L’incontro con il sottosegretario delude gli insegnanti del Carnacina

I docenti temono il licenziamento «Scuole professionali boicottate»

23/01/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

«Siamo delusi. Alla riu­nione con Valenti­na Aprea, sot­toseg­re­tario del min­is­tero dell’Istruzione e ricer­ca (Miur) han­no par­la­to qua­si esclu­si­va­mente dei licei e non si è det­to prati­ca­mente nul­la sulle scuole pro­fes­sion­ali». Questo il com­men­to di Nico­la Miran­dola, inseg­nante tec­ni­co-prati­co di sala bar all’Istituto di istruzione supe­ri­ore Car­naci­na, di ritorno da Castel­fran­co Vene­to (Tre­vi­so), dove si è tenu­ta una tavola roton­da per par­lare del­la rifor­ma nelle scuole supe­ri­ori. Con lui, oltre alla pre­side Anna Maria Silin­gar­di, c’erano altri docen­ti: Lucia Rossi, inseg­nante di ali­men­tazione, Mario Boni­ni, inseg­nante di ital­iano, Lucia Dall’Ovo, inseg­nante di dirit­to, Giuseppe Bis­chet­ti docente di cuci­na e Mau­ro Cop­pa inseg­nante di rice­vi­men­to. Nel frat­tem­po gli stu­den­ti del Car­naci­na face­vano sciopero e veni­vano rice­vu­ti in Comune dall’Amministrazione. «La riu­nione è inizia­ta alle 10.30 ed è ter­mi­na­ta dopo le 14.30», spie­ga Miran­dola, che alle 18 era già a scuo­la per il con­siglio di isti­tu­to. A Tre­vi­so si dove­va par­lare soprat­tut­to di for­mazione pro­fes­sion­ale e invece è sta­to solo rib­a­di­to che passer­e­mo sot­to le regioni, le quali poi dovran­no legifer­are in mer­i­to». Non sarebbe una prospet­ti­va entu­si­as­mante e i tem­pi sareb­bero tra l’altro stret­ti: «Per l’anno 2005–2006 tut­to dovrebbe restare come ora, ma l’anno suc­ces­si­vo il vec­chio sis­tema sarebbe già des­ti­na­to a cam­biare. Sarem­mo sot­to la giuris­dizione delle regioni: quelle che saran­no in gra­do di par­tire par­ti­ran­no, le altre potran­no far­lo più avan­ti». «La nos­tra posizione è sta­ta dife­sa da un inter­ven­to dell’Associazione nazionale pre­si­di (Anp) sec­on­do cui la rifor­ma, come è strut­tura­ta, divide la scuo­la in due bande, quel­la dei licei che sarebbe avvan­tag­gia­ta e la “sec­on­da gam­ba” del pro­fes­sion­ale che appare trat­ta­ta ini­qua­mente», pros­egue Miran­dola. «Insom­ma si è fat­to capire che sare­mo des­ti­nati a rimanere una fas­cia debole, con solo il 20 per cen­to di stu­den­ti su cui con­tare». Lo schema di decre­to è anco­ra tut­to da vedere, ma quan­to appare fino­ra pre­oc­cu­pa. Moti­vo per cui gli stu­den­ti sono sce­si in piaz­za per pre­venire «dis­as­tri irrepara­bili». «Dopo tre anni i ragazzi, con una qual­i­fi­ca pro­fes­sion­ale, ver­reb­bero immes­si nel mon­do del lavoro come pure al quar­to anno dopo il con­segui­men­to di un diplo­ma pro­fes­sion­ale. Per per­me­t­tere l’accesso all’università sarebbe invece pre­vis­to un quin­to anno pro­pe­deu­ti­co con immis­sione però nei licei. La nos­tra scuo­la, in par­ti­co­lare ques­ta che è un alberghiero, sarebbe vera­mente penal­iz­za­ta», con­tin­ua l’insegnante. Poi c’è il «neb­u­loso» nodo delle 990 ore annue con almeno il 25 per cen­to des­ti­na­to a «con­testi di lavoro». «Non si capisce bene come ver­rebbe gesti­ta la for­mazione, se a scuo­la, se in un’alternanza scuo­la-lavoro, e soprat­tut­to in che per­centuale», affer­ma Miran­dola. «Insom­ma, i con­tenu­ti del decre­to di rifor­ma non sono chiari e per noi inseg­nan­ti tec­ni­co-prati­ci si prospet­ta anche l’eventualità di perdere il lavoro». L’unica sper­an­za è che si arrivi a una trat­ta­ti­va. «Per for­tu­na anche il sen­a­tore Luciano Favaro di Forza Italia ha com­men­ta­to che questo schema non dà pari dig­nità alla scuo­la pro­fes­sion­ale e a quel­la liceale e che andrebbe quin­di stu­di­a­to in modo più appro­fon­di­to. Ma c’è chi ha lavo­ra­to con Aprea ed è con­vin­to che si deb­ba andare avan­ti velo­ce­mente per­ché, rispet­to all’Europa, siamo indi­etro e dob­bi­amo quin­di adeguarci».

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