In libreria l’originale strenna scritta da Giorgio Alemanni e dalla moglie Alessandra Rutigliano

I giorni della colonia, ricordi da sfogliare

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Di Luca Delpozzo
c.m.

Un’originale stren­na natal­izia per i cas­tiglione­si, da pochi giorni nelle librerie del­la cit­tad­i­na dell’Alto Man­to­vano. L’hanno scrit­ta a quat­tro mani Alessan­dra Rutigliano e Gior­gio Ale­man­ni, figlio del com­pianto Vit­to­rio, ex sin­da­co, apprez­za­to ammin­is­tra­tore e gior­nal­ista, per tan­ti anni pun­to di rifer­i­men­to del nos­tro quo­tid­i­ano nell’area cas­tiglionese, scom­par­so cinque anni fa. Il libro di Gior­gio Ale­man­ni e del­la moglie San­dra — la cop­pia vive da tem­po a — è all’insegna del­la nos­tal­gia: il ricor­do delle vacanze in colo­nia — che è poi lo spun­to per il tito­lo «Me, vo en Colo­nia!» — si mesco­la con quel­lo di una gioven­tù che ha vis­su­to inten­sa­mente anni cru­ciali del­la nos­tra sto­ria recente, quel­li del sec­on­do dopoguer­ra e del boom eco­nom­i­co, del pas­sag­gio dal­la cul­tura dei campi a quel­la del­la fab­bri­ca. Una pas­sag­gio che ha vis­to Cas­tiglione por­si alla tes­ta di uno svilup­po che l’ha trasfor­ma­ta nel giro di pochi decen­ni in una di quelle «pic­cole cap­i­tali di provin­cia» che han­no fat­to la for­tu­na del­la Lom­bar­dia. Alcu­ni brani pub­bli­cati sul peri­od­i­co «La cos­ta del­la bale­na» han­no rap­p­re­sen­ta­to il pun­to di parten­za del lavoro di Ale­man­ni, che ha poi allarga­to il suo rag­gio d’azione agli ami­ci del tem­po: «Ho cer­ca­to di ricor­dare quel­lo che loro non ave­vano più “in memo­ria” assem­b­land­o­lo a ciò che invece loro ricor­da­vano», scrive nel­la nota intro­dut­ti­va. Un per­cor­so a ritroso, alla ricer­ca di un tem­po per­du­to che, come per mira­co­lo, si mate­ri­al­iz­za sul­la car­ta. Non un viag­gio nell’Eden, sia ben chiaro, ma un tuffo nel pas­sato che ha las­ci­a­to il seg­no in una gen­er­azione di cas­tiglione­si i quali, oggi cinquan­ten­ni, pos­sono ritrovare e ritrovar­si nelle pagine dell’agile vol­umet­to. Per­son­ag­gi, avven­ture, ter­mi­ni dialet­tali, luoghi del­la giovinez­za scor­rono con leg­gerez­za, rega­lan­do una let­tura asse­ta­ta, che costringe ad arrivare in fon­do, per vedere come va a finire. I rac­con­ti­ni di Ale­man­ni ripor­tano a gal­la i ricor­di di Jeso­lo, quel­li di Temù e di Breguz­zo, delle «Sig­norine delle Colonie» alle quali il libro è in qualche modo ded­i­ca­to. Un tonif­i­cante bag­no nel­la nos­tal­gia per non dimen­ti­care il pas­sato e per dare sig­ni­fi­cati nuovi a un pre­sente che sem­bra lon­tano anni-luce da quei giorni feli­ci e spensierati.

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