Una calata di 60 metri fino alla Madonna della Corona

I quattro preti volanti scendono sul santuario

15/11/2002 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Caprino Veronese

Quat­tro sac­er­doti indos­sano l’imbrago da spele­olo­gi e, con un volo di ses­san­ta metri, scen­dono con le corde sul piaz­za­le del San­tu­ario del­la Madon­na del­la Coro­na. È suc­ces­so, ed era la pri­ma vol­ta, in occa­sione del­la chiusura dell’anno sociale del Gal (Grup­po alti Lessi­ni), di cui è pres­i­dente di nuo­va nom­i­na Andrea Prodo­mi, un sodal­izio che, oltre a spele­olo­gia, prat­i­ca tor­ren­tismo, alpin­is­mo, escur­sion­is­mo. Un’esperienza tut­ta nuo­va per don Daniele Got­toli e ripetu­ta don Giuseppe Brunet­to, don Francesco Graz­ian e don Gio­van­ni Birtele, che ave­va lan­ci­a­to l’idea anco­ra 17 anni fa quan­do era par­ro­co a Fos­se di Sant’Anna. Le oper­azioni di ancor­ag­gio delle corde nel pic­co­lo rus­ti­co recen­te­mente restau­ra­to, al cui inter­no è anco­ra con­serv­to un ingeg­noso argano in leg­no con gran­di ruote den­tate per mez­zo del quale per sec­oli, in man­can­za di altre vie di acces­so (la gal­le­ria fu aper­ta nel 1922), ven­nero calati uomi­ni e mate­ri­ali per costru­ire una pic­co­la chiesa fra le roc­ce sot­to Spi­azzi dove, sec­on­do la tradizione, era mira­colosa­mente apparsa la stat­ua del­la Madon­na spari­ta da Rodi (Gre­cia) nel 1522, le oper­azioni di ancor­ag­gio, dice­va­mo, era­no iniziate già nel pri­mo mat­ti­no, favorite da uno splen­di­do sole che met­te­va in risalto i col­ori autun­nali e le anse lucen­ti dell’Adige. A calar­si giù, con le corde appa­iate, sono sta­ti oltre una trenti­na di ragazzi e ragazze, alcu­ni alla loro pri­ma emozio­nante avven­tu­ra, ma anche padri di famiglia con notev­ole espe­rien­za alle spalle. Molti proveni­vano dal­la Lessinia, un buon numero da Mon­tec­chia di Crosara, ma vi era­no anche rap­p­re­sen­tanze di Man­to­va e di Rovere­to. E fra di loro anche quat­tro sac­er­doti. Don Gio­van­ni Birtele, ora par­ro­co di Roverè, che fu il pro­mo­tore e il sosten­i­tore dell’iniziativa par­ti­ta qua­si per scher­zo nel 1985, quan­do era par­ro­co da un anno a Fos­se (Sant’Anna d’Alfaedo). Una inizia­ti­va con­sol­i­datasi nel tem­po sino a diventare tradizione. Assente da una deci­na d’anni (era anda­to mis­sion­ario nell’America Lati­na), don Gio­van­ni è ritor­na­to con l’entusiasmo di sem­pre a calar­si giù dalle roc­ce a stra­pi­om­bo con un po’ di appren­sione per la man­can­za di allena­men­to. Ma tut­to è anda­to bene. Per don Giuseppe Brunet­to, dell’Unità pas­torale del­la Lessinia Occi­den­tale, era un’esperienza che si ripete da qualche anno, come per don Francesco Graz­ian vice ret­tore del Sem­i­nario. Non così per don Daniele Got­toli, suo omol­o­go, che è sce­so per la pri­ma vol­ta provan­do sen­sazioni nuove. Al ter­mine delle spet­ta­co­lari discese, è sta­ta con­cel­e­bra­ta la mes­sa di ringrazi­a­men­to e di suf­fra­gio per gli scom­par­si. È toc­ca­to a don Francesco tenere l’omelia nel­la quale ha, fra l’altro, sot­to­lin­eato come l’attività spele­o­log­i­ca ven­ga dal deside­rio di rimanere a con­tat­to con la Natu­ra che ci richia­ma alla pre­sen­za ed alla bellez­za di Dio. «Come quan­do si scende ci si affi­da alla cor­da, così ci si affi­da a Dio per pro­cedere più sicuri nel­la vita». Ai pel­le­gri­ni del tut­to spe­ciali ha riv­olto un salu­to ed un augu­rio il ret­tore del San­tu­ario, don Giuseppe Cac­cia­tori, che fin da subito ha dimostra­to disponi­bil­ità ed inter­esse per questo stra­or­di­nario avven­i­men­to, ha riv­olto un salu­to ed un augu­rio per l’attività che essi svolgono.

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