Si contano ormai sulle dita delle mani i vecchi negozi sopravvissuti agli ipermercati. Le superstiti botteghe, patrimonio culturale retaggio di una civiltà che va scomparendo

I nostri monumenti più rari

04/07/2002 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Lazise

La cit­tà scalig­era del­la riv­iera veronese vive di tur­is­mo e quin­di di com­mer­cio. Oltre ris­toran­ti, alberghi e campeg­gi, moltissi­mi sono negozi. Un pul­lu­lare di bot­teghe per le vec­chie cal­li. Ogni buco al piano ter­ra rac­chi­ude un «occhio» di bot­te­ga. Del resto tur­is­mo vuol dire offer­ta di prodot­ti e servizi. Se un tem­po lon­tano, imme­di­ata­mente dopo la guer­ra mon­di­ale, i negozi era­no pochissi­mi e ser­vivano uni­ca­mente per la comu­nità, oggi sono tan­tis­si­mi per una clien­tela inter­nazionale. Ma quel­li antichi, quel­li che rac­con­tano la sto­ria e le tradizioni, sono oggi rimasti pochissi­mi. La trasfor­mazione sociale, il muta­men­to delle abi­tu­di­ni, ha influito anche sulle bot­teghe. Moltissime han­no chiu­so, altre han­no cam­bi­a­to ges­tione, altre anco­ra han­no vis­to avvi­cen­dar­si al loro inter­no due o tre gen­er­azioni. L’avvento degli iper­me­r­cati nei gran­di poli com­mer­ciali ha dato il colpo di grazia ai pochi rimasti. È rimas­ta anco­ra alla famiglia De Lana la più anti­ca tabac­cheria del cen­tro, nata ai pri­mi del Nove­cen­to. È sem­pre gesti­to dai fratel­li Fer­ri, Euse­bio in tes­ta, il negozio di chincaglieria e arti­coli casal­inghi di via Alberel­lo. È rimas­to in mano alla famiglia Sar­tori il vec­chio negozio che Anni­bale ges­ti­va in via Sco­lari: arti­coli per l’agricoltura e conci­mi, allo­ra, oggi grande fer­ra­men­ta con ogni attrez­zatu­ra, sul­la provin­ciale Verona-Lago. È anco­ra del­la famiglia Resi­dori il sec­on­do «apal­to», ovvero il sale e tabac­chi di via Por­ta San Zeno. Pri­ma in mano al Guer­ra, ora in ges­tione al figlio, da tut­ti conosci­u­to come il Pace. Una sor­ta di bazar quel­lo di cor­so Can­grande, in mano alla famiglia Degani. Nato con i pri­mi elet­trodomes­ti­ci, nell’immediato dopoguer­ra, ora offre un mix di prodot­ti: dal campeg­gio, all’elettricità, al gas. Sono mor­ti i due «scar­poli­ni», Berto Bertasi e Domeni­co Zanoni, ma restano attive le loro bot­teghe, ora affi­date ai figli. Anco­ra del­la famiglia Olivieri, dopo 40 anni, la macel­le­ria di via Por­ta, un tem­po nel­la piaz­za cen­trale: è l’unica super­stite. La fiaschet­te­ria dei fratel­li Seg­na, alla Por­ta del Lion, a sud nel­la cin­ta muraria, si tra­man­da di padre in figlio. Infine, la car­to­le­ria del­la Lib­era, all’angolo fra cor­so Can­grande e via Can­signo­rio. Nonos­tante le molte pri­ma­vere sulle sue spalle, la tito­lare tiene l’uscio sem­pre aper­to, estate e inver­no. Le abbi­amo con­tate sulle dita delle mani. La delle vec­chie bot­teghe, è presto fat­ta. Anche questo è pat­ri­mo­nio cul­tur­ale, e non da poco.

Parole chiave: