Un antico contratto di grande interesse per gli studiosi di storia e lingua longobarda.

I Longobardi a Lonato

08/10/2013 in Cultura
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Di Redazione

Nell’Archivio Stori­co del Comune di Lona­to è con­ser­va­ta la perga­me­na con seg­natu­ra n. 337 che è un con­trat­to orig­i­nale di com­praven­di­ta di una biol­ca di ter­ra sita: “in curte Mal­ochi in con­tra­ta qui dic­i­tur in valle Focli­ni”, redat­to dal notaio Ben­venu­to di Cas­tiglione in data 14 gen­naio 1260 fra il ven­di­tore Tur­rel­lus figlio del fu Dans­mano di Cas­tiglione il quale dichiara “di pro­fes­sare e vivere sec­on­do la legge lon­go­b­ar­da” e vende una biol­ca di ter­ra ara­ti­va sita in “cur­tis Mal­ochi” e pre­cisa­mente “in con­tra­ta di valle Fochi­no” al prez­zo di sol­di impe­ri­ali 17 pagati dall’acquirente Cas­tiono figlio di Guidra­di anch’egli di Cas­tiglione.

Ques­ta Car­ta Lonatese è di grande inter­esse per gli stu­diosi di sto­ria e lin­gua lon­go­b­ar­da.

Essa dimostra quan­to a lun­go si è con­ser­va­ta pres­so la popo­lazione locale la civiltà e il modo di vivere dei che uffi­cial­mente ces­sarono la loro dom­i­nazione con la vit­to­ria dei Franchi e l’incoronazione di Car­lo Mag­no a imper­a­tore del Sacro Romano Impero dal papa Leone III, cel­e­bra­ta in San Pietro la famosa notte di del 800.

Il prezioso doc­u­men­to lonatese dimostra che anco­ra dopo ben quat­tro sec­oli la loro civiltà era anco­ra ben rad­i­ca­ta pres­so le nos­tre popo­lazioni.

L’uso del­la lin­gua dei Lon­go­b­ar­di (popo­lo che invase l’Italia nel 568) declinò rap­i­da­mente a par­tire dal VII sec­o­lo poiché gli inva­sori adot­tarono rap­i­da­mente il vol­gare neo­lati­no par­la­to dalle popo­lazioni locali, come com­pro­va l’Editto del loro re Rotari del 643 — che pure era pro­mul­ga­to per i soli Lon­go­b­ar­di – il quale fu com­pos­to in lati­no, anche se esso con­tiene numerose parole lon­go­b­arde in for­ma più o meno latiniz­za­ta. Le ultime attes­tazioni dell’uso del­la lin­gua lon­go­b­ar­da sem­bra­no giun­gere non oltre l’anno mille, anche se per molti stori­ci essa si estinse tra l’VIII e IX sec­o­lo.

Il ven­di­tore Tur­rel­lus dichiara di vivere pro­fes­san­do la legge lon­go­b­ar­da cioè di seguire pub­bli­ca­mente le leg­gi di Rotari quat­tro sec­oli dopo che il reg­no lon­go­b­ar­do non esiste­va più.

L’atto notar­ile pre­cisa che la biol­ca di ter­ra ven­du­ta si trova­va nelle corte di Mal­oc­co, in con­tra­da Fochi­ni. Già questi soli ter­mi­ni ci por­tano ad alcune con­sid­er­azioni. In pri­mo luo­go va ricorda­to che i Lon­go­b­ar­di non fecero una occu­pazione totale dei ter­ri­tori con­quis­ta­ti, ma si stanziarono solo in alcune local­ità medi­ante quelle unità politi­co-mil­i­tari che essi chia­ma­vano “fare”, strut­ture orga­niz­zate del­la pic­co­la pro­pri­età ter­ri­era, quelle che nei sec­oli suc­ces­sivi dell’alto Medio­e­vo ripresero il ter­mine lati­no “corte”, spazio chiu­so che com­pren­de­va il com­p­lesso di terre con case e poderi cos­tituen­ti un’unità eco­nomi­ca­mente chiusa e autono­ma, divisa in “con­trate”: ripren­den­do cioè il “sis­tema curtense” di orig­ine romana. Anche il ter­mine “biol­ca” deri­va dal lati­no “bubul­cus” che era l’estensione di ter­ra pari al trat­to che il bifol­co pote­va arare in un giorno con un paio di buoi.

Numerosi topon­i­mi lon­go­b­ar­di, in lin­gua orig­i­nale o latiniz­za­ta, si trovano a Lona­to anco­ra ai giorni nos­tri, spe­cial­mente nelle zone di Esen­ta e Ven­za­go, ma anche fra Lona­to e Cal­ci­na­to come ci ricor­da la ben nota chiesa di Sant’Anna di Gaz­zo. Gaz­zo infat­ti era chiam­a­to dai Lon­go­b­ar­di il ter­reno a bosco o al altre colti­vazioni, ad uso col­let­ti­vo.

Intorno a Castel­ven­za­go sono numerose le terre chia­mate “brede” cioè campi sub­ur­bani. Numerose sono anco­ra oggi le “cor­ti”, oltre quel­la di Mal­oc­co, cita­ta nel con­trat­to soprac­i­ta­to: abbi­amo le cor­ti di San Roc­co e corte Bet­ti­na nel Ven­za­go  e la corte Fer­rari­ni vic­i­na alla local­ità For­naci dei Gorghi. La stra­da che da Esen­ta por­ta al cimitero, chia­ma­ta “via Staffo­lo” con­ser­va il raro topon­i­mo lon­go­b­ar­do: “staffi­lo” cioè “palo di con­fine”.

Sarebbe altret­tan­to inter­es­sante la ricer­ca dei vocaboli lon­go­b­ar­di che sono sopravvis­su­ti  nel dialet­to lonatese.

Cer­ta­mente è molto dif­fi­cile inquadrare il lon­go­b­ar­do in modo rig­oroso poiché ques­ta lin­gua si col­lo­ca a cav­al­lo di due grup­pi etni­ci, quel­lo ger­man­i­co, agli inizi del­la loro occu­pazione ital­iana e quel­lo di anti­ca orig­ine lati­na che, dopo il loro stanzi­a­men­to in Italia, col quale ebbe in segui­to stret­ti con­tat­ti, tan­to che è dif­fi­cile dis­tinguere gli ele­men­ti real­mente lon­go­b­ar­di da quel­li acquisi­ti da altre popo­lazioni.

Non è pos­si­bile chi­ud­ere l’argomento dei Lon­go­b­ar­di sen­za ricor­dare la tom­ba del “casin­do” o “gasin­do” Ansu­al­do del quale fu rin­venu­ta la tom­ba nell’antico cimitero del­la Pieve di San Zeno, già cita­ta nel numero di mag­gio di quest’anno di Gn.

Che un uomo di famiglia di re Agilul­fo (591 – 615)  (che sot­tomise qua­si tut­ta l’Italia) sia sta­to pres­so le numerose “fare” del ter­ri­to­rio lonatese e abbia volu­to avere sepoltura nell’antica Pieve non è poi un fat­to che può stupire.

Egli si rac­co­man­da alle preghiere dei suoi com­pa­tri­oti e il suo sepol­cro fu trova­to nel cimitero dell’antica Pieve lonatese, ded­i­ca­ta anche al suo sec­on­do San­to Pro­tet­tore, San Gio­van­ni Bat­tista, del quale era­no par­ti­co­lar­mente devoti pure i Lon­go­b­ar­di.

Stu­di recen­ti han­no dimostra­to che la data incisa sul­la tom­ba, il 12 aprile 614, non è fal­sa poiché la datazione con rifer­i­men­to all’era cris­tiana fu introdot­ta dal mona­co sci­ita Dioni­gi il Pic­co­lo (496 – 553) vis­su­to per­tan­to almeno un sec­o­lo pri­ma, il quale fis­sò la data di nasci­ta di Gesù il 25 dicem­bre 754 di Roma.

Nel­l’im­mag­ine: Qui lege lon­go­b­ar­da vivere pro­fes­sus fuit. Traduzione: “Il quale dichiara di vivere sec­on­do la legge lon­go­b­ar­da”.

(Lino Luc­chi­ni)

 

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