Completata l’illuminazione, sono ora visitabili le tele restaurate che arricchiscono la chiesa parrocchiale

I dipinti del Cinquecentonascondono un giallo

17/06/2008 in Attualità
A Affi
Di Luca Delpozzo
Maurizio Delibori

Com­ple­ta­ta l’illuminazione, ora sono vis­itabili le pit­ture cinque­cen­tesche scop­erte durante i restau­ri del­la par­roc­chiale di San Pietro. Il lun­go e com­p­lesso inter­ven­to di recu­pero, restau­ro e val­oriz­zazione che ha inter­es­sato la chiesa par­roc­chiale, ha ris­er­va­to una inter­es­sante quan­to mis­te­riosa sor­pre­sa: nel sot­totet­to del­l’ab­side in una stret­ta inter­ca­pe­dine di dif­fi­cile acces­so, vi è infat­ti una parete affres­ca­ta di qua­si 5 metri d’al­tez­za, che nel­la prim­i­ti­va chiesa quat­tro­cen­tesca dec­o­ra­va l’ar­co frontale del­l’ab­side. Si trat­ta di un dip­in­to raf­fig­u­rante un San Pietro benedi­cente sovras­ta­to da Dio Cre­atore, tra due volute di fin­to mar­mo che delim­i­tano due pae­sag­gi e rac­chiuse da girali monocrome.La pit­tura assume nuo­va luce anche in relazione al dip­in­to di San Gio­van­ni Bat­tista, attribuito a Gio­van­ni Caro­to, pre­sente nel­la sacres­tia. «Tutte le opere sono di grande val­ore artis­ti­co e, ora, anche doc­u­men­tario poiché alcune era­no sconosciute agli stori­ci del­l’arte. Non sap­pi­amo anco­ra chi siano gli autori delle opere sul fron­tone, forse del­la scuo­la del Morone, ma la qual­ità è innega­bile ed il peri­o­do artis­ti­co è più o meno quel­lo in cui il vesco­vo Gib­er­ti ha vis­i­ta­to la chiesa, tra il 1530 e 1540», spie­ga Mau­r­izio Tagli­api­etra che ha ese­gui­to il restau­ro. «Si nota come il fron­tone absi­dale dove­va essere dec­o­ra­to intera­mente e dal­l’e­same del­la tec­ni­ca pit­tor­i­ca si deduce che è sta­to ese­gui­to da due diver­si pit­tori, ma non si conoscono i motivi del­la sua cancellazione».La chiesa par­roc­chiale di Affi venne costru­i­ta in stile neo­clas­si­co tra il 1749 ed il 1761 ad uni­ca nava­ta, su prog­et­to di Ludovi­co Peri­ni, amplian­do una prece­dente chieset­ta roman­i­ca, attes­ta­ta anco­ra nel­l’XI-XII sec­o­lo ded­i­ca­ta a San Pietro, divenu­ta par­roc­chiale nel 1577 dopo la sep­a­razione da Cavaion. Il fron­tone supe­ri­ore con la figu­ra di San Pietro in cat­te­dra e prob­a­bil­mente una Annun­ci­azione, sono dip­in­ti a fres­co da sin­is­tra ver­so destra e dal­l’al­to in bas­so. Ma il dip­in­to risul­ta abban­do­na­to nel­la parte destra.«La Madon­na non è mai sta­ta dip­in­ta, men­tre l’Ar­can­ge­lo è com­pi­u­ta­mente ese­gui­to. L’in­tero affres­co non risul­ta essere sporco di fumo», con­tin­ua il restau­ra­tore. «L’ipote­si di un ciclo dec­o­ra­ti­vo inter­rot­to brus­ca­mente può essere verosim­i­le. Per­chè e quan­do? Sot­to il fron­tone con San Pietro, nel­la parte sin­is­tra, è vis­i­bile un San­t’An­to­nio Abate in gran parte dan­neg­gia­to da pas­sati inter­ven­ti; men­tre sul­la parete cor­rispon­dente al lato sin­istro del­la nava­ta vi è una figu­ra molto sbia­di­ta forse fem­minile, con le mani giunte, in abito rosso. Si può desumere, quin­di, che la chiesa fos­se dec­o­ra­ta inr tut­ta l’al­tez­za sul fronte absi­dale e in parte sul­la parete sinistra».Anche il dip­in­to del San Gio­van­ni Bat­tista, di Caro­to, oggi in sacres­tia, forse per qualche tem­po è sta­to can­cel­la­to alla vista (la data più vec­chia graf­fi­ta sul­la super­fi­cie risale al 1638); in questo caso l’opera potrebbe essere sta­ta ese­gui­ta pri­ma del­la visi­ta pas­torale del vesco­vo Gib­er­ti, che non la nom­i­na, ed essere rimas­ta nascos­ta per un centi­naio d’an­ni. «Per­ché can­cel­lare una dec­o­razione di alta qual­ità, cos­tosa e in buono sta­to di con­ser­vazione?», si chiede Tagli­api­etra, che ipo­tiz­za: «Può dar­si che la chiesa sia sta­ta con­trosof­fit­ta­ta per un ter­re­mo­to o per un’epi­demia di peste», even­to fre­quente tra XVI e XVII secolo.L’architetto Libero Cec­chi­ni che è sta­to il prog­et­tista dei lavori di restau­ro, ringrazia intan­to i finanzi­a­tori di questo recu­pero, la CariVerona per il grande affres­co di San Pietro e la Provin­cia di Verona per il San Gio­van­ni Bat­tista. «Sti­amo ora pen­san­do alla real­iz­zazione di un per­cor­so appos­i­to per rag­giun­gere la pit­tura e ren­der­la vis­i­bile gra­zie a una serie di spec­chi che ne con­sen­tano la vista, o con l’aper­tu­ra di una fines­tra nel­la chiesa», con­clude il par­ro­co don Car­lo Castagne­di, il quale intan­to con­sente la visi­ta del dip­in­to attra­ver­so le sale delle opere parrocchiali.[FIRMA]