Il direttore generale uscente Mauro Borelli traccia il bilancio dei cinque anni trascorsi alla guida dell’azienda di Desenzano. «Salò? Bisogna venderlo»

«I nostri ospedali hannovinto le sfide del futuro»

Di Luca Delpozzo
N.S.

La mag­giore sod­dis­fazione? «Aver rilan­ci­a­to la rete degli ospedali superan­do le stret­toie degli inter­es­si di cam­panile». L’unico rimpianto? «Non aver chiu­so la par­ti­ta sul­la ces­sione del pre­sidio di Salò». Il diret­tore gen­erale Mau­ro Borel­li «pro­muove» a pieni voti l’esperienza al tim­o­ne dell’Azienda ospedaliera di Desenzano.IL GIRO DI VALZER dei man­ag­er san­i­tari deciso dal­la Regione lo porterà a Lec­co, men­tre sul Gar­da appro­da Mara Azzi «che — ammette con un pizzi­co di orgoglio Borel­li -, tro­verà una macchi­na ammin­is­tra­ti­va e san­i­taria effi­ciente ma soprat­tut­to strut­ture all’altezza del­la doman­da di un’utenza pro­fon­da­mente articolata».Già, per­chè da Desen­zano a Maner­bio pas­san­do per Gavar­do, Salò e Leno, l’azienda Garde­sana si tro­va a gestire strut­ture sparse su un ter­ri­to­rio dalle neces­sità, dal­la sto­ria e persi­no dal­la mor­folo­gia pro­fon­da­mente dis­o­mo­ge­nee. «Un lim­ite ogget­ti­vo nel­la ges­tione delle risorse e dei servizi che — osser­va Borel­li -, in questi cinque anni siamo rius­ci­ti a far diventare un val­ore aggiun­to». Come? «Facen­do sis­tema fra i diver­si ospedali, dis­tribuen­do gli inves­ti­men­ti con equi­lib­rio sen­za priv­i­le­gia­re ques­ta o quel­la strut­tura. Le scelte sono state prese del bas­so, ascoltan­do le neces­sità del ter­ri­to­rio — spie­ga il diret­tore gen­erale uscente -: abbi­amo dovu­to tal­vol­ta super­are la dif­fi­den­za degli ammin­is­tra­tori locali ma i risul­tati pos­i­tivi sono sot­to gli occhi di tutti».E FRA QUESTI qual­cuno bril­la di più. «Aver por­ta­to a Desen­zano la riso­nan­za mag­net­i­ca, avviare i lavori del nuo­vo bloc­co oper­a­to­rio ma anche essere rius­ci­ti a resus­citare l’ospedale di Leno con il repar­to di riabil­i­tazione attra­ver­so un’operazione pub­bli­co-pri­va­ta, sono tra­guar­di strate­gi­ci. Ma pen­so che l’impresa più impor­tante sia sta­ta ottenere, dopo decen­ni di ster­ili polemiche, 31,5 mil­ioni d’euro per l’ampliamento di Gavar­do. Era l’unica soluzione sen­sa­ta per la dif­fi­cile situ­azione san­i­taria nell’Alto Gar­da e per la Valsab­bia. Anche chi insegui­va l’utopia di un nuo­vo ospedale a Roè, alla lun­ga si ricred­erà». E poi ci sono i numeri. «Durante il mio manda­to sono sta­ti investi­ti oltre 90 mil­ioni d’euro: 27 per il pre­sidio di Desen­zano, 36,8 per Gavar­do e infine, 26,8 per Maner­bio. Abbi­amo sbloc­ca­to cantieri fer­mi da anni. Quan­do ho vis­i­ta­to per la pri­ma vol­ta il pron­to soc­cor­so di Maner­bio sono rimas­to sbig­ot­ti­to: il per­son­ale oper­a­va in con­dizioni da ter­zo mon­do, eppure rius­ci­va a fron­teggia­re le richi­este di un grande ospedale. In poco tem­po siamo rius­ci­ti a inau­gu­rare il nuo­vo pron­to soc­cor­so: non è sta­to facile ma come in tutte le altre sfide, ho potu­to con­tare su una squadra di col­lab­o­ra­tori di pri­mo liv­el­lo». Infine la spina: l’ospedale di Salò. «Non ci sono alter­na­tive: bisogna vendere l’immobile per finanziare la costruzione di un pre­sidio più mod­er­no» con­clude Borelli.