Non solo Groppello e Chiaretto: sulla riviera bresciana del Garda cresce la produzione di passiti e bollicine di alta qualità

I PROFUMI DEL NATALE NELLE CANTINE DEL GARDA CLASSICO

06/12/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

E’ una Doc conosci­u­ta preva­len­te­mente per i suoi rossi fini ed ele­gan­ti, per i suoi bianchi rari e sor­pren­den­ti, per un’esclu­si­va eno­log­i­ca come il : ma da molti anni ormai la pro­duzione vini­co­la delle can­tine del Gar­da Clas­si­co ha imboc­ca­to la stra­da di una vin­cente diver­si­fi­cazione, con l’o­bi­et­ti­vo di offrire un assor­ti­men­to sem­pre più com­ple­to sen­za nat­u­ral­mente tradire le pre­rog­a­tive e le pecu­liar­ità del ter­ri­to­rio. Da qui la cresci­ta, fat­tasi ulti­ma­mente sem­pre più con­sis­tente, del­l’of­fer­ta di tipolo­gie come i vini da dessert e le bol­licine di alta qual­ità: tipolo­gie che pesano ormai qua­si il 10% su una pro­duzione glob­ale di 2,5 mil­ioni di bot­tiglie, e che vivono un momen­to par­ti­co­lar­mente vivace pro­prio in questo peri­o­do del­l’an­no, quan­do si com­in­ciano a pre­gustare pro­fu­mi e sapori del ed il mer­ca­to priv­i­le­gia anche a tavola prodot­ti in lin­ea con la “voglia di fes­ta”. Un mer­ca­to sul quale il Gar­da Clas­si­co com­pete, tan­to per com­in­cia­re, con spuman­ti di indub­bia qual­ità: la spuman­tiz­zazione sul Gar­da è sta­ta sper­i­men­ta­ta del resto già a par­tire dai pri­mi anni ’70, e la Doc “Gar­da” (che è un po’ il grande con­teni­tore del­la sot­to­zona Gar­da Clas­si­co) prevede la pos­si­bil­ità di pro­duzione di vini a rifer­men­tazione nat­u­rale sia in auto­clave (meto­do Char­mat) che in bot­tiglia (il più pres­ti­gioso Meto­do Clas­si­co). Sono numerose quin­di le aziende del­la zona che han­no sfrut­ta­to ques­ta oppor­tu­nità per arric­chire la pro­pria pro­duzione con spuman­ti di qual­ità sem­pre più ele­va­ta e sor­pren­dente: al Gar­da Doc Spumante, prodot­to con una mis­cel­lanea di vit­ig­ni bianchi, si accos­ta sem­pre più fre­quente­mente la tipolo­gia “meto­do clas­si­co” prodot­ta uni­ca­mente da uve Chardon­nay, e molti sono anche i “brut” pro­posti uni­ca­mente come spe­cial­ità azien­dali non Doc ma di ele­vatis­si­mo pro­fi­lo, che spes­so si pro­pon­gono sul mer­ca­to dopo per­ma­nen­ze sui lievi­ti che in talu­ni casi pos­sono arrivare anche a 36 mesi, o in vari­anti milles­i­mate di affi­na­men­to medio-lun­go. Il rap­por­to qualità/prezzo, rispet­to alle tipolo­gie prove­ni­en­ti da aree più vocate e bla­sonate, è ovvi­a­mente van­tag­gio­sis­si­mo: e questi spuman­ti, ide­ali come aper­i­tivi o come vini da ricor­ren­za, non han­no spes­so prob­le­mi a sostenere un intero pas­to, specie lad­dove la pref­eren­za va a pietanze poco strut­turate e a base di pesce.Brindare garde­sano al Natale e al nuo­vo anno è quin­di un’al­ter­na­ti­va pos­si­bile e sen­z’al­tro da sper­i­menta­re: ma con panet­tone, pan­doro o con il clas­si­co bossolà bres­ciano la scelta deve nec­es­sari­a­mente cadere su un da dessert. Ed anche qui il Gar­da Clas­si­co non fa man­care nul­la a con­suma­tori e gour­mand. Innanz­i­tut­to sono ormai davvero numerose le aziende agri­cole che han­no com­ple­ta­to la gam­ma con “vendem­mie tar­dive”, vini da dessert e med­i­tazione e pas­si­ti preva­len­te­mente a base di uve Ries­ling (Renano ed Ital­i­co, il vit­ig­no bian­co più tipi­co del­la zona), Chardon­nay e Treb­biano di Lugana. Non man­cano demi-sec friz­zan­ti da tor­ta, ma la chic­ca è sicu­ra­mente il San Mar­ti­no del­la Battaglia Liquoroso Doc, prodot­to esclu­si­va­mente da uve Tocai sul­la pic­co­la Doc (65 ettari) di San Mar­ti­no Del­la Battaglia, recen­te­mente con­flui­ta nel Con­sorzio Gar­da Clas­si­co Doc. Il San Mar­ti­no del­la Battaglia Liquoroso Doc, prodot­to attual­mente da due sole aziende in tira­ture lim­i­tatis­sime, è un vino di grande carat­tere e di provate radi­ci storiche: si ottiene aggiun­gen­do alcool al mosto nat­u­rale prove­niente da uve con gradazione min­i­ma di 12°, e dopo un affi­na­men­to in leg­no non infe­ri­ore ai sei mesi. Il gra­do alcol­i­co com­p­lessi­vo min­i­mo è di 15°: è splen­di­do con dol­ci sec­chi, con for­mag­gi erbori­nati e pic­can­ti, ma anche come vino da con­ver­sazione “sot­to l’albero”.

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