Edicole, croci e capitelli sacri ricordano l’ antica devozione

I documenti più vecchi risalgono al XIII secolo

02/02/2001 in Cultura
Di Luca Delpozzo
s.b.

La riscop­er­ta di un pas­sato che nel­lo scor­rere del tem­po è anco­ra pre­sente tra le pieghe del ter­ri­to­rio lo si può «sco­prire» certe volte, anche risco­prire nei capitel­li edi­fi­cati dagli avi sul ter­ri­to­rio. È infat­ti l’espressione di una reli­giosità cala­ta in un pre­ciso con­testo stori­co e cul­tur­ale. Il ter­ri­to­rio di Lazise, che ovvi­a­mente com­prende anche le frazioni di Colà e Pacen­go, è assai ric­co di questi man­u­fat­ti. Per la pre­ci­sione ne esistono ben 67 nel capolu­o­go, 39 nel­la par­roc­chia di San Gior­gio in Colà e 23 nel­la par­roc­chia di San Gio­van­ni Bat­tista in Pacen­go. Ques­ta è in breve la sche­datu­ra che l’associazione Francesco Fontana ebbe a fare nel 1994, allorquan­do dette alle stampe il pri­mo quader­no dell’associazione inti­to­la­to appun­to «I capitel­li di Lazise, Colà e Pacen­go». È dif­fi­cile comunque sta­bilire l’epoca in cui è sta­ta costru­i­ta la mag­gior parte dei capitel­li esisten­ti sul ter­ri­to­rio. Non vi è infat­ti una esauri­ente doc­u­men­tazione di archiv­io. Per le opere più recen­ti è nec­es­sario quin­di fare rifer­i­men­to alle tes­ti­mo­ni­anze orali dei pro­pri­etari o di col­oro che sono a conoscen­za delle vicende che por­tarono alla loro edi­fi­cazione. «L’edicola più anti­ca», affer­ma Giulio Rama nel quader­no del­la Francesco Fontana, «è quel­la del­la Madon­na in trono, pos­ta all’esterno di San Nicolò al por­to, che risale al XIII sec­o­lo, men­tre la mag­gior parte degli altri appar­tiene al Nove­cen­to. A Lazise sono ben 55 sui 67 esisten­ti; Colà 31 sui 39 pre­sen­ti; a Pacen­go 17 su 23. Le cro­ci papali ed alcune edi­cole, con spic­ca­ta fun­zione pub­bli­ca, risal­go­no ai sec­oli XVIII e XIX. Ricor­do quelle di local­ità Valle­sana e Pos­alta, oppure nel cen­tro di Colà». Le date incise su alcu­ni capitel­li con spic­ca­ta fun­zione pub­bli­ca, ricor­dano momen­ti sig­ni­fica­tivi per la vita civile e reli­giosa dell’intera comu­nità. «L’edicola, la nic­chia, la croce, l’affresco sono cod­i­ci diver­si attra­ver­so i quali», sot­to­lin­ea Rama, un pre­ciso mes­sag­gio reli­gioso diven­ta pre­sente e famil­iare alla quo­tid­i­an­ità dell’uomo. Sono di fat­to forme di pietà indi­vid­uale e col­let­ti­va: il capitel­lo è for­ma di san­tu­ario domes­ti­co che per­me­tte di con­tin­uare il dial­o­go con il Trascen­dente». Sono, quin­di espres­sioni di una vera e pro­pria pietà popo­lare, spon­tanea, nel­la quale si man­i­fes­tano i sen­ti­men­ti più gen­ui­ni del «cuore» vero ed umano del­la gente, anche la più mod­es­ta sia dal pun­to di vista cul­tur­ale che sociale. Rap­p­re­sen­tano, in sin­te­si, una pag­i­na impor­tante per com­pren­dere la sto­ria locale, nel­la quale il sacro ed il pro­fano si fon­dono e diven­tano un vero «unicum» da tra­man­dare ai pos­teri. (s.b.)