Videocassetta di 30 minuti prodotta da Gianluigi Miele e Giorgio Vedovelli per il Centro studi per il territorio benacense

I pescatori del Garda si raccontano

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Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Ben 600 ton­nel­late di pesce pescate in un anno per un fat­tura­to com­p­lessi­vo di almeno 7 mil­iar­di. Un giro d’affari più che dis­cre­to real­iz­za­to dai 150 pesca­tori pro­fes­sion­isti che oper­a­no sulle sponde del Gar­da. I dati si evin­cono dal­la video­cas­set­ta «Pesca­tori del Gar­da», real­iz­za­ta da Gian­lui­gi Miele e Gior­gio Vedovel­li per il Cen­tro stu­di per il ter­ri­to­rio bena­cense: 30 minu­ti di immag­i­ni con cui ven­gono illus­trate le tec­niche di pesca usate sul Gar­da attual­mente e ricostru­ite quelle del pas­sato. «Abbi­amo anche doc­u­men­ta­to l’attività delle cor­po­razioni degli antichi orig­i­nari di Gar­da e di Tor­ri, ancor oggi pro­pri­etarie dei dirit­ti di pesca nel­la pescheria di San Vig­ilio», spie­ga Gior­gio Vedovel­li, diret­tore del di Tor­ri del Bena­co e fra i prin­ci­pali stu­diosi delle realtà locali. «La pesca sul Gar­da è una realtà impor­tante dal pun­to di vista eco­nom­i­co, ma fa parte di quel­la micro­econo­mia che tende ad essere sot­to­va­l­u­ta­ta», inter­viene Gian­lui­gi Miele. «I pesca­tori ven­dono i frut­ti del loro lavoro prin­ci­pal­mente a ris­toran­ti e alberghi, cioè a quan­ti oper­a­no nel­la cate­na del tur­is­mo e così man­ten­gono e fan­no soprav­vi­vere la gas­trono­mia tradizionale lega­ta ai prodot­ti itti­ci. È da qualche anno infat­ti che i ris­tora­tori ten­dono a ripro­porre piat­ti del­la cuci­na locale, per lo più basa­ta sul pesce, e la clien­tela risponde con suc­ces­so. Ma il pri­mo anel­lo di ques­ta fil­iera eco­nom­i­ca è cos­ti­tu­ito pro­prio dai pesca­tori». La real­iz­zazione del­la video­cas­set­ta ha richiesto due anni di lavoro. «Mi sono occu­pa­to prin­ci­pal­mente del­la ricer­ca stor­i­ca, men­tre Miele ha cura­to la real­iz­zazione dell’audiovisivo e dei testi», spie­ga anco­ra Vedovel­li. «È sta­ta un’indagine a tap­peto che si è svol­ta in tut­to il lago, province di Bres­cia e Tren­to incluse, anche se ovvi­a­mente abbi­amo priv­i­le­gia­to le realtà locali, cioè i comu­ni di Peschiera, Gar­da, Tor­ri e quel­li dell’alto lago veronese». «Abbi­amo ripreso fedel­mente le tec­niche di pesca con le reti al largo, che si svol­go­no tut­to­ra», riprende il filo Miele, «men­tre altre, cadute ormai in dis­u­so, le abbi­amo fil­mate dopo aver­le ricostru­ite con l’aiuto dei pesca­tori stes­si, che han­no col­lab­o­ra­to volen­tieri con noi». È il caso, ad esem­pio, del­la pesca con le tele per cat­turare i banchi di agole in fre­ga, cioè in ripro­duzione, vici­no a riva. «Sono modi di pescare scom­par­si per­ché sono cam­bi­ate le abi­tu­di­ni ses­su­ali dei pesci. Una vol­ta le alborelle deponevano le uova vici­no alla riva. Il ter­mine fre­ga deri­va pro­prio dall’abitudine delle fem­mine di sfre­gare il ven­tre con­tro i sas­si per favorire la fuo­rius­ci­ta delle uova. I pesca­tori cat­tura­vano i pesci appe­na nati, ma adesso le agole van­no a ripro­dur­si lon­tano dal­la riva, sulle alghe, e a 50 metri di pro­fon­dità, e questo ha seg­na­to la fine di un cer­to tipo di pesca». Ma non sono solo le abi­tu­di­ni dei pesci ad essere cam­bi­ate. «Il Gar­da è sogget­to ad una cer­ta ciclic­ità e alcune specie, in un cer­to peri­o­do, sono qua­si sparite. Di car­pi­oni e lavarel­li 15 anni fa non se ne trova­vano qua­si più. Ora sono ricom­par­si gra­zie anche all’opera di ripopo­la­men­to del set­tore pesca del­la Provin­cia di Verona, che ogni anno sem­i­na mil­ioni di avan­not­ti», spie­ga Miele. Tan­to che pro­prio i lavarel­li cos­ti­tu­is­cono il 45 per cen­to del pesca­to, men­tre è in dimin­u­azione l’alosa, ovvero l’agone, che rimane comunque al sec­on­do pos­to. I pesca­tori for­niscono però in media anche 25 ton­nel­late di alborelle, tre ton­nel­late di pesce per­si­co, due di anguille, tre o quat­tro ton­nel­late di , tre di luc­cio e una di trote. «Il pesce è uno degli ele­men­ti cos­ti­tu­tivi del­la cul­tura mate­ri­ale del­la zona, cioè delle con­dizioni con­crete di vita del­la gente del luo­go. Se sparisse il pesce ci sarebbe una riper­cus­sione molto forte sull’economia locale, sarebbe come se improvvisa­mente non ci fos­se più l’olio, un altro di quei prodot­ti che carat­ter­iz­zano la realtà bena­cense», pre­cisa Vedovel­li, che con­clude: «La nos­tra inten­zione sarebbe quel­la di pub­bli­care la video­cas­set­ta anche in inglese e tedesco per far conoscere anche agli stranieri gli aspet­ti meno conosciu­ti del lago. Per questo abbi­amo chiesto un finanzi­a­men­to alla Cam­era di com­mer­cio di Verona e sti­amo aspet­tan­do una rispos­ta. Intan­to sti­amo pub­bli­ciz­zan­do il doc­u­men­tario fra i verone­si, i gio­vani soprat­tut­to, che di ques­ta realtà conoscono ben poco». A breve il video sarà mes­so in ven­di­ta nelle car­toli­brerie dei pae­si del Gar­da, ma per ora chi è inter­es­sato può richiederne una copia al Cen­tro stu­di per il ter­ri­to­rio bena­cense di Tor­ri del Benaco.

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