La natura custode gelosa della Chiesetta

I nostri tesori a San Vito di Cortelline

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Di Redazione
Laura Luciani

Las­ci­a­ta la Garde­sana poco oltre Bar­dolino, si va ver­so Capri­no e, dopo alcu­ni tor­nan­ti, si arri­va sul fal­sopi­ano di Cortelline, dove una strad­i­na lat­erale sul­la destra por­ta alla chiesa e pros­egue nei campi.

Vito, pos­ta su una pic­co­la roc­ca, non è facile da trovare: a mala pena vis­i­bile, è imm­er­sa in una ric­chissi­ma veg­e­tazione di alberi, vigneti ed uliveti, da cui spic­ca il cam­panile roman­i­co. Ora di pro­pri­età di pri­vati, si dice fos­se sta­ta costru­i­ta da un anti­co padre di famiglia per adem­piere a un voto e che la dedicò a San Vito, invo­ca­to fin dal medio­e­vo con­tro il mor­so dei ser­pen­ti.

L’edificio fu real­iz­za­to pri­ma del XII sec. — data di costruzione del cam­panile — come dimostra la pre­sen­za di strut­ture altome­dievali del VII-VIII sec­o­lo.

Ciò che sap­pi­amo per cer­to è che S. Vito sorge sul sito di una vil­la rus­ti­ca. di età romana — pro­va che già sec­oli pri­ma la zona era dedi­ta all’agricoltura — gra­zie agli stu­di di Gian Pietro Bro­gi­o­lo, arche­ol­o­go e pro­fes­sore di Arche­olo­gia Medievale all’ di Pado­va.

Soltan­to dal XV sec. la chiesa viene nom­i­na­ta in doc­u­men­ti, come tes­ta­men­ti e reso­con­ti di vis­ite pas­torali. Dal XVII sec., a più riprese, ven­nero ordi­nati restau­ri per cer­care di preser­var­la dall’abbandono in cui si trova­va: nel 1714 avvenne il rifaci­men­to del coro e del­la fac­cia­ta, e inter­ven­ti di rin­for­zo al fian­co nord.

Alla strut­tura sem­pli­cis­si­ma e sobria del­la chiesa venne addos­sato il cam­panile roman­i­co per­fet­ta­mente con­ser­va­to: si trat­ta di una torre dal para­metro lapi­deo accu­ra­to, a bloc­chi rego­lari, con quat­tro ele­gan­ti bifore sor­rette da colon­nine con capitel­li a stam­pel­la.

L’interno, spoglio e con pavi­men­to di mat­toni, con­ser­va dei fram­men­ti scul­tor­ei prob­a­bil­mente del IX sec.: pic­cole las­tre di recinzione e una las­tra a tim­pano. Vi è poi un taber­na­co­lo reliquiario su cui è incisa un’iscrizione che ricor­da il com­mit­tente, il prete Gerol­do con il fratel­lo Rot­per­to e Gaidiper­to.

Tutte le las­tre sono dec­o­rate con motivi a intrec­cio, tral­ci di vite, uccel­li e pesci. Pres­so l’ingresso sul­la destra è mura­ta un’iscrizione del 1566, che ricor­da un lasc­i­to tes­ta­men­tario.

L’essenzialità sev­era del com­p­lesso architet­ton­i­co si unisce alla natu­ra rigogliosa del pos­to, in un’atmosfera ame­na e silen­ziosa dove il tem­po sem­bra fer­mar­si e lo spir­i­to, in un atti­mo, si rasser­e­na.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 21 April 2020 @ 17:00

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