Jacchetti testimonial del lungometraggio sponsorizzato dalle Ulss venete

I locali del paese set contro l’alcolismo

22/10/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Para­ta di vip del mon­do del­lo spet­ta­co­lo sul . Occa­sione la reg­is­trazione del film I giorni per­du­ti prodot­to da Media Italia e dalle Ulss del Vene­to: un lun­gome­trag­gio di 55 minu­ti ded­i­ca­to alla pia­ga dell’alcolismo tra i gio­vani, che vede davan­ti alla macchi­na da pre­sa gli attori Ser­gio Muniz, la veronese Fed­er­i­ca Andreoli, Deb­o­rah Capri­oglio, Yespi­ca ed Enzo Iac­chet­ti, tan­to per citarne alcu­ni. Il film è diret­to da Bruno Gabur­ro e sarà pre­sen­ta­to a Verona all’inizio di feb­braio per poi andare in onda in pri­mav­era su Raidue o in uno spe­ciale di Por­ta a por­ta su Raiuno. Un lavoro che segue a ruo­ta il pri­mo lun­gome­trag­gio sul­la don­azione degli organi che ha ottenu­to un buon suc­ces­so di pub­bli­co e che sarà a breve ritrasmes­so da Raidue.In entrambe le pel­li­cole irrompe la sim­pa­tia inna­ta di Enzo Iac­chet­ti, incon­tra­to ieri all’hotel Cae­sius di Cisano pochi minu­ti pri­ma del via di uno dei ciack ambi­en­tati nel­la strut­tura ter­male, altri sono sta­ti real­iz­za­ti all’Hollywood. Sem­pre qui, giovedì ver­rà effet­tua­to il col­lega­men­to con la trasmis­sione pomerid­i­ana La vita in diret­ta di Cocuz­za per offrire antic­i­pazioni di un film che rac­con­ta la sto­ria di un gio­vane trentac­inquenne (Muniz) che beve sen­za saperne il moti­vo. Fer­ma­to per gui­da in sta­to d’ebbrezza, capisce che deve curar­si ed entra in un club di alcol­isti in trat­ta­men­to. Qui conosce un’infermiera (Andreoli) che gli starà vic­i­na nelle numerose ricadute causate anche dall’incontro con un’attrice alcol­iz­za­ta. Una sto­ria sem­plice, rac­con­ta con tono leg­gero, che vede come det­to anche un prezioso cam­meo, a tito­lo gra­tu­ito, di Enzo Iacchetti.«Non lo fac­cio per abbina­re la mia immag­ine al sociale», dice cortese il popo­lare artista dis­te­so sul divano alla ricer­ca di un son­nelli­no ris­tora­tore dopo un tour de force che l’ha por­ta­to solo a tar­da notte a , «lo fac­cio intan­to per­ché è il film di un mio ami­co che sti­mo tan­tis­si­mo, Bruno Gabur­ro, con il quale ho fat­to il pri­mo film del­la mia vita. Queste cose non si dimen­ti­cano. Poi, vab­bè, l’alcolismo è una pia­ga sociale. Io purtrop­po non ho avu­to tem­po per far una parte più grossa come avrebbe desider­a­to il reg­ista. Cer­to che ogni vol­ta che Gabur­ro fa un’opera di questo genere, vedi Il cielo può atten­dere ded­i­ca­to alla don­azione degli organi, mi piace esser­ci, non per pub­blic­ità. Mi inter­es­sa di più che i ragazzi la smet­tano di bere a 14 anni».Possono servire questi tipi di film a liv­el­lo di pre­ven­zione? «Cre­do di sì. Quel­lo sull’Aido è servi­to molto, è aumen­ta­ta la disponi­bil­ità a donare. Tut­tuavi avi­sogn­r­erebbe pub­bli­ciz­zarli di più questi lavori, per far­li vedere il più pos­si­bile: più li guar­di più dif­fon­di i mes­sag­gi pos­i­tivi e ottieni i risultati».Progetti? «Sto reg­is­tran­do Mamo tre a , altre 20 pun­tate, poi mi vedrete a Striscia la notizia dal 7 gen­naio insieme ad Ezio Greg­gio. Sarà la mia quat­tordices­i­ma edi­zione». Con lo stes­so entu­si­as­mo del de-but­to? «Odd­io, alla pri­ma c’è più che altro la pau­ra, l’adrenalina. Ero sta­to assun­to per una set­ti­mana, poi per un mese, due mesi, poi per nove e final­mente defin­i­ti­va­mente». Quali ten­sioni e sta­to d’animo sapen­do di gio­car­si tut­to in una set­ti­mana? «Cer­to, ma pen­si: ques­ta è una bel­la for­tu­na, cer­chi­amo di non perdere il treno». Chi deve ringraziare per la sua car­ri­era?. «Me stes­so, la mia caparbi­età, la mia pas­sione per questo lavoro».

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