­gio per la ban­ca? Con­sis­terà nel recu­per­are altrove la dif­feren­za tra il tas­so vari­abile e il tas­so fis­so (cir­ca il 2,25 per cen­to) del­lo stes­so deriva­to che inter­esserà investi­tori di Pae­si esteri con tas­si molto più alti e atti­rati dal sag­gio più con­tenu­to del tito­lo sot­tostante, cioè il con­trat­to con la Cas­sa deposi­ti e prestiti.Il Comune invece risparmia gra­zie al più bas­so tas­so vari­abile, con un par­ti­co­lare deci­si­vo: il «gio­co» con­viene fino a quan­do la nuo­va rata non supera il tas­so fis­so, ovvero il sei per cen­to. Può anche andare oltre a dire il vero, ma è oppor­tuno allo­ra che il Comune si pre­mu­nis­ca in sede di con­trat­to con la deter­mi­nazione di un tet­to massimo.A Lona­to la con­ve­nien­za dell’operazione è dura­ta all’incirca un anno, con la for­bice tra tas­so fis­so e vari­abile che è anda­ta via via riducen­dosi. Fino a quan­do la ban­ca ha con­siglia­to al Comune di uscirne e vendere il deriva­to come un nor­male prodot­to finanziario. Il Comune ha pro­ce­du­to real­iz­zan­do un rica­vo di cir­ca 270 mila euro, frut­to di cir­ca 136mila euro di inter­es­si risparmiati in un anno e il resto frut­to del­la ven­di­ta del deriva­to. Per un solo anno, non si può cer­to dire che sia anda­ta male. Facile? Per nul­la. Boglioni spie­ga che il deriva­to è un mec­ca­n­is­mo di scam­bio dei tas­si d’interesse che per­me­tte di ben­e­fi­cia­re parzial­mente delle flut­tuazioni dei tas­si, ma se non adeguata­mente sorveg­lia­to può scap­pare di mano e allo­ra sono guai.PERCHÈ SI RISCHIA di pagare più del con­trat­to orig­i­nario e tirar­si fuori potrebbe anche costare un bag­no di sangue. «È un po’ come nelle azioni, quan­do sal­go­no — ammonisce Boglioni — non si vende per­chè si sta guadag­nan­do, ma quan­do i val­ori pre­cip­i­tano se non si è sta­ti capace di uscire in tem­po finisce male». Ne con­segue che come molti stru­men­ti finanziari, la preparazione di chi li adot­ta è deci­si­va per evitare brutte sor­p­rese. Boglioni non ha esi­tazioni nel ritenere il deriva­to uno stru­men­to utile, ma con­di­vide la neces­sità di un liv­el­lo di atten­zione ele­va­ta: «Si trat­ta di uno stru­men­to finanziario molto sofisti­ca­to che può inter­es­sare investi­tori di ogni parte del mon­do. Se poi questi stru­men­ti ven­gono offer­ti in val­u­ta estera il ris­chio è ancor più ele­va­to, e allo­ra con­siglio di val­utare molto bene». Una rif­les­sione che allarga il dibat­ti­to al liv­el­lo di preparazione dei Comu­ni nel val­utare e gestire queste oper­azioni di «finan­za creativa».