Gli oltre 500 appassionati di questo sistema di pesca hanno creato la federazione

I pescatori uniscono le forze per rilanciare la tirlindana

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Per cat­turare la tro­ta, il luc­cio o il si usa la tir­lin­dana, in dialet­to «din­dana»: un lun­go filo di lino o di cotone, da 20 a 100 metri, con piom­bi grad­uati per l’af­fon­da­men­to, che deve risultare più o meno diag­o­nale. Dal filo si stac­cano tre o quat­tro ram­i­fi­cazioni, lunghe cinque-dieci metri di bava (seta). All’estrem­ità di ognuna è assi­cu­ra­ta l’esca: viva, mor­ta o fin­ta. Quan­do la pre­da abboc­ca, viene rimorchi­a­ta in bar­ca. Il sis­tema di pesca, introdot­to nel 1850, scon­volse i meto­di tradizion­ali, imper­niati su gran­di reti a strasci­co. Fu uno stuc­ca­tore che lavo­ra­va dal con­te Alber­ti­ni, un cer­to Ercole, sopran­nom­i­na­to «Comasc» (proveni­va dal lago di Como), a portare una lun­ga lenza, avvol­ta su un telaio di leg­no. La provò nel­la zona tra S.Vigilio e Lazise, assieme a un ami­co, Simone Malfer. «I risul­tati furono sbalordi­tivi — ricor­da lo stori­co Gior­gio Vedovel­li -. I curiosi sul molo stra­buz­zarono gli occhi, veden­do il gran numero di trote cat­turate. Il Comasc venne… assal­i­to: tut­ti vol­e­vano conoscere il suo seg­re­to. Pres­sato da con­tin­ue richi­este, fu costret­to a vendere qualche esem­plare di din­dana, dan­do così inizio al suc­ces­so strepi­toso che ques­ta conobbe nel vol­gere di pochissi­mo tem­po». A dis­tan­za di 150 anni, questo sis­tema è anco­ra molto usato. Sul lago esistono più di 500 per­sone che lo prat­i­cano. E che, per con­tare mag­gior­mente e non essere esclusi dal­la deci­sioni impor­tan­ti, han­no cre­ato la Fed­er­azione tir­lin­dane del Gar­da (Ftg). Pres­i­dente il veronese Bruno Bologna, in rap­p­re­sen­tan­za del grup­po di Pai; vice Gino Bat­tisti, trenti­no, e Gian­fran­co Com­pagnoni, di Desen­zano. Gli altri com­po­nen­ti del diret­ti­vo: Ita­lo Meneghel­li di Riva e Adeli­no Lom­bar­di di Mal­ce­sine. Seg­re­tario: Mau­ro Avi­go di Cal­ci­natel­lo. Revi­sore dei con­ti: Gio­van­ni Menoni di Toscolano Mader­no. L’at­to cos­ti­tu­ti­vo è sta­to redat­to dopo una serie di incon­tri pres­so la , a Gar­done Riv­iera. Pre­sen­ti tut­ti i club del lago, che han­no 550 iscrit­ti: il Bar­dolino, guida­to da Pier­lui­gi Per­on (e mail: lucianorossetti@tin.it), il Mal­ce­sine con Adeli­no Lom­bar­di (sovi@libero.it), il Gar­da con Anto­nio Pasot­ti (info@hcampagnola.it), il Pai con Bologna (maurizio.pai@yahoo.it), il Bas­so Gar­da di Desen­zano con Luciano Leali (klmonz@credit.it), lo Spin­ning di Toscolano Mader­no con Flavio Gal­biati (silvia.menoni@libero.it) e la riv­iera trenti­na con Adol­fo Peliz­zari (tirlindana@supereva.it). Le asso­ci­azioni appe­na citate han­no sem­pre tira­to avan­ti da sole. Adesso si sono unite con l’o­bi­et­ti­vo di pro­muo­vere, dif­fondere, coor­dinare e dis­ci­pli­nare la prat­i­ca del­la pesca sporti­va dilet­tan­tis­ti­ca da natante, con par­ti­co­lare rifer­i­men­to alla tir­lin­dana, un nome che richia­ma il suono del cam­pan­el­lo fis­sato all’as­tic­ci­o­la del­la can­na flessibile (col suo oscil­lare, avverte del­l’ab­boc­care del pesce); orga­niz­zare nuove man­i­fes­tazioni; pro­muo­vere e incor­ag­gia­re la sorveg­lian­za e la tutela delle acque del lago, sal­va­guardan­done il pat­ri­mo­nio itti­co attra­ver­so il ripopo­la­men­to; far conoscere e rispettare le tradizioni locali. La neona­ta Fed­er­azione col­la­bor­erà con gli enti pub­bli­ci inter­es­sati o pre­posti al con­trol­lo delle acque e potrà effet­tuare rac­colte di fon­di in con­comi­tan­za di cel­e­brazioni, ricor­ren­ze o cam­pagne di sen­si­bi­liz­zazione. «Vor­rem­mo entrare nel­la con­sul­ta, isti­tui­ta in Provin­cia, che sta­bilisce le regole e sti­la il cal­en­dario — dice Com­pagnoni -. Sen­za dimen­ti­care il dis­cor­so delle sem­i­ne e del­l’in­cu­ba­toio di Peschiera». «Agli inizi del sec­o­lo — spie­ga Vedovel­li -, la tir­lin­dana ha avu­to un’im­por­tan­za riv­o­luzionar­ia. Liberò infat­ti i pesca­tori dal­l’asservi­men­to ai mer­can­ti. Cos­toro for­ni­vano le reti e, tal­vol­ta, anche le barche, a con­dizioni svan­tag­giose, incettan­do le cat­ture paese per paese. Il cos­to ridot­to del­la din­dana per­mise alla mag­gio­ran­za del­la popo­lazione di con­durre in pro­prio un’e­sisten­za dig­ni­tosa». A par­tire dagli anni Trenta fecero la loro com­parsa i volan­ti­ni, reti abban­do­nate alla cor­rente in file lunghe fino a 1.184 metri, micidi­ali per core­go­ni e car­pi­oni. Era­no di cotone, fecero il loro debut­to a Gargnano (li chia­ma­vano «antane») e, un poco alla vol­ta, sos­ti­tuirono la tir­lin­dana, rimas­ta l’at­trez­zo dei pesca­tori dilet­tan­ti. Che, adesso, in un sus­sul­to d’or­goglio, han­no deciso di unir­si sot­to lo stes­so tet­to e di creare una Federazione.

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