Come vuole la tradizione, anche quest’anno si sono ritrovati (erano oltre 100) al «Massadrino» di Gina Baroldi. Tra i ricordi, la guerra, i paurosi bombardamenti e Villa Rosina, un tempo conosciuta casa di piacere

I gnari de le «Cà rote» fanno festa rievocando il passato

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Di Luca Delpozzo
f.mo.

A Desen­zano sono conosciu­ti come quel­li de le «Cà rote», case rotte. Orgogliosi ricor­dano che il loro rione, quel­lo di Cap­o­later­ra, è il più anti­co del­la cit­tad­i­na e ha dato i natali a un sin­da­co — Lui­gi Lai­ni, pri­mo cit­tadi­no per vent’anni -, tre vice sin­da­co, Gio­van­ni Gasperi­ni, Pietro Albieri, all’onorevole Piera Bonet­ti, al bravis­si­mo dis­eg­na­tore Attilio Rizzetti, e che tra le vie sono tran­si­tati anche con­ti e march­esi. Tra la gente da ricor­dare anche Anet­ta Cam­pagna scom­parsa all’età di 104 anni. Da due anni, ogni estate, «i gnari de le Cà rote», che tre anni fa han­no appos­to una tar­ga con tan­to di nome del bor­go, si ritrovano al «Mas­sadri­no» di Gina Barol­di. Giorni fa era­no in 110 a ricor­dare gli anni pas­sati, a fes­teggia­re il pre­sente e a far prog­et­ti sul futuro, pen­san­do già alla fes­ta del 2002. I ragazzi di ieri — comunque dal­lo spir­i­to gio­vanile — han­no ricorda­to le sas­sate con­tro i rivali delle altre con­trade desen­zane­si (Corte de’ spaven­ti e Con­tra­da dei bo) per far capire chi era il più forte; ed anco­ra, i bom­bar­da­men­ti del­la guer­ra, il treno cadu­to dal viadot­ti e smon­ta­to pez­zo per pez­zo di notte, i pol­li sot­trat­ti dai pol­lai quan­do la fame era vera. Ricor­da­ta, da molti con nos­tal­gia, anche Vil­la Rosi­na, che oggi è una vil­la padronale. «E’ sta­ta la più bel­la casa di toller­an­za di Desen­zano… C’era un viavai…». Con orgoglio si ricor­da che a le «Cà rote» c’era anche quel­la casa. Tem­pi che furono e che la nos­tal­gia ripro­pone oggi a dis­tan­za di 40 anni.

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